Usa 2020, Trump fa causa a Pennsylvania. Barr: sì indagini su accuse di frode elettorale

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Parte la controffensiva del presidente uscente contro la vittoria di Biden. Il tycoon continua a parlare di frode e accusa la Pennsylvania: il sistema di conteggio dei voti per posta sarebbe stato meno rigoroso di quello dei voti in persona, un "doppio standard" che rappresenta una "violazione costituzionale". Il ministro della Giustizia scrive ai procuratori federali: possono essere avviate indagini “se ci sono accuse di irregolarità chiare e apparentemente credibili”

È partita la controffensiva di Donald Trump contro la vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti (LO SPECIALE). Ventilando anche la sua ricandidatura nel 2024, il tycoon continua a parlare di frode e a contestare il conteggio dei voti. In particolare in Pennsylvania, lo Stato che ha dato la vittoria al democratico. E mentre nel corso di una conferenza stampa la portavoce della Casa Bianca Kayleigh McEnany ha ribadito che “le elezioni non sono finite”, cominciano a cadere le prime teste di un lungo elenco di alti funzionari ritenuti infedeli e accusati di aver tradito Trump. Il primo a essere rimosso è stato il capo del Pentagono Mark Esper, ma i prossimi potrebbero essere i vertici della Cia e dell'Fbi. Intanto, il ministro della Giustizia William Barr ha autorizzato a indagare su "accuse rilevanti " di frode elettorale prima che gli Stati certifichino i risultati nelle prossime settimane.

Barr ha autorizzato indagini su accuse di frode elettorale

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Le indagine del Dipartimento di Giustizia, ha spiegato Barr, possono essere avviate “se ci sono accuse di irregolarità chiare e apparentemente credibili. Irregolarità che, se riscontrate realmente, potrebbero potenzialmente impattare sul risultato elettorale di un singolo Stato”. Barr ha sottolineato che la sua mossa non significa che il Dipartimento di Giustizia abbia in mano prove a sostegno della tesi di Trump, ma ha liberato i pubblici ministeri dalle precedenti restrizioni su indagini di questo tipo. “Dato che il voto è ormai concluso, vi autorizzo a portare avanti indagini su casi di irregolarità nel voto e nel conteggio dei voti prima della certificazione delle elezioni nelle vostre giurisdizioni", ha scritto Barr in una lettera ai procuratori federali. Le indagini sulle frodi di voto sono normalmente di competenza dei singoli Stati, che stabiliscono e controllano le proprie regole elettorali. La politica del Dipartimento di Giustizia è stata quella di evitare qualsiasi coinvolgimento federale fino a quando i conteggi dei voti non saranno certificati e i riconteggi completati. Ma Barr ha detto ai procuratori che, "trattandosi di pratiche che non sono mai veloci", se trovano qualcosa che potrebbe invertire i risultati delle elezioni devono aprire un'indagine. Dopo la decisione di Barr, per protesta si è dimesso Richard Pilger, il principale procuratore del Dipartimento di Giustizia per i crimini elettorali negli Stati Uniti.

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L'ordine di Barr è arrivato mentre Trump combatte per invertire le vittorie limitate del rivale democratico in diversi Stati chiave (Pennsylvania, Nevada, Georgia e Arizona). Vittorie che danno a Biden abbastanza voti elettorali per vincere le elezioni presidenziali complessive. La campagna di Trump e il partito repubblicano hanno intentato o minacciato azioni legali in diversi Stati, sperando di cambiare il risultato con squalifiche e riconteggi. In particolare, la campagna di Trump ha fatto causa al segretario di Stato della Pennsylvania, Kathy Boockvar, con l'accusa che il sistema di conteggio dei voti per posta è stato meno rigoroso di quello dei voti in persona. Un "doppio standard" che rappresenta una "violazione costituzionale". L'accusa di violazione della Costituzione lascia presagire l'intenzione della campagna di Trump di arrivare in fondo alla questione fino a portare il caso davanti alla Corte Suprema. Nonostante la maggioranza dei giudici costituzionali sia di estrazione conservatrice gli esperti tendono però a ritenere fortemente improbabile la corte possa rovesciare il risultato delle elezioni. Trump ha contestato il voto in Pennsylvania anche via Twitter. "Ci hanno impedito di osservare il conteggio dei voti. Impensabile e illegale in questo Paese", ha scritto il presidente uscente, definendo il Nevada - un altro Stato in cui va avanti lo spoglio - "una fogna piena di voti falsi”.

“Le elezioni non sono finite”

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Intanto, la portavoce della Casa Bianca Kayleigh McEnany continua a ripetere che “le elezioni non sono finite". "Queste elezioni – ha ripetuto in una conferenza stampa – sono ben lontane dall'essere finite e al contrario dei nostri avversari noi non abbiamo niente da nascondere". McEnany ha ripetuto l'accusa di voti illegali, ma senza fornire alcuna prova. Alcuni media statunitensi, poi, rivelano che un avvertimento sarebbe arrivato agli alti funzionari dell’amministrazione Trump: le elezioni non sono finite e chi abbandona la barca ora rischia il posto di lavoro e il suo futuro professionale, sarebbe il senso. Nel frattempo, cadono le prime teste di alti funzionari ritenuti infedeli. Dopo il siluramento del segretario alla difesa Mark Esper, dovrebbe toccare alla direttrice della Cia Gina Haspel e al direttore dell'Fbi Cristopher Wray. "Il brusco licenziamento del segretario alla difesa Esper è una prova inquietante di come il presidente Trump intende usare gli ultimi giorni del suo incarico, seminando caos nella nostra democrazia e nel mondo", ha attaccato la speaker della Camera Nancy Pelosi, sottolineando come "in questo momento sia un imperativo assoluto una transizione presidenziale caratterizzata da continuità e stabilità".

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L’ira di Trump, comunque, si è abbattuta anche sulla casa farmaceutica Pfizer e sulla Federal Drug Administration, l'ente regolatore dell'utilizzo dei farmaci. Riferendosi all'emergenza coronavirus, ha twittato: “Come dico da molto tempo, Pfizer e gli altri hanno finito per annunciare il vaccino solo dopo le elezioni, perché prima non avevano il coraggio di farlo". “Allo stesso modo, la Fda avrebbe dovuto annunciarlo prima, non per scopi politici, ma per salvare vite umane", ha aggiunto il presidente uscente. E ancora: "La Fda e i Democratici non volevano che ottenessi il vaccino della vittoria prima delle elezioni, così invece è uscito cinque giorni dopo". "Se Joe Biden fosse stato presidente, non avreste avuto un vaccino per altri quattro anni, né la Fda lo avrebbe approvato così rapidamente. La burocrazia avrebbe distrutto milioni di vite", ha concluso.

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