Usa, l’attacco di Bolton: Trump avrebbe chiesto aiuto alla Cina per le elezioni

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L'accusa è contenuta nelle memorie dell'ex segretario della Sicurezza nazionale John Bolton. Un libro che il presidente sta cercando di bloccare in tutti i modi

Un’altra grana per il presidente americano Donald Trump, già alle prese con le proteste del movimento Black Lives Matter in tutto il Paese e con l’emergenza coronavirus (SEGUI IL LIVE). Secondo quanto emerge dalle prime indiscrezioni sul memoriale dell’ex segretario della sicurezza nazionale John Bolton, il presidente americano avrebbe cercato l’appoggio della Cina per vincere le prossime elezioni di novembre. Una rivelazione clamorosa anche alla luce di quelli che all’apparenza erano rapporti tutt’altro che amichevoli tra l’amministrazione Trump e il governo di Xi Jinping, tra accuse sull’emergenza Covid e minacce di sanzioni per la repressione delle proteste a Hong Kong.

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“The room where it happened” è il libro in cui Bolton racconta i suoi 17 mesi alla Casa Bianca. L’uscita è prevista per il 23 giugno ma l’amministrazione Trump ha cercato di impedirne la pubblicazione in vari modi. L’ultimo di questi è una causa intentata dal governo americano all’ex consigliere perché fermi l’uscita del libro. Nel suo memoir, Bolton afferma anche che l'inchiesta di impeachment contro Trump avrebbe dovuto essere più ampia, non limitandosi solo alle pressioni sull'Ucraina ma allargandosi ai presunti tentativi di bloccare indagini criminali "per fare favori personali ai dittatori che gli piacevano", citando casi di grandi aziende cinesi e turche.

Un presidente ignorante in geopolitica

Ma sono tante le dichiarazioni imbarazzanti che riguardano il presidente e sono presenti nel libro di Bolton. Per esempio, tra le pagine, si racconta di un Trump che non sapeva che la Gran Bretagna è una potenza nucleare, che chiese se la Finlandia fa parte della Russia e che arrivò al ritiro dalla Nato più vicino di quello che si sa. L'ex consigliere per la sicurezza nazionale racconta poi che anche alcuni consiglieri molti vicini al tycoon lo deridevano alle sue spalle: ad esempio, durante l'incontro del 2018 con il leader nordcoreano, Mike Pompeo gli passò una nota che screditava il presidente. I briefing dell'intelligence erano poi una perdita di tempo "perché molto del tempo era speso ad ascoltare Trump piuttosto che il contrario". Al tycoon piaceva inoltre mettere i membri del suo staff uno contro l'altro, come quando raccontò a Bolton che l'ex segretario di Stato Rex Tillerson si riferì una volta all'allora ambasciatrice Usa all'Onu Nikki Haley con una oscenità sessista. 

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Bolton. "Abbiamo appreso dall'ex consigliere per la sicurezza nazionale che il presidente Trump ha svenduto il popolo americano per proteggere il suo futuro politico. Se i resoconti sono veri, non è solo moralmente ripugnante, è una violazione da parte di Donald Trump del sacro dovere verso il popolo americano di proteggere gli interessi americani e difendere i nostri valori", ha affermato il candidato dem alla Casa Bianca.

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