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Bolivia, il presidente Evo Morales si dimette: "Ho l'obbligo di operare per la pace"

4' di lettura

La decisione dopo settimane di proteste. Le Forze Armate avevano chiesto il passo indietro. Il presidente ha assicurato che "in futuro" risiederà "nella zona di Cochabamba". Il leader del movimento dei comitati civici: "Esiste un ordine di cattura". La polizia nega

Il presidente boliviano, Evo Morales, ha annunciato le proprie dimissioni. Dopo settimane di crescenti proteste che denunciavano brogli e contestavano i risultati delle presidenziali del 20 ottobre, il presidente ha annunciato nuove elezioni, poi, pressato dall'esercito, ha fatto il passo indietro. "Voglio dirvelo, la lotta non finisce qui. Gli umili, i poveri, i settori sociali continueranno questa lotta per l'uguaglianza e la pace. E' importante dire alla gente che è mio dovere come Presidente cercare questa pacificazione" ha dichiarato Morales in un video. "Spero che (Carlos) Mesa e (Luis Fernando) Camacho abbiano capito il mio messaggio. Non maltrattare sorelle e fratelli. Non ingannare con le bugie e usare la gente", ha aggiunto. Poco prima dell'annuncio delle dimissioni le forze armate lo avevano invitato a fare un passo indietro (FESTEGGIAMENTI IN PIAZZA DOPO LE DIMISSIONI).

Morales: resterò in zona Cochabamba

Per alcune ore si era diffusa la voce che Morales avesse lasciato il Paese a bordo di un aereo. Invece poi è emerso che l'aereo presidenziale sul quale è stato visto imbarcarsi da La Paz lo ha condotto nella città di Chimorè. Morales ha assicurato che "in futuro" risiederà "nella zona tropicale di Cochabamba", dove iniziò la sua carriera politica, mettendo fine così ad una serie di congetture sulla sua possibile fuga. In una intervista con la tv statale Bolivia Tv, Morales ha sottolineato: "Non ho ragioni per scappare", dato che "non ho rubato nulla. Il mio peccato è essere indigeno, dirigente sindacale, 'cocalero'". "Essere indigeno, antimperialista e di sinistra - ha infine detto - è il nostro peccato”.

Camacho: “C'è ordine di cattura per Morales”

Intanto però Luis Fernando Camacho, leader indiscusso del movimento dei comitati civici che ha portato alle dimissioni di Evo Morales, ha sostenuto che "è confermato! Esiste un ordine di cattura per Evo Morales!". Via twitter, Camacho, presidente del “Comité pro Santa Cruz”, ha aggiunto che "la polizia ed i militari lo stanno cercando nel Chapare, luogo dove si è nascosto". "I militari - ha infine detto - gli hanno tolto l'aereo presidenziale e lui è nascosto nel Chapare, e lo cercano”. La polizia ha però negato l'esistenza di un mandato di cattura per Morales.

Dall'annuncio di nuove elezioni alle dimissioni 

Evo Morales ha ceduto nella giornata di domenica 10 novembre. Quello che sembrava uno dei capi di Stato di maggiore successo in America Latina, ha visto il potere sfuggirgli dalle mani in pochi giorni, per una crescente pressione dell'opposizione interna, formata da partiti tradizionali e comitati civici radicati nelle città da sempre a lui ostili, a cui si sono uniti alla fine anche settori operanti nell'area privata di agricoltura e miniere.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata quando alle grida dell'opposizione si sono associati anche i vertici delle forze armate e della polizia che ieri - dopo che Morales aveva annunciato nuove elezioni sulla scia delle massicce contestazioni seguite alla sua vittoria alle presidenziali del 20 ottobre - gli hanno chiesto di abbandonare l'incarico "per il bene del Paese". Poco dopo, mentre rimbalzavano notizie, poi smentite, che lo davano a bordo di un volo diretto in Argentina, Morales è apparso a sorpresa in un video registrato in un luogo sconosciuto insieme al suo vice, Alvaro Garcia Linera e si sono dimessi entrambi. Sulla Bolivia era intervenuto oggi anche Papa Francesco che aveva invitato a pregare per "l'amata Bolivia", chiedendo che il processo di revisione dei risultati delle presidenziali avesse luogo "in pace" e senza precondizioni. 

Le altre dimissioni e le proteste

In precedenza si erano dimessi il presidente della Camera, Victor Borda, e i ministro delle Miniere, Cesar Navarro e degli Idrocarburi, Luis Alberto Sanchez. Manifestanti inferociti avevano attaccato la casa di Borda, bruciato quella di Navarro, come anche l'abitazione di una sorella di Morales e quelle e di due governatori. Dal 2017 parte dei boliviani sono in rotta con il primo presidente indigeno, accusato di autoritarismo e di corruzione, oltre ad avere ottenuto il via libera alla sua quarta candidatura, in barba al referendum popolare a lui contrario. Tre settimane fa il presidente è stato rieletto per il quarto mandato consecutivo, fino al 2025, superando il centrista Carlos Mesa di oltre 10 punti, risultato subito contestato dall'opposizione.  

Data ultima modifica 11 novembre 2019 ore 14:30

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