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La Corte Europea dei diritti umani condanna Italia per emissioni Ilva

2' di lettura

I giudici di Strasburgo hanno stabilito che il persistente inquinamento ha messo in pericolo la salute della popolazione: “Le autorità nazionali non hanno preso tutte le misure necessarie per proteggere efficacemente il diritto al rispetto della vita privata"

La Corte europea dei diritti dell’uomo, con sede a Strasburgo, ha accolto il ricorso di alcuni cittadini di Taranto stabilendo "che il persistente inquinamento causato dalle emissioni dell'Ilva ha messo in pericolo la salute dell'intera popolazione, che vive nell'area a rischio". Inoltre indica che "le autorità nazionali non hanno preso tutte le misure necessarie per proteggere efficacemente il diritto al rispetto della vita privata dei ricorrenti" (LA STORIA DELL'ILVA). La Corte specifica anche che le misure per assicurare la protezione della salute e dell'ambiente devono essere messe in atto il più rapidamente possibile.

Le tappe della storia dell'Ilva

Il colosso siderurgico dell'acciaio più grande d'Europa è stato creato nel quartiere Tamburi della città pugliese nel 1961. Originariamente di proprietà pubblica, nel 1995 è stato acquistato dal gruppo Riva. Nel 2012, dopo che sono emersi i primi problemi legati all'inquinamento, la magistratura tarantina ha disposto il sequestro dell’acciaieria per gravi violazioni ambientali. Da allora è iniziata una fase di commissariamenti che si è conclusa l'1 novembre 2018 con la conferma dell'acquisto da parte del gruppo ArcelorMittal.

Data ultima modifica 24 gennaio 2019 ore 12:13

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