Intervenendo alla Farnesina, il ministro ha rivendicato il lavoro sui rimpatri mentre la crisi in Iran continua a pesare sul quadro regionale. Ha avvertito che le tensioni nello Stretto di Hormuz minacciano la stabilità dei mercati e l'economia globale. Ha inoltre invitato l'Unione Europea a muoversi in modo compatto per sostenere la pace
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha reso noto che sono stati rimpatriati finora "oltre 20mila italiani" dall'inizio della crisi iraniana, spiegando che la Farnesina "continua a procedere con il maggior numero possibile di voli" ogni volta che gli aeroporti dell'area vengono riaperti. Durante un punto stampa alla Farnesina, al termine di una videoconferenza con gli ambasciatori della regione, il vicepremier ha parlato di una situazione "leggermente migliorata", segnalando anche un calo delle richieste di assistenza. "La situazione dei nostri connazionali che vogliono rientrare sta lentamente migliorando", ha aggiunto, pur ribadendo la necessità di mantenere alta l'attenzione sul quadro regionale.
Lo Stretto di Hormuz
Tajani ha avvertito che l'escalation militare e le tensioni nello Stretto di Hormuz rischiano di provocare "danni seri all'economia mondiale", con impatti immediati sui flussi energetici e sulle catene di approvvigionamento. Il vicepremier ha detto che, anche se formalmente "non chiuso", in realtà da lì passano pochissime navi. Oggi, ad esempio, solo tre. Sul fronte diplomatico, il ministro ha sollecitato una risposta compatta dell'Unione Europea: "Gli europei devono svolgere un ruolo comune per la pace", ha detto, richiamando la necessità di un'iniziativa coordinata per favorire la de-escalation.