Open Arms lascia le coste della Libia: si sposterà verso la Spagna

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La ong interrompe le operazioni nella zona di Ricerca e soccorso davanti al nordafrica. Al momento, nessuna nave di organizzazioni umanitarie sta operando nell'area, dopo che l’Aquarius si è fermata per uno “scalo tecnico” nel porto di Marsiglia

Open Arms se ne va: la ong spagnola (COS'È E COME OPERA) al centro di diverse polemiche con il ministro dell’Interno Salvini negli scorsi mesi, e protagonista del salvataggio di Josefa, ha annunciato su Facebook lo spostamento verso lo stretto di Gibilterra, tra Marocco e Spagna. La nave non sarà dunque più impegnata nei salvataggi nel Mediterraneo centrale, nella zona di Ricerca e soccorso (Sar) davanti alle coste libiche. In un comunicato ripreso da diversi quotidiani, l’organizzazione avrebbe motivato la sua decisione citando la chiusura dei porti italiani e le “campagne di criminalizzazione delle ong”, oltre all’aumento dei flussi migratori verso la Spagna. Al momento, dunque, davanti alla Libia non rimane più nessuna nave delle ong a soccorrere i migranti dai naufragi.

L’Aquarius in “scalo tecnico”

Lo scorso 27 agosto, le ong SOS Mediterranée e Medici senza Frontiere, avevano annunciato il rientro a Marsiglia della loro Aquarius per uno “scalo tecnico”, dopo una settimana di stallo al largo delle coste della Tunisia con a bordo cinque tunisini salvati (e poi, per loro volontà, riportati nel Paese d’origine). Uno scalo necessario anche per formalizzare la registrazione della nave sotto bandiera di Panama, dopo che Gibilterra aveva annunciato la volontà di rimuoverla dai propri registri.  Una vicenda ricostruita dal Fatto Quotidiano, in un articolo sulla “sparizione delle ong dal Mediterraneo”, poi ripreso dal ministro Salvini che su Twitter ha scritto: “Abbiamo fatto più noi in tre mesi di governo che il Pd in 5 anni. Andiamo avanti, senza paura, non saranno inchieste o minacce a fermarci”. In un comunicato, comunque, SOS Mediterranée ha precisato che le operazioni della Aquarius nel Mediterraneo riprenderanno al più presto - “alla fine della prossima settimana” - , dopo le necessarie procedure in porto.

Che fine hanno fatto le altre navi delle ong

Prima di Aquarius e Open Arms, altre ong avevano interrotto le loro operazioni o lasciato la zona del Mediterraneo centrale. La prima a farlo, nel settembre 2017, è stata Moas (Migrant Offshore Aid Station) che, dopo tre anni di attività e “il salvataggio di oltre 40mila persone”, ha deciso di spostarsi nel sud-est asiatico, dove “sta lavorando per garantire aiuti ed assistenza medica ai rifugiati Rohingya in Bangladesh”. Altra nave “fuorigioco” è la Sea-Watch 3, battente bandiera olandese, che è bloccata nel porto di Malta dai primi di luglio, per “verifiche burocratiche” su presunti problemi di registrazione. Stessa questione per la nave Seefuchs, con bandiera olandese ma della ong tedesca Sea-Eye (la cui altra nave, omonima della ong, è ferma per mancanza di equipaggio), bloccata a La Valletta. Sempre a Malta è invece formalmente sotto sequestro la Lifeline, anche in questo caso con bandiera olandese, il cui comandante sta affrontando un processo. L’Italia, invece, ha bloccato le operazioni di un’altra nave: la Juventa, della ong tedesca Jugend Rettet, è infatti ferma nel porto di Trapani, sotto sequestro dal 2 agosto 2017. Lo scorso luglio, infine, 20 avvisi di garanzia sono stati notificati all’equipaggio e al personale di Medici Senza Frontiere e Save the Children.  

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