Migranti, Merkel: accordo con 14 Paesi Ue per respingimenti più veloci

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L’intenzione della Cancelliera è di mandare i richiedenti asilo registrati in altri Stati nei cosiddetti “centri-àncora”. Sul tema dei movimenti secondari era scoppiata una crisi nel governo di Berlino. Praga e Budapest: con noi nessun accordo

Angela Merkel ha ottenuto l'impegno di 14 Paesi Ue a rendere più rapidi i respingimenti dei migranti. Una misura fortemente voluta dalla Csu bavarese e sulla quale in Germania è esplosa una crisi di governo. L’impegno è contenuto in un documento di otto pagine consegnato dalla Cancelliera ai partiti e che è stato anticipato dall’agenzia DPA. Le intenzioni della leader tedesca, che ha informato ieri sera, 29 giugno, i partner di coalizione sull'esito delle trattative al Consiglio europeo di Bruxelles in cui si è parlato di immigrazione (COSA PREVEDE), sono quelle di mandare i richiedenti asilo registrati in altri Paesi nei cosiddetti “centri-àncora”, previsti dal ministero dell'Interno. Sempre ieri, il governo tedesco aveva annunciato il raggiungimento di un'intesa con Spagna e Grecia per il ritorno dei migranti che avevano precedentemente presentato la richiesta di asilo in quei Paesi. Con Atene e Madrid sono previsti accordi circa il ritiro dei rifugiati registrati in Eurodac (il database europeo delle impronte digitali), che vengano individuati ai confini tedesco-austriaci. Con gli altri 14 Stati, invece, ci sono accordi amministrativi per rendere più efficace il procedimento di riconsegna previsto da Dublino. L'Italia non è fra questi 14 Paesi. E tra questi non figurerebbero nemmeno la Repubblica Ceca e l'Ungheria: Praga e Budapest hanno infatti seccamente smentito di essere tra i Paesi che hanno siglato l'intesa.

Portavoce Merkel: “Non si prevedono misure unilaterali a carico di altri Stati”

"Non si prevedono misure unilaterali a carico di altri Stati", ha detto un portavoce della Merkel alla Dpa, smentendo la lettura della Csu, secondo la quale l'accordo di Bruxelles prevedrebbe respingimenti immediati dei movimenti secondari dei migranti, così come aveva sottolineato il capogruppo bavarese Csu, Alexander Dobrindt. Il vertice ha chiesto "misure legislative e amministrative" interne, contro migrazioni secondarie nell’Ue, fra cui la supervisione della circolazione, l'obbligo di residenza per i richiedenti asilo negli Stati di frontiera e la velocizzazione delle procedure di Dublino (COS’E’).

La crisi nella Grande coalizione

Il nodo migranti da diverse settimane sta minando la stabilità del governo tedesco guidato dalla Merkel. In particolare, la Csu, partito centrista bavarese, che fa parte dell’esecutivo, tramite il ministro dell’Interno Horst Seehofer, ha posto l’accento sui “flussi secondari”, cioè sui profughi che si spostano altrove dopo aver chiesto asilo nel primo Paese di approdo. Il ministro bavarese, nei giorni scorsi, aveva minacciato di rispedirli indietro alla frontiera già dall'1 luglio. Un’idea non condivisa però dalla Cancelliera. Su questo argomento la Grande coalizione che governa la Germania ha rischiato di spaccarsi, con Angela Nahles, la presidente della Spd, partito che fa parte dell’esecutivo, che aveva detto che non era esclusa la possibilità di nuove elezioni.

Data ultima modifica 30 giugno 2018 ore 17:26

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