Sottomarino argentino scomparso, ipotesi corto circuito

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Secondo l'ultimo messaggio inviato dal capitano del San Juan, il sommergibile scomparso il 15 novembre, a provocare il guasto sarebbe stata l'acqua entrata nel sistema di ventilazione che emerge in superficie e consente la ricarica delle batterie. La Marina conferma

Il corto circuito del San Juan, il sottomarino argentino scomparso lo scorso 15 novembre con 44 persone a bordo, sarebbe stato causato dall'ingresso di acqua nello "snorkel", il sistema di ventilazione che emerge in superficie per consentire la ricarica delle batterie in immersione. A confermarlo è un messaggio, l'ultimo arrivato dal somergibile, che porta la firma del capitano Villamide. A confermarlo c'è anche il portavoce della Marina militare argentina, Enrique Balbi.

L'ultimo messaggio del comandante

"L'ingresso dell'acqua di mare dal sistema di ventilazione al serbatoio della batteria numero 3 ha causato un cortocircuito e un principio di un incendio nel balcone delle barre della batteria. Le batterie di prua fuori servizio. Al momento in immersione, con un circuito diviso. Vi terrò informati". Questo il messaggio inviato dal capitano Claudio Javier Villamide, comandante del sottmarino, ricevuto da una radiofrequenza e poi trascritto. L'ultima comunicazione nota finora era quella alle 7.30 del 15 novembre, il giorno della scomparsa. Questo ulteriore messaggio è stato invece emesso alle 8.52 di quella mattina. Dunque nell'Ara San Juan si verificò un cortocircuito e un avvio di incendio nella presa d'aria della della batteria perchè era entrata acqua di mare nel sistema di ventilazione. Il sottomarino riferì che anche le batterie di prua "erano fuori servizio". Il messaggio era stato ricevuto dal comando di Puerto Belgrano. 

La conferma del portavoce

Enrique Balbi, portavoce della Marina militare argentina, ha confermato che il comandante aveva riferito che era entrata acqua attraverso lo "snorkel" al sistema di batterie, mentre il sottomarino le stava caricando. Il portavoce ha poi aggiunto che il comandante disse tramite telefono satellitare che il problema era stato circoscritto. "Dovevano isolare le batterie e continuare a navigare sott'acqua fino a Mar del Plata usando un altro circuito di batterie", ha concluso Balbi.

"Doveva esserci una valvola danneggiata"

Poco dopo l'incidente, i sistemi di allerta sottomarini della difesa Usa e dell'Organizzazione sulle Proibizione dei test Nucleari hanno riportato una potente esplosione che potrebbe essere stata anche quella del San Juan. Successivamente a quel messaggio non si è però saputo più nulla. "Perchè l'acqua entri nel sottomarino attraverso il boccaglio, quella valvola deve essere danneggiata", ha spiegato al Clarin un esperto, Fernando Morales. Della stessa opinione, Antonio Mozzarelli, vice-ammiraglio della Marina ed ex sommergibilista: "Se non c'è una falla del boccaglio, l'acqua non può entrare nel sottomarino perchè ha una valvola che si chiude quando un'ondata la colpisce". 

La vicenda

La Marina argentina ha annunciato di aver perso i contatti con il sottomarino dal 15 novembre, mentre il sommergibile navigava nell'Atlantico meridionale, al largo della Patagonia, nel sud del Paese. Il mezzo era partito dalla base navale di Ushuaia per dirigersi a quella nel Mar del Plata, quando "le comunicazioni si sono interrotte". Alle ricerche hanno partecipato navi militari ed aerei. Nei giorni successivi la speranza di un ritrovamento si era riaccesa per l’indiscrezione che erano stati captati segnali che potevano essere riconducibili a tentativi di chiamata dal San Juan. Altri possibili segnali sarebbero stati rilevati successivamente. Il 23 novembre lo stesso Balbi aveva comunicato che era stata rilevata "un’esplosione a bordo". Il portavoce aveva ha spiegato come il rumore sentito nei giorni precedenti dalla zona dove si trovava l'Ara San Juan, corrispondeva a quello di una detonazione. Le ricerche continuano ma in Argentina i parenti stanno già piangendo i propri cari. 

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