Catalogna, Tajani: "Nessun Paese Ue la riconoscerà come indipendente"

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Il presidente del Parlamento europeo esclude l'ipotesi di riconoscere la regione autonoma spagnola come Stato. Il 21 ottobre il governo di Madrid ha annunciato la sua volontà di commissariare il territorio catalano e di destituire Puigdemont e il suo Govern

"Sia chiaro: nessun Paese europeo riconoscerà la Catalogna come Paese indipendente". A dirlo è Antonio Tajani, durante il suo intervento alla festa del Foglio. La risposta del presidente del Parlamento europeo sulla questione catalana arriva a un giorno di distanza dalla decisione del governo di Madrid di commissariare la Catalogna. "Il governo ha dovuto applicare l'articolo 155 della Costituzionale, anche se non era un nostro desiderio", aveva detto il premier spagnolo Mariano Rajoy, dopo il Consiglio dei ministri straordinario. Non solo: l'esecutivo ha chiesto anche la destituzione del presidente Puigdemont e che si tengano elezioni "il prima possibile", sembra entro un limite massimo di sei mesi.

Puigdemont: peggiore attacco "dai tempi di Franco"

Quella del 21 ottobre è stata una giornata carica di tensioni, in Spagna. Da un lato, Madrid ha attivato le procedure per commissariare la Catalogna, dopo l'esito del referendum sull’indipendenza della regione autonoma dell’1 ottobre scorso. Dall’altro, Barcellona ha risposto definendo la decisione di Rajoy l’attacco peggiore "dai tempi di Franco", come ha detto lo stesso presidente catalano Puigdemont. "Il governo spagnolo" si è "illegittimamente proclamato titolare del potere politico in Catalogna", ha accusato Puigdemont chiedendo che il Parlament di Barcellona si riunisca la settimana prossima per esaminare "le misure da prendere", in risposta all'attivazione dell'articolo 155. Solo in base a quello che deciderà la plenaria, si stabilirà come procedere. Lo stesso Puigdemont si era poi rivolto proprio all’Europa - per l’ennesima volta - per sostenere l'indipendenza della Catalogna a Bruxelles.

Le prossime tappe

Ma quali saranno le prossime tappe? Il governo spagnolo ha trasmesso le sue decisioni al Senato che dovrebbe dare il via libera finale venerdì 27 ottobre. Madrid ha chiesto non solo la destituzione di Puigdemont, ma anche quella di tutti i membri del Govern. Il Parlamento catalano, nel frattempo, non potrà eleggere un sostituto presidente ed eserciterà solo una "funzione rappresentativa". La procura generale dello Stato, inoltre, ha già pronta l'incriminazione di Puigdemont per "ribellione" se dichiarerà l'indipendenza, con richiesta di arresto. Il 'President' rischierebbe fino a 30 anni di carcere.

Le proteste: da Anonymous ai cittadini

Intanto proseguono gli attacchi online degli hacker di Anonymous nell'ambito dell’ "Operazione Catalogna Libera", contro obiettivi dello Stato spagnolo. Dopo il blocco del 21 ottobre della pagina web della Corte costituzionale spagnola, sono andate in tilt le pagine dei ministeri dell'Economia, dei Lavori pubblici e della Giustizia. Come riporta il quotidiano La Vanguardia, sono stati presi di mira anche i siti del Pp e della Fondazione Nazionale Francisco Franco. Le interruzioni sarebbero durate diverse ore e le pagine sono tornate online verso le 11. Ma gli attacchi di Anonymous non sono gli unici segnali di protesta per quello che sta succedendo in Spagna. Dopo la dichiarazione delle intenzioni di Madrid, 450mila persone nel pomeriggio del 22 ottobre hanno sfilato per le vie di Barcellona contro il governo spagnolo, per chiedere la liberazione di due leader indipendentisti arrestati, Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, e per sostenere Puigdemont.

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