Crisi in Catalogna, cosa dice l’articolo 155 della Costituzione

Il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy (Getty Images)
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La misura costituzionale che il governo potrebbe applicare predispone "tutte le misure necessarie" per riportare all’ordine il governo di una comunità regionale. Ma, in linea teorica, non implica automaticamente lo scioglimento della Generalitat de Catalunya

Il botta e risposta tra Barcellona e Madrid potrebbe sfociare in misure estreme. Il governo guidato da Mariano Rajoy si è riunito l'11 ottobre per decidere come rispondere alla proclamazione di indipendenza (seppur sospesa) pronunciata martedì 10 ottobre, dal presidente catalano Carles Puigdemont. L'esecutivo  cercherà, in particolare, di capire se applicare l'articolo 155 della Costituzione spagnole e attuare la cosiddetta "coercizione statale", che permette allo Stato di obbligare una Comunità Autonoma a rispettare la legge una volta venute meno tutte le altre vie di controllo.

Che cosa dice l'articolo 155

Diviso in due commi, l'articolo 155 della Costituzione spagnola del 1978 dispone che "Ove la Comunità Autonoma non ottemperi agli obblighi imposti dalla Costituzione o dalle altre leggi, o si comporti in modo da attentare gravemente agli interessi generali della Spagna, il Governo, previa richiesta al Presidente della Comunità Autonoma e, ove questa sia disattesa con l'approvazione della maggioranza assoluta del Senato, potrà prendere le misure necessarie por obbligarla all'adempimento forzato di tali obblighi o per la protezione di detti interessi". Al secondo comma, poi, viene precisato che "Il Governo potrà dare istruzioni a tutte le Autorità delle Comunità Autonome per l'esecuzione delle misure previste nel comma precedente".

I dubbi sulla sospensione dell'autonomia

Come riporta un approfondimento pubblicato da El País, la cosiddetta "coercizione statale" non implica automaticamente la sospensione dell'autonomia di cui godono le Comunità spagnole. Il quotidiano riporta che l'articolo in questione prevede una situazione "eccezionale" come ultima strada percorribile per i casi limite, ma esclude la perdita dello status di autonomia. Così sosteneva anche l'ex presidente del Parlamento Europeo, José María Gil-Robles, che in uno studio sull'articolo 155 spiegava che la finalità della norma costituzionale "non è quello di privare la Comunità Autonoma della sua competenza, ma obbligarla ad utilizzarla d'accordo con la Costituzione e le leggi". Questo è il motivo per cui l'articolo 155 non permette lo scioglimento degli organi delle Comunità autonome, né tantomeno la sospensione dell'esercizio delle competenze. Si tratta piuttosto di un intervento che deve durare fino al ristabilimento della legalità e, dice Gil-Robles, "non deve prolungarsi neanche un momento oltre".

Gli atti che prevedono il ricorso all'articolo 155

Sono diverse le interpretazioni riguardanti gli atti delle Comunità autonome che prevedono il ricorso di Madrid all'articolo 155. Per Gil-Robles l'applicazione è ristretta a tutti gli atti imputabili ai governi autonomi che non possono essere oggetto di azione dinanzi alla Corte Costituzionale, in quanto non sono sotto forma di una legge o di un accordo. E il caso del 10 ottobre sembra rientrare in questo a definizione. L'ex presidente della Corte Costituzionale, Pedro Cruz Villalón, nel 1981 ha sostenuto che l'articolo 155, che si riferisce a un attentato grave all'interesse generale della Spagna, potrebbe prevedere un intervento basato su ragioni di indole politica valutate liberamente dal Governo e dal Senato". Già 34 anni fa il costituzionalista criticava l'articolo in questione per la sua indeterminatezza e per l'assoluta discrezionalità che concede agli organi dello Stato.

L'iter di applicazione

Per cominciare, è obbligatoria la richiesta ufficiale del Governo al presidente della Comunità sotto accusa, affinché ristabilisca la legalità. Secondo Gil-Robles, l'istanza deve esser "motivata minuziosamente e basata sul diritto". Il costituzionalista, morto nel 1980, sosteneva anche che la richiesta dovesse contenere una relazione delle violazioni rilevate e delle misure concrete e tassative per porvi rimedio. L'iter prevede poi che il presidente della Comunità autonoma interpellata abbia un lasso di tempo necessario a rispondere. In caso di risposta affermativa alle richieste, il procedimento per il loro compimento si mette in marcia automaticamente. In caso contrario, cioè di prolungata ribellione contro lo Stato, il Governo chiederà l'autorizzazione al Senato di applicare le misure incluse nell'articolo.

Le misure pemesse

Secondo il costituzionalista García Torres, l'articolo 155 può prevedere che "nei casi più gravi" un organo dello Stato centrale assuma le funzioni di quelli propri delle Comunità autonome. Ciò che "non si può giustificare, perché non sarebbe necessario è la destituzione dei membri di quegli organi". L'articolo 155, secondo gli studiosi, è applicabile in modo progressivo al livello di disobbedienza delle istituzioni autonome. La prima misura, in questo caso, sarebbe quella dell'assunzione da parte di Madrid del controllo sui Mossos d'Esquadra, la polizia catalana. Misure più stringenti vanno dalla sospensione dei trasferimenti dei servizi fino al sequestro dei fondi pubblici della comunità.

L'uso dell'esercito non è previsto

Sull'utilizzo dell'esercito in Catalogna, i pareri dei costituzionalisti spagnoli sono unanimi: anche se il testo dell'articolo 155 è ambiguo sulla definizione di "misure necessarie", è escluso che in queste possa rientrare l'uso delle Forze Armate. Nel 1984, sempre García Torres scriveva che "l'articolo 155 non costituisce una base costituzionale valida per l'uso delle forze armate per reprimere un'insurrezione o un movimento secessionista violento o atti incostituzionali guidati dagli organi della Comunità autonoma". La tesi dell'esperto era ovviamente riferita a una disobbedienza non violenta. In caso contrario, "un atto di forza contro l'ordinamento costituzionale, che non può risolversi per altri mezzi" comporterebbe la base per dichiarare lo stato d'emergenza contemplato dall'articolo 116 della Costituzione.

L'articolo 155 non è stato mai applicato

Dall'entrata in vigore della Costituzione del 1978, non è stato mai necessario per il governo di Madrid far ricorso all'articolo 155. Il precedente al quale ci si è avvicinati di più si è verificato nel 1989, quando il governo di Felipe González (PSOE) minacciò l'esecutivo delle Canarie di dare vita alle misure previste, quando la Comunità Autonoma delle isole atlantiche si negava di rispettare gli obblighi fiscali derivanti dall'adesione della Spagna alla Cee. Allora la faccenda si risolse con una negoziazione fra le Canarie e il governo centrale.

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