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Covid Milano, Fumagalli a Sky TG24: "In terapia intensiva muore più di un paziente su tre"

Lombardia

"Nella prima fase la mortalità globale in Lombardia era intorno al 42%, adesso è qualcosina in meno, 36-38%, però è sempre molto elevata", sostiene il direttore del reparto di Anestesia e Rianimazione dell'ospedale Niguarda

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"La mortalità del paziente intensivo con polmonite da Covid è una mortalità alta. Nella prima fase la mortalità globale in Lombardia era intorno al 42%, adesso è qualcosina in meno, 36-38%, però è sempre molto elevata". Lo sostiene Roberto Fumagalli, direttore del reparto di Anestesia e Rianimazione dell'ospedale Niguarda, parlando dei decessi in terapia intensiva durante l'emergenza Coronavirus (TUTTI GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA - MAPPE E GRAFICI - L'EMERGENZA IN LOMBARDIA E A MILANO)

"Le terapie intensive sono sotto pressione"

"In questo momento le terapie intensive sono sotto pressione, molta pressione. Attualmente in Lombardia ci sono occupati circa 900 posti letto da pazienti Covid, che è un numero veramente notevole. Noi al Niguarda abbiamo tutti i posti letto Covid occupati e siamo stati costretti a trasferire anche qualche paziente in Fiera perché non avevamo più posto al nostro interno". Chi riesce a uscire dalla terapia intensiva deve poi affrontare un lungo recupero. "La riabilitazione nella fase successiva al ricovero è un processo sicuramente lungo, con un recupero quasi completo per alcuni mentre per altri con ancora delle sequele. Si possono verificare problematiche neurologiche, respiratorie e cardiovascolari. Globalmente stiamo osservando un'età media più bassa: durante la prima fase la mediana era sui 64 anni mentre adesso ci avviciniamo più ai 62 anni".