Milano, caso Congo: gip accetta patteggiamento, Eni versa 11 milioni

Lombardia

Il pm Paolo Storari ha riqualificato il reato al centro dell'indagine da corruzione internazionale in induzione indebita internazionale. Inoltre, è stata revocata da parte della Procura la richiesta di misura interdittiva per la compagnia petrolifera 

Il gip di Milano Sofia Fioretta ha accolto la proposta, concordata tra i legali di Eni Nadia Alecci e Nerio Diodà e la Procura di Milano, di applicazione di sanzione pecuniaria da 800mila euro per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti per il caso Congo. Con la proposta, in base alla quale la società versa 11 milioni di euro di risarcimento, il pm Paolo Storari ha riqualificato il reato al centro dell'indagine da corruzione internazionale in induzione indebita internazionale. Inoltre, è stata revocata da parte della Procura la richiesta di misura interdittiva per la compagnia petrolifera di sospensione per due anni della produzione di petrolio nei pozzi congolesi o in subordine del commissariamento di quelle attività.

L'inchiesta

Il nuovo reato ipotizzato cambia pure il quadro dell'inchiesta nella quale risultano indagate ora cinque persone, tra cui l'ex capo area subsahariana Roberto Casula, Maria Paduano, ritenuta prestanome di Casula, Ernest Olufemi Akinmade, ex dirigente di Agip in Nigeria, un altro ex dirigente di Agip, Andrea Pulcini, e l'uomo d'affari e presunto intermediario Alexander Haly. Secondo l'accusa pubblici ufficiali dell'ex colonia francese avrebbero costretto, per concedere il rinnovo delle concessioni petrolifere nei pozzi congolesi 'Marine VI e VII', il management operativo di Eni in zona a versare il 'fee' richiesto, ossia a consentire di accedere alle licenze con quote azionarie alla congolese AOGC-Africa Oil & Gas Corporation di Denis Gokana, consigliere del presidente congolese Sassou Nguesso. Non si esclude che anche altri indagati più avanti seguono la strada del patteggiamento. 

Poco più di una settimana fa  c'è stata la sentenza di assoluzione con formula piena della società e di altre 14 persone, compreso l'ad Descalzi e alcuni ex manager, sul caso Nigeria da parte del Tribunale milanese.

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