Fondi Lega: i due contabili chiedono il rito abbreviato

Lombardia
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Si tratta di Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, i due contabili per la Lega in Parlamento agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Milano su Lombardia Film Commission e sui presunti fondi neri creati per il partito

Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, i due contabili per la Lega in Parlamento agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Milano su Lombardia Film Commission e sui presunti fondi neri creati per il partito hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato. L'istanza è stata depositata oggi dal loro difensore, l'avvocato Piermaria Corso. Il processo si terra quindi a porte chiuse, davanti al gup Natalia Imarisio, il più possibile al riparo da 'clamori' mediatici (LE TAPPE DELLA VICENDA). 

La vicenda

Il procuratore aggiunto Eugenio Fusco e il pm Stefano Civardi, titolari dell'indagine, il mese scorso hanno chiesto e ottenuto il processo immediato (senza quindi celebrare l'udienza preliminare), per Di Rubba e Manzoni e per l'imprenditore Francesco Barachetti, accusati di peculato e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente, per la presunta vendita gonfiata per 800mila euro di un capannone a Cormano. Per l'imprenditore, l'unico a non aver chiesto riti alternativi, il dibattimento si aprirà il prossimo 15 aprile davanti al Tribunale. Per i due contabili, invece, l'abbreviato potrebbe cominciare a maggio e chiudersi in un paio di udienze. La scelta del rito di presume sia stata fatta anche per evitare ai due commercialisti del Carroccio di comparire in un'aula di giustizia in un processo aperto al pubblico e, soprattutto alla stampa. Intanto, resta aperto il filone di indagini su presunti fondi neri che sarebbero stati raccolti dai due contabili, nel quale sono confluite anche le dichiarazioni a verbale di Michele Scillieri. Il commercialista, nel cui studio nel 2017 venne registrata la 'Lega per Salvini premier' e che ha da poco patteggiato, ha dato un contributo all'inchiesta milanese: interrogato più volte, oltre ad aver fatto ammissioni sul capitolo della compravendita gonfiata, ha raccontato che Di Rubba e Manzoni, in stretti rapporti col tesoriere del Carroccio Giulio Centemero (non risulta indagato), avrebbero fatto "girare" le finanze della Lega e ha parlato di soldi arrivati, attraverso fatture false come 'pezze' giustificative, a professionisti e imprese 'fedeli' al partito. Partito al quale, poi, avrebbero "retrocesso" percentuali degli incassi fino "al 15%".

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