Assolto da femminicidio, giudici: delirio di gelosia è patologia. Bonafede avvia verifiche

Lombardia

"Appare necessario anche ai fini di una corretta informazione tenere doverosamente distinti i profili del movente di gelosia, dal delirio di gelosia, quale situazione patologica da cui consegue una radicale disconnessione dalla realtà", scrive il tribunale in una nota

"Appare necessario anche ai fini di una corretta informazione, in attesa della stesura della motivazione della sentenza, tenere doverosamente distinti i profili del movente di gelosia, dal delirio di gelosia, quale situazione patologica da cui consegue una radicale disconnessione dalla realtà, tale da comportare uno stato di infermità che esclude, in ragione elementare principio di civiltà giuridica, l'imputabilità". Lo scrive in una nota il tribunale ordinario di Brescia dopo la sentenza di assoluzione per Antonio Guzzini, che ha ucciso la moglie Cristina Maioli nell’ottobre del 2019 ed è stato prosciolto perché ritenuto incapace di intendere e volere.

Intanto, a quanto si apprende da fonti di via Arenula, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha demandato all'Ispettorato accertamenti sul caso. 

“Patologia esclude capacità di intendere e volere”

Nella nota, il tribunale ricorda che il movente di gelosia è "ben noto alla corte assise di Brescia che proprio in ragione di tale concezione distorta del rapporto di coppia nel recente passato a irrogato in due occasioni la pena dell'ergastolo". Per quanto riguarda l'assoluzione di Gozzini, "nel corso delle indagini preliminari i consulenti del pubblico ministero della difesa hanno concluso concordemente, sostenendo che la patologia delirante di cui era ed è tuttora portatore Gozzini escludeva ed esclude in radice la capacità di intendere e volere con specifico riferimento al fatto commesso”.

Proteste davanti al tribunale

Intanto, questa mattina un gruppo di donne si è radunato davanti al palazzo di giustizia di Brescia per contestare il verdetto. Le manifestanti, che hanno definito "gravissima” la sentenza, hanno anche esposto uno striscione che recitava: ”Delirio di gelosia e depressione: bastano questi motivi per assolvere un femminicidio e cancellare due volte la vita di Cristina, insegnante amata, colpevole solo di avere condiviso con cura e sollecitudine la vita di un uomo violento. Basta con le sentenze ispirate all'ingiustizia patriarcale".

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