Milano, uccise l'amico dopo lite: condanna a 30 anni ridotta a 16 in appello

Lombardia

L'omicidio risale al maggio 2018 quando, in via Meucci a Milano, l'imputato uccise a coltellate l'ex socio William Lorini dopo un diverbio nato per futili motivi. La madre della vittima è scoppiata in lacrime dopo la lettura del dispositivo

La Corte d'assise d'appello di Milano ha condannato a 16 anni di carcere per omicidio volontario, dimezzando la pena a 30 anni inflitta in primo grado con rito abbreviato, Marco Villa, 29enne accusato di avere ucciso a coltellate l'ex socio William Lorini, nel maggio 2018, in via Meucci a Milano. La Corte, presieduta da Giovanna Ichino, ha concesso le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti. La madre della vittima è scoppiata in lacrime dopo la lettura del dispositivo. Stamane, poco prima dell'inizio dell'udienza, rendendo dichiarazioni spontanee in video collegamento dal carcere, l'imputato ha chiesto scusa alla famiglia della vittima e ha detto di essere molto dispiaciuto per quanto accaduto.

"Una sentenza sconvolgente"

"Una sentenza sconvolgente, così si giustifica chi vive un'esistenza senza regole, con abuso di droga e alcol", hanno commentato i legali di parte civile. Il sostituto pg Fabio Napoleone aveva chiesto la conferma della condanna, senza attenuanti generiche e con l'aggravante dei futili motivi. Il difensore dell'imputato, l'avvocato Annalisa Guardone, aveva chiesto alla Corte la riqualificazione del reato in omicidio preterintenzionale, l'esclusione dei futili motivi e la concessione delle attenuanti generiche in quanto Villa "ha confessato e ha collaborato alle indagini che si sono svolte in modo celere". Il legale aveva anche chiesto ai giudici di valutare la "storia" del giovane che "non è solo di indigenza e di difficoltà economica: parliamo di una vita di maltrattamenti e di una persona che ha subito traumi importanti sin da quando era solo un bambino". L'avvocato di parte civile invece ha ribadito in una memoria la sussistenza dell'aggravante dei futili motivi, affermando inoltre che la confessione dell'imputato è stata "una mera rivendicazione dell'atto compiuto" e non un gesto dovuto a "pentimento o a senso di responsabilità". La confessione, inoltre, secondo il legale di parte civile, "non è risultata indispensabile, né astrattamente utile, all'accertamento dei fatti".

L'omicidio

Il delitto sarebbe scaturito da una lite in macchina tra i due giovani, che da poco avevano messo in piedi una ditta di ristrutturazioni. La discussione sarebbe nata da un banale rimprovero di Lorini, 21 anni, alla compagna e convivente di Villa, che era alla guida dell'auto. Arrivati all'abitazione della coppia, lei salì nel suo appartamento. I due uomini, invece, iniziarono a litigare in strada e a quel punto Villa salì in casa per prendere un coltello e poi scese e colpì l'amico con due fendenti all'addome. L'assassino ha raccontato che quella sera avevano assunto della cocaina e bevuto alcol.

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