Caso camici: al vaglio interrogatorio Andrea Dini dopo pausa estiva

Lombardia
©Ansa

Il difensore dell’ad di Dama Spa ha avuto un primo incontro con il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli. L’indagato e il suo difensore valutano un’audizione a settembre. Nel frattempo, questa mattina ha preso il via la copia forense del telefono sequestrato all’imprenditore

Non si esclude, dopo la pausa estiva, un interrogatorio di Andrea Dini, indagato assieme al cognato Governatore della Lombardia Attilio Fontana, al direttore generale dimissionario e a una dirigente di Aria Spa, la centrale acquisiti regionale, nell'indagine della Procura di Milano sul caso camici. Stamane il difensore dell'amministratore delegato della Dama Spa, l'azienda che detiene il marchio Paul&Shark al centro dell'inchiesta e di cui la moglie di Fontana ha una quota del 10 per cento, ha avuto un primo incontro con il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli (LE TAPPE DELL'INCHIESTA).

Possibile interrogatorio a settembre

Da quanto è trapelato dal colloquio informale, inquirenti e investigatori dedicheranno il mese di agosto all'analisi dei documenti e dell'altro materiale raccolto nel corso delle indagini per ricostruire nel dettaglio la vicenda e mettere a fuoco definitivamente quanto è accaduto e ruoli e responsabilità. Dopo di che non si esclude che Dini possa rendere la sua versione dei fatti ai pm. L'imprenditore e il suo legale, Giuseppe Iannaccone stanno valutando la possibilità di un interrogatorio a settembre.

Copia forense del telefono sequestrato a Dini

Con il conferimento dell'incarico da parte della Procura di Milano a un tecnico della Gdf e alla presenza dei legali di tutti gli indagati e dei loro consulenti, ha preso il via questa mattina la copia forense del telefono sequestrato la scorsa settima a Dini. Le operazioni riguardano l’estrapolazione di messaggi e chat dallo smartphone consegnato dall’uomo ai militari del Nucleo Speciale di polizia Valutaria della guardia di finanza, durante le perquisizioni nella sede dell'azienda titolare del marchio Paul&Shark che risalgono a martedì scorso e che hanno portato anche al sequestro dei 25mila camici rimasti in magazzino in seguito alla conversione del contratto e la consegna di solo circa 50mila capi alla Regione.

Le indagini sul cellulare

Gli inquirenti e gli investigatori milanesi puntano a rintracciare dal telefono di Dini le "interlocuzioni con gli altri protagonisti della vicenda", si legge nel decreto di perquisizione, per ricostruire nei dettagli di quanto accaduto e accertare se, come è stato ipotizzato dai pm, l'imprenditore avesse cercato di rivendere, senza poi riuscirvi, il lotto mai consegnato per rientrare del mancato introito. E proprio per risarcirlo per le perdite il Governatore Fontana ha tentato di bonificare al cognato 250mila euro provenienti da un suo conto 'scudato' aperto all'Ubs di Lugano. Operazione finita nel mirino dell'antiriciclaggio della Banca d'Italia come sospetta per poi essere segnalata alla Gdf e alla Procura milanese, la quale ha così aperto il fascicolo sul caso e acceso un faro sui capitali svizzeri del presidente. Dini, tramite il suo difensore Giuseppe Iannaccone, ha sempre negato di aver avuto intenzione di rivendere i camici.

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