Fondi Lega, il presunto prestanome interrogato dal pm: ammissioni sui fatti contestati

Lombardia
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Luca Sostegni, 62 anni, è stato fermato mercoledì nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Milano su una presunta compravendita gonfiata di un immobile a Cormano per la Lombardia Film Commission. Salvini: "Non lo conosco, noi estranei". Indagati anche tre commercialisti ritenuti vicini alla Lega

Luca Sostegni, 62 anni, presunto prestanome fermato mercoledì sera nell'inchiesta della Procura di Milano su una presunta compravendita gonfiata per un immobile a Cormano, nel Milanese, per la Lombardia Film Commission, è stato interrogato per almeno quattro ore dai pm di Milano, dopo l'interrogatorio con il gip. L'uomo avrebbe fatto ammissioni su quanto viene contestato. A quanto si è appreso, i fatti relativi alla presunta estorsione per ottenere denaro in cambio del suo silenzio, li avrebbe qualificati non come estorsivi poiché, a suo dire, gli spettavano. I pm puntano a individuare "chi abbia operato" sul "mandato fiduciario N1200" della società Fidirev, se da questa siano passati altri soldi, per quali operazioni e quali i destinatari finali.

La difesa: "Ci siamo opporti a richiesta custodia cautelare". Salvini: "Non conosco Sostegni"

"C'è il segreto istruttorio, c'è un'indagine in corso ad ampio respiro", ha risposto l'avvocato Daniela Pulito a chi gli ha chiesto se Sostegni abbia parlato di soldi alla Lega. "Sono state rese dichiarazioni al gip e ai pm e ha risposto alle domande, noi ci siamo opposti alla richiesta di custodia cautelare della Procura", ha poi spiegato fuori dal carcere di San Vittore. Dopo l'interrogatorio col gip di stamani, ha chiarito l'avvocato, i pm "hanno chiesto di interrogarlo". A chi gli ha domandato se Sostegni abbia parlato dei suoi rapporti con i commercialisti vicini alla Lega, il difensore ha chiarito: "C'è un'indagine ad ampio respiro, è normale siano state poste domande". Le è stato domandato anche se i pm abbiano chiesto al presunto prestanome di una sua eventuale conoscenza con Matteo Salvini e il difensore ha replicato: "Non è domanda a cui posso rispondere, se e qualora gli fosse stato chiesto non potrei rispondere". Sostegni, ha aggiunto il legale, "aveva una vita tranquilla in Brasile, è scosso e turbato dalla vicenda".

Intanto, il leader del Carroccio, Matteo Salvini, dal Salento ha affermato di non conoscere Sostegni e di non essere preoccupato, ribadendo che "la Lega non c'entra nulla".

L'inchiesta

L'inchiesta vede indagati anche tre commercialisti, tra cui Michele Scillieri, vicini alla Lega. Sostegni, difeso dal legale Daniela Pulito, è indagato per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, peculato ed estorsione, perché avrebbe minacciato Scillieri e gli altri due professionisti, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, ex revisori contabili della Lega, di rivelare alla stampa i dettagli di questa e altre operazioni. Sostegni, interrogato dal gip di Milano Giulio Fanales, chiedeva per il suo silenzio 50mila euro e ne avrebbe ottenuti almeno 25mila, oltre alla promessa di 1000 euro ogni 20 giorni. È stato fermato, secondo i pm, mentre stava scappando in Brasile.

L'interrogatorio e le idagini

All'interrogatorio nel carcere milanese di San Vittore era presente anche il pm Stefano Civardi che con l'aggiunto Eugenio Fusco ha chiesto la misura di custodia in carcere per Sostegni. Nelle prossime ore il gip dovrà decidere sulla convalida del fermo e sulla custodia cautelare in carcere, richiesta dalla Procura per pericolo di fuga, reiterazione del reato e inquinamento probatorio. In tarda mattinata si è recato al carcere anche il procuratore aggiunto Eugenio Fusco. È accusato di reati fiscali e peculato per quella vendita che fece uscire dalle casse della Lombardia Film Commission 800mila euro e di estorsione perché avrebbe intimato a Scillieri e agli altri due commercialisti, Alberto Di Rubba (nominato a capo della LFC dall'allora governatore Roberto Maroni) e Andrea Manzoni, entrambi ex revisori contabili del Carroccio, di fargli avere 50mila euro in cambio del suo silenzio con la stampa sui dettagli di tutte le operazioni a cui avrebbe partecipato. "Innesco una serie di situazioni che io non lo so dove si va a finire", diceva intercettato e così avrebbe ottenuto 20mila euro e poi 5mila euro in contanti, proprio il giorno del fermo, e la promessa di "1000 euro ogni 20 giorni". Non un ricatto con minacce, ma soldi che gli dovevano, secondo la linea di Sostegni, che avrebbe parlato a lungo, però, dei suoi rapporti con Scillieri, che gestiva una rete di società, e con gli altri professionisti nell'affare della compravendita e non solo.
La guardia di finanza intanto indaga sulla rete di società gestite da Scillieri, che muoveva Sostegni come una "pedina", e sui beneficiari finali degli 800 mila euro usciti dalle casse della Lombardia Film Commission, partecipata regionale, e di altre operazioni ritenute sospette.

La gestione della "cassa esterna" della Lega 

L'indagine milanese, che corre parallela a quella di Genova sui noti 49 milioni di cui si sono perse le tracce, scava anche su un intreccio di società e di personaggi che avrebbero gestito la cosiddetta "cassa esterna" del Carroccio. Tra le altre cose, pm e investigatori della Gdf vogliono chiarire "il ruolo" di Francesco Barachetti, titolare della Barachetti service srl (incassò 200mila euro per la ristrutturazione dell'immobile e altri circa 72mila euro versati ancora dalla Lombardia Film Commission). Un "personaggio - scrivono i pm - molto legato a Di Rubba e Manzoni e, più in generale, al mondo della Lega" e il cui nome era già emerso un anno fa in un report dell'Uif di Bankitalia per operazioni sospette e movimenti di denaro anche verso la Russia. La Barachetti, si leggeva nella relazione citata in un'inchiesta de l'Espresso, "risulta essere controparte di numerose transazioni finanziarie con il partito della Lega Nord".

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