Milano, inchiesta su presunte tangenti metro: Atm rescinde contratti con ditte coinvolte

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Lo ha dichiarato il direttore generale della società, Arrigo Giana, in una commissione consiliare riunita in videoconferenza: “Avvieremo un’azione legale nei confronti di queste aziende. Subito sospese le 7 persone indagate”

"Le aziende coinvolte" nell'inchiesta "le buttiamo tutte fuori dalle scatole, stiamo rescindendo tutti i contratti in essere, non solo quelli oggetto di indagine, con le aziende coinvolte". È quanto ha spiegato in commissione consiliare riunita in video conferenza il direttore generale di Atm, Arrigo Giana, parlando delle azioni messe in atto dalla società dopo il coinvolgimento e l'arresto di due funzionari nell'ambito dell'inchiesta su presunte tangenti per gli appalti della metropolitana di Milano.

Atm: “Avvieremo azione legale nei confronti delle aziende”

"Abbiamo dato mandato agli avvocati di avviare un'azione legale nei confronti di tutte queste aziende che con il loro comportamento hanno causato dei danni ad Atm sicuramente reputazionali - ha aggiunto Giana - e verificheremo se ci sono azioni, che vanno oltre la costituzione di parte civile che diamo per scontato nel procedimento".

Interpellata anche l’Anac

Atm ha poi interpellato l'Anac, l'autorità nazionale anticorruzione, per chiedere la possibilità di commissariare alcuni contratti "di cui non possiamo privarci subito”. Giana ha proseguito: “Abbiamo chiesto ad Anac di avviare delle procedure di tutela di Atm, l'autorità può richiedere al prefetto la nomina di soggetti terzi che intervengano su queste commesse e le mettano in sicurezza in termini di legalità, assicurando il completamento di lavori che sono indispensabili per la continuità del trasporto pubblico".

“Subito sospese le 7 persone indagate”

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Atm spiega inoltre che, dopo l'inchiesta sulle presunte tangenti negli appalti della metropolitana, ha "da subito sospeso le 7 persone indagate. Ne abbiamo poi sospesa un'altra e stiamo valutando le posizioni di altre figure aziendali, di dipendenti, che non sono adesso indagati, ma potrebbero con il loro comportamento avere violato il nostro Codice etico interno”. Giana ha sottolineato: “Si tratta di altri dipendenti Atm con cui stiamo parlando per capire la posizione che hanno tenuto, questo tutto in un ambito organizzativo cercando di non ostacolare le indagini che sono in corso”.

“Chiesto a Politecnico Milano verifica su documenti per la linea 2”

L'azienda ha poi "commissariato le unità organizzative, in particolare quella che faceva capo a questo signore", cioè Paolo Bellini, "e ad altri soggetti coinvolti". Atm ha poi chiesto al Politecnico di Milano "una verifica completa della documentazione tecnica e del capitolato della gara relativa al segnalamento per la linea 2 della metropolitana, l'elemento più rilevante della vicenda".

Giana: "Perché i colossi multinazionali hanno preferito chiacchierare con Bellini invece che andare in procura?"

Giana, parlando delle aziende che lavorano con la società, ha spiegato che "è un mistero che mi stupisce moltissimo" il fatto che queste aziende "colossi multinazionali che producono carta e che per scrivere una lettera devono passare da 20 organismi di controllo, vadano a Cassina De Pecchi ad incontrare Paolo Bellini e non in Procura o da noi a chiedere se questi comportamenti sono normali". Bellini "sicuramente è un farabutto - afferma Giana - ma questi signori, che non rappresentano come lui livelli tecnici senza potere di firma e di spesa autonoma, sarà interessante capire perché invece di rivolgersi all'azienda o andare direttamente in Procura hanno accettato di andare a farsi le chiacchierate con lui e di ricevere documentazione tecnica che sapevano non poter ricevere in determinate fasi della gara".

"Rotazione su figure avviene spesso"

In merito al tema delle rotazioni del personale in azienda, per cercare di prevenire episodi di corruzione, Giana ha spiegato che questo avviene già, ma non per quanto riguarda le figure tecniche che hanno competenze molto specifiche: "Bellini si è sempre occupato di temi tecnici relativi al segnalamento e quando ci sono competenze cosi specialistiche, anche difficilmente acquisibili sul mercato, l'azienda non può fare altro che farle crescere all'interno. La rotazione di figure avviene spesso, l'ultima risale al mese di settembre 2019, a livello di dirigenti che sono il livello di controllo superiore ai reparti operativi".

Nuove ammissioni davanti al gip

Intanto oggi, nell'interrogatorio di garanzia davanti al gip Lorenza Pasquinelli, uno dei 13 arrestati, C. D'A., dipendente di Engineering Informatica ai domiciliari, avrebbe ammesso i fatti a lui contestati parlando dei presunti appalti pilotati in cui è coinvolto, alcuni relativi alla manutenzione delle linee della metro, e delle presunte tangenti che prendeva Bellini per favorire le aziende nelle gare. E anche di quel maxi appalto truccato da oltre 100 milioni del marzo 2019 per il 'nuovo segnalamento' della linea verde. Un altro indagato ai domiciliari, C. R., sempre di Engineering, nell'interrogatorio col gip, anche davanti al pm Giovanni Polizzi, avrebbe ammesso i fatti cercando, però, di escludere proprie responsabilità.

Le accuse nei confronti di uno degli arrestati

A D'A. viene contestato, tra le altre cose, anche di aver partecipato alla turbativa sulla maxi gara da oltre 100 milioni di euro (oltre 150 milioni è il valore complessivo degli appalti truccati al centro dell'inchiesta), che venne vinta poi da Siemens Mobility, anche perché Bellini avrebbe giocato contemporaneamente, secondo gli inquirenti, su "più tavoli". E sempre a D'A. viene contestato di aver accettato una proposta "corruttiva": a Bellini, che era funzionario della municipalizzata Atm e pubblico ufficiale, sarebbe stata promessa, su sua richiesta, una tangente da 40mila euro, attraverso una consulenza fittizia, su una gara per dei servizi di manutenzione. Solo uno dei tanti episodi di presunte mazzette e gare pilotate che emergono dagli atti.

Le altre rivelazioni

E da D'A.sono arrivate ammissioni sul "metodo Bellini", mentre C.R. direttore divisione trasporti di Engineering, anche lui coinvolto in più episodi, compreso il maxi appalto del 2019, avrebbe confermato i fatti per come emergono dalle carte, senza però ammettere responsabilità. Intanto, P.A., manager (ora sospeso) di Alstom a cui Bellini avrebbe consegnato una "pendrive contenente documentazione" sulla maxi gara del marzo 2019, ha fatto ricorso al Riesame sull'ordinanza di custodia in carcere, mentre Bellini dovrebbe essere interrogato dal pm la prossima settimana. Per raccontare il sistema di stecche in cambio di informazioni riservate sulle gare.

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