Fondi russi alla Lega, la difesa di Savoini ricorre in Cassazione: audio inutilizzabile

Lombardia
Gianluca Savoini (Agenzia Fotogramma)

La difesa ha chiesto di azzerare il decreto di perquisizione e i sequestri disposti lo scorso luglio dalla Procura

La difesa di Gianluca Savoini, il leghista presidente dell'associazione Lombardia Russia indagato per corruzione internazionale con l'avvocato Gianluca Meranda e l'ex bancario Francesco Vannucci nell'inchiesta su presunti fondi russi al Carroccio, ha depositato oggi il ricorso in Cassazione contro il provvedimento con cui il Tribunale del Riesame ha respinto l'istanza di inutilizzabilità dell'audio del Metropol a Mosca (LE FOTO DELL'INCONTRO), al centro dell'indagine milanese, chiedendo quindi di azzerare il decreto di perquisizione e i sequestri disposti lo scorso luglio dalla Procura.

Le parole dell'avvocato difensore

L'avvocato Lara Pellegrini, legale di Savoini, ha spiegato: "Avevo posto al Tribunale del riesame una questione chiara: senza l'accertamento di chi e con quale modalità sia stata eseguita la registrazione al Metropol non è possibile, nel nostro sistema processuale, utilizzare questa fonte di prova". E ancora:  "Il Tribunale del riesame - ha aggiunto il difensore - ha nei fatti eluso questa questione perchè a tutt'oggi i nodi che ho prospettato restano irrisolti. Per questa ragione ho depositato ricorso in Cassazione".

La presunta compravendita di petrolio

La trattativa, poi sfumata, sulla compravendita di petrolio, al centro dell'inchiesta milanese, secondo le accuse prevedeva "l'acquisto da parte di Eni spa di ingenti quantitativi di prodotti petroliferi (250.000 tonnellate al mese per tre anni) venduti dalla società di Stato russa Rosneft, prevedendo che una percentuale del 4% del prezzo pagato da Eni sarebbe stato retrocesso per finanziare la campagna elettorale per le elezioni europee del partito politico Lega, mentre una percentuale del prezzo pagato da Eni - tra il 2% e il 6% - sarebbe stata corrisposta tramite intermediari e studi legali a pubblici ufficiali dell'azienda di Stato Rosneft". È quanto si legge nel capo di imputazione formulato dai pm di Milano nei confronti di Gianluca Savoini, dell'avvocato Gianluca Meranda e dell'ex banchiere Francesco Vannucci e che è riportato nel provvedimento con cui il Tribunale del Riesame ha respinto l'istanza della difesa dello stesso Savoini contro i sequestri. Eni ha sempre negato il benché minimo coinvolgimento nella vicenda, precisando che "la società tutelerà la propria reputazione in ogni sede nei confronti di tutti coloro che la dovessero anche soltanto avere nominata (così come risulterà dagli accertamenti della magistratura) nel contesto di operazioni illecite come controparte o disponibile alla partecipazione alla commissione di un reato, in particolare di finanziamento illecito dei partiti".

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