Militare ferito a Milano, aggressore resta in carcere

Lombardia
I soccorsi dopo l'aggressione (ANSA)

Per il gip c'è il pericolo che possa commettere ancora azioni violente o fuggire inquinando le prove. Il 23enne oggi non si è presentato all'interrogatorio di convalida. Ad agosto era arrivata dalla Germania una segnalazione per "simpatie" per l'estremismo islamico

Mahamad Fathe, il 23enne yemenita che martedì ha ferito alla gola un militare alla stazione Centrale di Milano urlando Allah Akbar, resta in carcere con l'accusa di tentato omicidio aggravato dalla finalità terroristica e dalla violenza a pubblico ufficiale. Lo ha deciso il gip Natalia Imarisio convalidando l'arresto e disponendo la misura cautelare, come chiesto dal capo dell'antiterrorismo, il pm Alberto Nobili. Per il gip, infatti, c'è il pericolo che il 23enne, arrivato in Italia nel 2017 con un 'corridoio umanitario' su un aereo militare, possa commettere ancora azione violente, fuggire e inquinare le prove. 
Il giovane, oggi, ha rifiutato di presentarsi all'interrogatorio di convalida dell'arresto davanti al magistrato ed è rimasto all’interno della sua cella a San Vittore, nonostante il suo difensore e un mediatore culturale abbiano tentato di convincerlo.

Apparso in stato confusionale

Il giovane è apparso in stato confusionale a chi ha cercato di convincerlo a presentarsi davanti al giudice, anche solo per avvalersi della facoltà di non rispondere. Due giorni fa, aveva confessato al pm Alberto Nobili che la sua intenzione era quella di venire ucciso dalle forze dell'ordine mentre lo bloccavano perché desiderava "morire e andare nel paradiso di Allah", facendo riferimento anche ad alcune "voci" nella sua testa che lo avrebbero indotto ad agire. Nel suo telefono, sono stati inoltre trovati alcuni video che mostrano scene di guerra, probabilmente di combattimenti in Yemen. Il 23enne ha tuttavia ripetuto più volte di non appartenere all’Isis: "Non sono un terrorista - ha detto - sono scappato dallo Yemen perché c'era la guerra, sono contro l'Isis, contro il terrorismo e per la pace".

Ad agosto segnalazione per terrorismo dalla Germania

A inizio agosto, dalla Germania, Paese dal quale era stato espulso e rimandato in Italia) era arrivata alle autorità italiane una segnalazione per "simpatie" per l'estremismo islamico da parte del 23enne, ma secondo gli inquirenti era talmente generica e non rilevante che non è stata inserita nel sistema di indagine delle forze dell'ordine, come avviene per questo genere di segnalazioni senza elementi investigativi utili. E così non era presente nei terminali quando, la notte prima dell'aggressione, l'uomo era stato portato già in caserma, denunciato e poi rilasciato perché si aggirava con una penna in mano minacciando di colpire i passanti. Se la Germania, dove Fathe ha vissuto per un anno e mezzo, anche spacciando, avesse ritenuto di avere a che fare con un sospetto terrorista, su cui aveva elementi, hanno spiegato in Procura, non lo avrebbe fatto arrivare in Italia per la conclusione della sua pratica di asilo, per la quale ha ottenuto anche un permesso temporaneo di soggiorno. Intanto, la sua difesa sta valutando una richiesta di perizia psichiatrica.

L’aggressione

Intorno alle 11 di martedì 19 settembre, il caporale scelto dell'esercito, Matteo Toia, 34 anni, è stato ferito alla gola con due colpi di tagliacarte dal 23enne yemenita mentre era in servizio in piazza Duca d’Aosta, all’esterno della stazione Centrale di Milano. L’attentatore è stato fermato subito dopo da una pattuglia di carabinieri, anche grazie all’aiuto di un 52enne senegalese che ha bloccato il giovane con un placcaggio. Mentre i militari lo immobilizzavano, l'uomo ha urlato "Allah Akbar". Secondo la Procura, quella di Fathe è un’azione solitaria.

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