Caso Ruby, morte di Imane Fadil: consegnata relazione su autopsia a pm

Lombardia

Gli inquirenti valuteranno in questi giorni la documentazione medico legale, prima di depositarla agli atti dell'inchiesta, aperta per omicidio volontario e che potrebbe andare verso l’archiviazione

Il pool di medici legali, guidato da Cristina Cattaneo, ha consegnato oggi, 13 settembre, ai pm milanesi la relazione finale sui lunghi e complessi esami autoptici eseguiti sul corpo di Imane Fadil (CHI ERA), una delle testimoni chiave delle inchieste sul caso Ruby, deceduta lo scorso primo marzo. Come reso noto qualche giorno fa, dalla relazione è emerso che la giovane è morta per un'aplasia midollare. Non ci sarebbe stato, dunque, alcun avvelenamento doloso, così come non ci sarebbero state responsabilità mediche. Gli inquirenti valuteranno in questi giorni la documentazione medico legale, prima di depositarla agli atti dell'inchiesta, aperta per omicidio volontario e che potrebbe andare verso l’archiviazione.

Familiari contro la Procura

Nei giorni scorsi, intanto, i familiari della modella marocchina hanno preso posizione contro la Procura chiedendo a gran voce una nuova perizia perché non sono "assolutamente soddisfatti degli esiti trapelati". Per questo motivo, nella speranza di altri esami, i familiari hanno deciso di non celebrare il funerale e di non seppellire la giovane, nonostante il nulla osta ottenuto poco più di una settimana fa.

I risultati dell’autopsia

Dagli accertamenti autoptici condotti sul corpo di Imane Fadil è emerso che la donna è morta per una forma di aplasia midollare - il midollo non riusciva più a produrre globuli rossi - di cui ancora, comunque, non sono note le cause esatte. Si allontana così l’ipotesi di un avvelenamento doloso (all’inizio si parlò anche di radioattività e di intossicazione da metalli pesanti). Gli esami autoptici sul cadavere della testimone erano iniziati il 26 marzo scorso soltanto dopo che esami più approfonditi avevano escluso la presenza di radioattività nei suoi organi, radiazioni che erano state, invece, rilevate in analisi sulle urine e sul sangue.

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