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Caso Ruby, tutti i processi fino al Ruby ter

6' di lettura

Al centro le serate nella villa di Berlusconi ad Arcore. Otto anni di inchieste e processi dal giorno in cui la ragazza marocchina è stata fermata dalla Questura di Milano

Ruby, Ruby bis e Ruby ter. Tre processi che ruotano tutti attorno al nome di Karima El Marough, in arte “Ruby Rubacuori”, la ragazza marocchina fermata dalla Questura di Milano nel maggio del 2010. La vicenda porta alla luce le serate nella villa di Silvio Berlusconi ad Arcore e un presunto giro di prostituzione su cui iniziano a indagare gli inquirenti. I tre filoni di inchiesta nati in seguito coinvolgono persone e circostanze diverse: il primo si concentra sull’ex presidente del Consiglio e leader di Fi, che nel 2015 viene assolto dall’accusa di concussione e prostituzione minorile, nel secondo sono imputati e poi condannati Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti per favoreggiamento della prostituzione. Nel terzo finiscono sotto indagine decine di persone: al centro il presunto pagamento di dieci milioni di euro per corrompere i testimoni dei processi Ruby e Ruby bis. Ecco tutte le tappe.

L’antefatto

I tre filoni di inchiesta prendono il via dopo la notte in Questura tra il 27 e il 28 maggio 2010, quando Karima El Marough, detta Ruby, viene fermata per un furto. L’allora premier Silvio Berlusconi, che si trova a Parigi, telefona al capo di gabinetto Pietro Ostuni spiegandogli che la ragazza gli era stata indicata come nipote del presidente egiziano Mubarak e che sarebbe arrivata Nicole Minetti, all'epoca consigliere regionale, per prenderla in affido. Cosa che avviene, nonostante il pm dei minori Annamaria Fiorillo abbia disposto il suo collocamento in una comunità. Pochi giorni dopo, però, la giovane marocchina ricoverata in ospedale a causa di una lite con la prostituta Michele Conceicao, finisce davvero in una struttura protetta. Da qui l'apertura dell'inchiesta.

Le accuse a Berlusconi

Al centro della vicenda ci sono i presunti festini a luci rosse ad Arcore ai quali avrebbe partecipato anche la giovane che, non ancora maggiorenne, avrebbe fatto sesso in cambio di denaro e altre utilità con l'ex capo del Governo. Il quale per evitare che tutto ciò venisse a galla, quando Karima venne fermata, telefona a Ostuni per ottenere, questa la ricostruzione degli inquirenti, che venga rilasciata.

Il processo Ruby

Il 14 gennaio 2011 i pm, in contemporanea a una raffica di perquisizioni negli appartamenti concentrati nel residence di via Olgettina, recapitano a Berlusconi un invito a comparire e il 9 febbraio, non essendosi presentato, sulla base di "prove evidenti", chiedono il processo con rito immediato. Il 15 febbraio il gip Cristina Di Censo lo rimanda a giudizio per i reati di concussione e prostituzione minorile. Il 6 aprile del 2011 comincia il dibattimento e il legale di Ruby annuncia che la ragazza non si sarebbe costituita parte civile perché riteneva di non aver subito alcun danno. Davanti ai giudici sfilano moltissimi testimoni: le ragazze delle feste di Arcore, le ''Olgettine'' ma anche le cosiddette "pentite" del bunga-bunga, tutti coloro che in qualche modo hanno avuto a che fare con Karima, fino ai parlamentari del Pdl e ai personaggi dell'entourage del Cavaliere. Ruby invece, citata come teste dalla difesa, per due volte non si presenta davanti al collegio. Dopo una serie di interruzioni, anche a causa delle elezioni, il 13 maggio 2013 la conclusione della requisitoria e la richiesta a 6 anni di carcere, altrettanti di interdizione legale e interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il 24 giugno dello stesso anno arriva la condanna per Berlusconi a 7 anni di reclusione, uno in più rispetto alla richiesta, per le accuse di prostituzione minorile e concussione per costrizione.

L'assoluzione

Il 20 giugno 2014 inizia il processo di appello: il 18 luglio Berlusconi viene assolto con formula piena perché, per quanto riguarda l'accusa di concussione, "il fatto non sussiste" e, in riferimento all'accusa di prostituzione minorile, "il fatto non costituisce reato". Le motivazioni della sentenza chiariscono che “ci fu prostituzione" ma nessuna prova adeguata che confermasse la conoscenza dell'età della ragazza da parte di Berlusconi. Il 10 marzo 2015, dopo circa 10 ore di camera di consiglio, la Cassazione conferma l'assoluzione.

Il processo Ruby bis

È il 14 gennaio 2011 quando i pm di Milano Pietro Forno, Antonio Sangermano e il procuratore aggiunto Ilda Boccassini notificano un avviso di garanzia a Lele Mora, Nicole Minetti ed Emilio Fede. Tutti sono accusati, a vario titolo, di induzione e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile, nell'ambito dell'inchiesta sui festini “a luci rosse” ad Arcore. È la stessa indagine che riguarda Silvio Berlusconi ma, mentre per l’ex Cavaliere si procede con giudizio immediato, per gli altri tre indagati si procede con rito ordinario. Nel marzo dello stesso anno gli inquirenti chiudono le indagini: mentre l'ex consigliere regionale del Pdl avrebbe avuto la funzione di intermediario con "la sistematica erogazione di corrispettivi per l’attività di prostituzione” e avrebbe accompagnato da Milano ad Arcore alcune partecipanti alle serate, il giornalista Emilio Fede e l’ex agente Lele Mora si sarebbero occupati di trovare “le giovani donne disposte a prostituirsi”.

Il verdetto del Ruby bis

Il 19 luglio 2013 i giudici condannano a 7 anni Lele Mora ed Emilio Fede e a 5 anni Nicole Minetti. Il 15 luglio 2014 inizia il processo di secondo grado, che si conclude il 13 novembre 2014. La Corte d'Appello di Milano conferma le condanne ma riduce le pene per i tre imputati: quattro anni e dieci mesi per Emilio Fede; tre anni con le attenuanti generiche per Nicole Minetti; sei anni e un mese per Lele Mora. Nel settembre 2015, la Cassazione rinvia gli atti a un altro giudizio di secondo grado per colmare alcune "lacune motivazionali" della sentenza. Il 7 maggio 2018 la Corte d’Appello di Milano riduce ancora le pene: 4 anni e 7 mesi per Fede e 2 anni e 10 mesi per Minetti.

Il processo Ruby ter

Il 3 gennaio 2014 il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati annuncia l'apertura dell'inchiesta Ruby ter parlando di "atto dovuto". La nuova indagine nasce dalla decisione di trasmettere alla Procura gli atti dei processi Ruby e Ruby bis. Dalle motivazioni delle due sentenze si ricavano ipotesi di a carico di 45 indagati, tra le quali corruzione in atti giudiziari, falsa testimonianza e rivelazione di segreto. Berlusconi è accusato di avere "comprato" la reticenza dei testimoni nei processi per provare la sua innocenza. Tra gli indagati anche Niccolò Ghedini e Piero Longo, legali dell'ex premier (la loro posizione viene poi archiviata), numerose “olgettine”, il cantante Mariano Apicella, la senatrice Maria Rosaria Rossi. Il 2 maggio 2016 il giudice “spezzetta” il processo in 7 tribunali, accogliendo le eccezioni di competenza territoriale presentate dalle difese. Le posizioni di alcuni indagati finiscono a Monza, Treviso, Roma, Pescara, Siena e Torino. Restano a Milano 23 imputati tra cui Berlusconi. Nel luglio 2018 questo troncone del procedimento viene riunito con quello in cui l'ex presidente del Consiglio è accusato sempre di avere corrotto altre quattro ospiti delle serate, con oltre 400mila euro in cambio della loro versione sulle "cene eleganti" resa nei processi.

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