Formigoni ai domiciliari, il Pg ricorre contro la decisione

Lombardia

Non c'è il requisito della "collaborazione impossibile". Questo è quanto sostiene la Procura Generale di Milano nel ricorso in Cassazione

Secondo la Procura Generale di Milano non c'è il requisito della "collaborazione impossibile". Questo è quanto sostiene nel ricorso in Cassazione depositato oggi, mercoledì 31 luglio, contro il provvedimento con il quale il 22 luglio il Tribunale di Sorveglianza ha concesso a Roberto Formigoni di espiare la pena di cinque anni e 10 mesi inflitta per la vicenda Maugeri in detenzione domiciliare. L'avvocato generale Nunzia Gatto ha chiesto alla Suprema Corte di annullare l'ordinanza con rinvio per un nuovo esame del caso allo stesso Tribunale di Sorveglianza.

Il requisito dellla collaborazione impossibile

Quel requisito, ritenuto sussistente dal Tribunale di Sorveglianza, ha consentito di "aggirare" la "spazzacorrotti" concedendo a Formigoni di uscire dal carcere di Bollate e scontare la pena ai domiciliari. Nell'atto di impugnazione si sottolinea l'"incongruenza" dell'ordinanza dello scorso 22 luglio e si sostiene che l'ex presidente lombardo può collaborare: potrebbe dare indicazioni visto che sono in corso confische di beni nell'ambito del procedimento Maugeri, può rendere dichiarazioni nel processo in corso a Cremona, che si reputa connesso, e in cui è imputato per presunte tangenti in cambio di appalti nella sanità lombarda con altre persone tra cui l'ex consigliere regionale Massimo Guarischi. Inoltre, il pg nel suo ricorso ricorda che Formigoni è stato condannato in via definitiva al massimo della pena prevista dal reato di cui risponde. Non gli sono state concesse le attenuanti generiche per via della mancanza di collaborazione in quanto mai si è sottoposto a interrogatorio.

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