Legnano, sindaco Fratus risponde a Gip e chiede revoca dei domiciliari

Lombardia
L'ex sindaco di Legnano Fratus (Agenzia Fotogramma)

L’ex primo cittadino, dimessosi dopo l’arresto, nega ogni addebito sulle accuse di turbativa d’asta e corruzione. Sulla misura cautelare il Gip deciderà entro cinque giorni

Ha risposto alle domande degli inquirenti Gianbattista Fratus, l’ex sindaco di Legnano (Milano), arrestato e posto ai domiciliari la scorsa settimana con l'accusa di turbativa d'asta e corruzione relativamente a due nomine dirigenziali (una in Comune e l'altra in una municipalizzata), questa mattina durante l’interrogatorio di garanzia davanti al Gip del Tribunale di Busto Arsizio (Varese), Piera Bossi. Fratus, che si è dimesso dopo l'arresto, è anche accusato di aver concesso un posto alla figlia di un candidato alle passate amministrative in cambio del suo pacchetto di voti al ballottaggio. L’ex primo cittadino, assistito dall'avvocato Maira Cacucci, ha chiesto la revoca o la riduzione della misura cautelare. Alla luce del parere del pm Nadia Calcaterra, il Gip deciderà entro cinque giorni. Fratus, come ha confermato il suo legale, ha presentato una memoria, con la quale nega ogni addebito. A quanto emerso dal confronto del sindaco dimissionario con il Gip, Fratus avrebbe spiegato che si sarebbe trattato di nomine dirette e non di concorsi pubblici.

Interrogati il vicesindaco e l’assessore

Oggi sono stati interrogati anche Maurizio Cozzi e Chiara Lazzarini, rispettivamente vicesindaco e assessore alle Opere Pubbliche del comune di Legnano, arrestati insieme al sindaco Fratus. Cozzi ha risposto alle domande del Gip del Tribunale di Varese mentre Lazzarini, che ha deciso di dimettersi, si è avvalsa della facoltà di non rispondere.

Sentite persone informate sui fatti

Sempre oggi, persone informate sui fatti si sono presentate dal pm Nadia Calcaterra, titolare del fascicolo di inchiesta con 11 indagati, per rendere dichiarazioni spontanee che potrebbero aprire nuovi spunti investigativi. Le loro rivelazioni, unitamente ai brogliacci con le conversazioni telefoniche tra i tre arrestati e altri politici di livello superiore di Lega e Forza Italia, intercettati a fine marzo quando il Comune era già a rischio commissariamento, sono al vaglio dei magistrati e potrebbero "chiudere il cerchio" su possibili nuovi e ulteriori profili di responsabilità.

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