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Tangenti in Lombardia, Altitonante: “Non ho preso soldi illeciti”

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Per la difesa del consigliere lombardo di FI non c'è "alcuna mazzetta da 20mila euro" e i 25mila euro contestati sarebbero "un finanziamento regolare e dichiarato per la campagna elettorale di Pietro Tatarella"

Fabio Altitonante, il consigliere lombardo di FI arrestato nella maxi inchiesta della Dda milanese, non ha ottenuto "soldi né come corruzione né come finanziamento illecito". E' quanto riferisce il legale, l'avvocato Luigi Giuliano, riassumendo la linea di difesa del politico nell'interrogatorio di garanzia che è in corso, davanti al Gip Raffaella Mascarino, al Tribunale di Milano. La somma contestata, 25mila euro versati dall'imprenditore Daniele D'Alfonso, sarebbe stata dichiarata nella campagna elettorale per le Politiche 2018 del compagno di partito Tatarella, finito in carcere martedì scorso. Per Altitonante il difensore Luigi Giuliano, anche avvocato di Tatarella, ha chiesto la revoca dei domiciliari al gip. Ieri Altitonante ha rimesso la delega a sottosegretario all'area Expo per la Regione Lombardia. Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana lo aveva sospeso dall'incarico.

Le accuse

Altitonante, finito ai domiciliari nella maxi inchiesta che martedì scorso ha portato a 43 misure cautelari per un presunto giro di mazzette, appalti e nomine pilotate, è accusato di corruzione e finanziamento illecito. In particolare, ha scritto il Gip nell'ordinanza cautelare, l'imprenditore D'Alfonso, al centro dell'inchiesta della Dda, "in occasione della campagna 2018 per le consultazioni politiche e regionali" avrebbe corrisposto "sistematici finanziamenti illeciti a soggetti politici", tra cui Fabio Altitonante. Il Gip per oggi ha fissato interrogatori per altri sette indagati finiti ai domiciliari.

La difesa di Fabio Altitonante

Per la difesa di Altitonante non c'è stata "alcuna mazzetta da 20mila euro". La somma contestata, 25mila euro versati dall'imprenditore Daniele D'Alfonso, personaggio cardine dell'inchiesta della Dda e arrestato a sua volta, sarebbe stata dichiarata nella campagna elettorale per le Politiche 2018 del compagno di partito Tatarella: a quanto riferisce l'Ansa, Altitonante ha detto che quel denaro "è in realtà un finanziamento regolare e dichiarato, ma non per me, per la campagna elettorale di Pietro Tatarella". Con quei soldi quest'ultimo avrebbe organizzato un evento di comici e avrebbe prodotto un volantino nel quale, oltre al voto per Tatarella, si promuoveva anche quello per Altitonante, candidato alle Regionali.

L'imputazione per finanziamento illecito

Nell'imputazione per finanziamento illecito viene contestato a D'Alfonso, Tatarella e Luigi Patimo, anche lui arrestato, di aver erogato ad Altitonante per le Regionali del marzo 2018 "un contributo economico di complessivi Euro 25.000,00 in assenza della prescritta delibera da parte dell'organo sociale competente e senza annotare l'elargizione nel bilancio d'esercizio". Per la difesa, però, quei soldi erano entrati nella campagna elettorale di Tatarella, che era il "mandatario elettorale" di Altitonante. Inoltre, per la campagna di Altitonante, secondo la difesa, erano entrati oltre 70mila euro e ne sono avanzati circa 13mila euro: dunque, secondo la difesa, non si capisce perché Altitonante avrebbe dovuto richiedere illecitamente altri 25mila euro.

L'imputazione per corruzione

Altitonante è anche accusato di corruzione per aver ricevuto da D'Alfonso 20mila euro "al fine di far ottenere il rilascio del permesso a costruire relativamente ad un immobile di proprietà della moglie di Patimo". Altitonante ha sostenuto, però, di non aver ricevuto mazzette, che non avrebbe fatto alcuna pressione per quella pratica edilizia e che il suo sarebbe stato un "mero interessamento". Luigi Patimo, accusato di corruzione per essere stato, secondo l'accusa, il "reale finanziatore" di 20mila euro versati ad Altitonante, è stato a sua volta sentito oggi dal Gip. Patimo, spiegano i suoi legali, gli avvocati Guido Alleva e Francesco Paolo Sisto, "ha respinto le accuse, fornendo tutti i chiarimenti". "Ha chiarito la sua posizione su tutti gli aspetti, ha respinto tutti gli addebiti, ma non possiamo entrare nel merito del contenuto dell'interrogatorio", hanno aggiunto i legali. Per la difesa, la misura cautelare "non è giusta" e i legali si sono riservati "di integrare la documentazione" e di fornirla al giudice, in vista probabilmente di una richiesta di revoca dei domiciliari. Intanto, proseguono gli interrogatori davanti al gip.

Gli interrogatori

Tutti gli interrogati in carcere nei giorni scorsi, compreso il candidato alle Europee Pietro Tatarella e il presunto 'burattinaio' del sistema Gioacchino Caianiello, non hanno risposto alle domande del giudice. Ieri, invece, un imprenditore sentito dai PM ha iniziato a collaborare ed è stato indagato per corruzione.

Data ultima modifica 10 maggio 2019 ore 13:51

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