Milano, buco da 20 milioni: tre frati verso la prescrizione

Lombardia
Foto di archivio (Fotogramma)

I tre frati sono accusati di appropriazione indebita per un ammanco nelle casse dei francescani di circa 20 milioni di euro, ma per la procura devono essere prosciolti "per intervenuta prescrizione” 

Il processo non deve andare avanti e i tre frati, ex amministratori di tre enti dei Frati Minori, imputati per appropriazione indebita per un ammanco nelle casse dei francescani di circa 20 milioni di euro, vanno prosciolti "per intervenuta prescrizione". Questa la richiesta formulata dal PM di Milano, Adriano Scudieri, nel processo davanti al giudice della quarta penale, Giuseppe Vanore, che emetterà sentenza nell'udienza fissata per il prossimo 17 maggio. Il processo è a carico di Giancarlo Lati, ex economo della Casa Generalizia, di Renato Beretta, ex economo della Provincia di Lombardia dei Frati Minori, e di Clemente Moriggi, ex economo della Conferenza dei ministri provinciali dei Frati Minori.

La prescrizione

I tre enti, la Casa Generalizia dell'Ordine dei Frati Minori, rappresentata dal legale Federico Pezzani, la Provincia di Lombardia San Carlo Borromeo dei Frati Minori e la Conferenza dei ministri provinciali dei Frati Minori d'Italia, rappresentate dal legale Gian Luigi Tizzoni, sono parti civili al processo e, tramite i loro avvocati, hanno chiesto di respingere la richiesta di "non doversi procedere" per prescrizione. Le difese, invece, in subordine hanno chiesto assoluzioni nel merito per gli imputati. Su questo punto il PM si è rimesso "alla valutazione del giudice", sottolineando che i termini per "la prescrizione ci sono". Da qui il processo in corso.

Le indagini

Le indagini erano scattate tra fine 2014 e metà 2015 con le denunce presentate dagli stessi tre enti. Secondo le accuse i tre frati avevano posto in essere "operazioni di investimento, promosse e gestite da un sedicente fiduciario-investitore, tale Leonida Rossi", persona "sprovvista di qualsiasi autorizzazione per lo svolgimento di attività finanziarie" e che si sono "concluse con la mancata restituzione dei capitali investiti". Rossi, 78 anni, italo-svizzero, dopo che era emerso il suo coinvolgimento nell'indagine si era impiccato nella sua villa a Lurago d'Erba, in provincia di Como, nel novembre del 2015. Il Gip Maria Vicidomini in passato non aveva accolto la richiesta di archiviazione dei PM, a cui si era opposta la Casa Generalizia, e aveva ordinato l'imputazione coatta.

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