Viaggio in Sicilia, Monira Al Qadiri inaugura Geologie del tempo a Planeta Ulmo
Lifestyle Monira Al Qadiri (Foto di Federica Iannuzzi)
Vent'anni di residenze nomadi, oltre cinquanta artisti internazionali e una Sicilia attraversata come un archivio vivente di rovine, memoria e trasformazioni. Per la decima edizione di Viaggio in Sicilia, Planeta Cultura invita l'artista kuwaitiana Monira Al Qadiri a realizzare Geologie del tempo, opera permanente nata da un viaggio tra Selinunte, Gibellina, l'Etna e Palermo. Inaugurazione il 23 maggio 2026 alla Tenuta Planeta dell'Ulmo
Se osservi la Sicilia, in realtà vedi il passato
C'è una frase che torna in mente quando si parla di stelle: se osserviamo il cielo, in realtà vediamo il passato. Sulla Terra arriva la luce di astri morti da migliaia di anni e continuiamo a chiamarla presente. La Sicilia funziona più o meno allo stesso modo. È un luogo dove il tempo non passa: sedimenta. Restano i templi, le frane, le dominazioni, il sangue, il vino, il cemento incompiuto, le cave, i fichi d'India cresciuti accanto alle rovine.
Dentro questo paesaggio che sembra immobile ma non smette mai di consumarsi, da vent'anni Viaggio in Sicilia invita artisti internazionali a perdersi nell'isola invece di limitarsi a rappresentarla. Nato nel 2004 da una costola delle celebrazioni per il decennale della prima vendemmia Planeta del 1994, il progetto ha costruito nel tempo un archivio errante di opere, residenze e attraversamenti che continuano a illuminare il presente anche quando gli artisti sono già ripartiti per Berlino, New York o Città del Messico.
Sabato 23 maggio 2026, alla Tenuta Planeta dell'Ulmo di Sambuca di Sicilia, inaugura la decima edizione. E per un anniversario così simbolico la scelta è caduta su un'artista che delle ferite, delle stratificazioni e delle illusioni del tempo profondo ha trasformato nella materia centrale della propria ricerca: Monira Al Qadiri.
Monira Al Qadiri e le estetiche del petrolio
Kuwaitiana nata in Senegal, formata in Giappone e residente a Berlino, Al Qadiri è una delle figure più riconoscibili dell'arte contemporanea internazionale. Cresciuta in Kuwait durante la Guerra del Golfo, lavora da anni sulle estetiche del petrolio: non soltanto come risorsa economica, ma come forza capace di deformare paesaggi, identità, desideri, persino il modo in cui immaginiamo il futuro.
Nelle sue opere il petrolio non è mai invisibile. Luccica. Seduce. Contamina. È insieme ricchezza e minaccia, fantascienza industriale e trauma storico. Le sue sculture sembrano reperti arrivati da una civiltà collassata: oggetti alieni, metallici, iridescenti, sospesi tra archeologia e distopia.
Non è difficile capire perché la Sicilia abbia attratto il suo sguardo. Anche questa è una terra scavata, sfruttata, attraversata da economie estrattive e stratificazioni violente. Il sottosuolo qui non è mai neutrale: custodisce fossili, zolfo, cave, necropoli, petrolio, città distrutte e città mai finite. Dal Cretto di Burri alle pendici dell'Etna, il paesaggio siciliano sembra oscillare continuamente tra rovina e reinvenzione. Come se l'isola producesse bellezza con la stessa ostinazione con cui continua a ferirsi.
Approfondimento
Chardonnay Planeta, 30 anni tra vino, arte contemporanea e Sicilia
Da Selinunte all'Etna: un viaggio nelle geologie del tempo
Nel pieno della vendemmia del 2025, Al Qadiri ha attraversato la Sicilia per una residenza nomade concepita come immersione nel tempo profondo. Selinunte, Enna, Gibellina, il Cretto di Burri, l'Etna, Noto, Palermo. Ma anche gli archivi paleontologici del Museo Gemmellaro e gli affreschi di Palazzo Chiaromonte Steri.
Al suo fianco la fotografa Federica Iannuzzi, cresciuta in Brianza e residente tra Noto e Milano, il cui lavoro esplora da anni il rapporto tra memoria, pellicola analogica e trasformazione del paesaggio. L'artista del petrolio e la fotografa dell'analogico, entrambe ossessionate da ciò che il tempo lascia impresso sulle superfici.
Da questo attraversamento nasce Geologie del tempo / Geologies of Time, progetto curato da Valentina Bruschi e Vito Planeta. Il titolo funziona quasi come un manifesto: il tempo non come linea ordinata, ma come accumulo di sedimenti culturali, storici, geologici e personali.
L'opera è pensata come installazione permanente integrata nel paesaggio della Tenuta Ulmo. Non una mostra temporanea destinata a scomparire nel giro di qualche settimana, ma qualcosa che resterà esposto al sole, al vento e alla lenta erosione del tempo siciliano. Come certi fossili. O certe ferite del paesaggio che smettiamo di vedere soltanto perché impariamo a conviverci.
Approfondimento
Vito Planeta, il funambolo notturno tra vino e costellazioni d’arte
Vent'anni di Viaggio in Sicilia
Fare i conti con vent'anni di Viaggio in Sicilia significa attraversare oltre cinquanta artisti internazionali e una lunga serie di luoghi normalmente estranei ai circuiti dell'arte contemporanea. Il Museo Archeologico di Gela, Santa Maria dello Spasimo, Palazzo Abatellis, il Museo Salinas, la Loggia dell'Incoronazione al RISO di Palermo, fino alle tenute Planeta di Sciaranuova sull'Etna, Buonivini a Noto e oggi Ulmo.
Dal 2015 la curatela è affidata a Valentina Bruschi, storica dell'arte e curatrice indipendente. Prima ancora, il progetto era nato in dialogo con la Galleria Le Nuvole di Palermo: le fondamenta di una storia che nel tempo si è aperta alla fotografia, alla performance, al design e alla scrittura, mantenendo sempre centrale il rapporto con la Sicilia come esperienza e non come semplice soggetto da illustrare.
Non si viene qui a raccontare l'isola. Si viene a farsi raccontare da lei.
Approfondimento
Con Planeta al Sciaranuova Festival, 2025, dove il vino è racconto
Il Micromuseum, Martin Creed e la cultura come paesaggio
C'è anche un retroterra meno noto che aiuta a capire il senso del progetto. Prima ancora che Viaggio in Sicilia esistesse, la famiglia Planeta sosteneva iniziative culturali indipendenti come il Micromuseum ideato dal curatore Paolo Falcone, uno dei primi laboratori di dialogo tra arte contemporanea e territorio siciliano.
Fu in questo contesto che Martin Creed realizzò nel 2001 Work No. 965: Half the air in a given space, installazione poi riallestita nel 2009 al Museo Riso di Palermo. Metà dell'aria in uno spazio dato. Un titolo che oggi sembra quasi una riflessione involontaria sul limite, sull'occupazione dello spazio, sul consumo invisibile delle risorse.
Da questa sensibilità è nato un progetto che nel tempo si è trasformato in qualcosa di più di una semplice residenza artistica: un osservatorio sul rapporto tra paesaggio, memoria, architettura, agricoltura e immaginario contemporaneo.
E forse è proprio qui che Viaggio in Sicilia diventa davvero interessante: nel tentativo, raro in Italia, di costruire un dialogo reale tra chi produce vino e chi produce immagini. Non un logo su un catalogo, non un convegno con l'aperitivo finale. Qualcosa di più simile a quello che succede quando un vigneto vecchio e un'idea nuova occupano lo stesso pezzo di terra e decidono, per una volta, di non farsi del male.
Gibellina 2026 e il tempo lungo delle cose che restano
La decima edizione rientra nel programma di Gibellina Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea 2026, all'interno del calendario Gibellina OFF. Una presenza coerente con la natura stessa del progetto: capace di stare dentro le istituzioni senza farsi istituzionalizzare, e fuori dai circuiti commerciali senza trasformarsi in enclave marginale.
La collaborazione con la Fondazione Merz accompagna Viaggio in Sicilia da anni. Ed è stata proprio Beatrice Merz, insieme a Valentina Bruschi e Vito Planeta, a selezionare Al Qadiri per questa edizione.
L'inaugurazione di Geologie del tempo è prevista per sabato 23 maggio 2026 alle ore 18.00 alla Tenuta Planeta Ulmo di Sambuca di Sicilia. Dal 24 maggio l'opera sarà visitabile ongoing, a ingresso libero.
Perché in Sicilia perfino il futuro, a volte, sembra già un reperto.