Chardonnay Planeta, 30 anni tra vino, arte contemporanea e paesaggio siciliano

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Paolo Nizza

Paolo Nizza

Alla Galleria Lia Rumma di Milano la trentesima vendemmia dello Chardonnay Planeta diventa un progetto culturale: l’etichetta speciale ispirata a On Fire di Claire Fontaine trasforma un’emoji in simbolo contemporaneo e sostiene un intervento paesaggistico nel Parco Archeologico di Selinunte. Un anniversario che unisce arte, vino e responsabilità ambientale.

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Alla Galleria Lia Rumma di Milano la trentesima vendemmia dello Chardonnay Planeta diventa un progetto culturale: l’etichetta speciale ispirata a On Fire di Claire Fontaine trasforma un’emoji in simbolo contemporaneo e sostiene un intervento paesaggistico nel Parco Archeologico di Selinunte. Un anniversario che unisce arte, vino e responsabilità ambientale

Chardonnay Planeta, trent’anni di luce: la fiamma di Claire Fontaine tra vino, arte e paesaggio

Certe celebrazioni rischiano di diventare nostalgia imbottigliata.
Altre, invece, scelgono di illuminare.

Martedì 24 febbraio, alla Galleria Lia Rumma di Milano, la trentesima vendemmia dello Chardonnay Planeta non è stata raccontata come un anniversario, ma come un gesto contemporaneo. Un gesto che ha la forma di una fiamma.

Una fiamma che non appartiene alla retorica, ma al linguaggio digitale: un’emoji.

L’opera On Fire (2023) del collettivo Claire Fontaine è diventata etichetta speciale. Una bottiglia su sei, quasi a evitare l’effetto decorazione. Una scelta misurata, consapevole. Una fiamma che sulla carta può sembrare pop, ma che nella luce di una light box diventa ambigua, stratificata, inquieta.

Nel materiale si parla di “transustanziazione del digitale”: trasformare un segno virtuale in presenza reale. Un gesto quasi anti-NFT. L’icona non evapora nel flusso dei feed. Prende peso.

Il collettivo Claire Fontaine ha scelto On Fire, una light box che materializza l’emoji della fiamma. Un simbolo minimo, quotidiano, quasi frivolo — quello che usiamo sotto un post per dire “sei forte”, “spacchi”, “mi piace”.

Ma quando quell’emoji esce dallo schermo e diventa oggetto fisico, quando viene stampata, illuminata, applicata su vetro, smette di essere reazione istantanea e diventa domanda.

La fiamma è ambigua.
È entusiasmo.
È desiderio.
Ma negli ultimi anni è anche guerra, incendi, cambiamento climatico.

Bere quella bottiglia significa portarsi a casa un simbolo che non consola. Un simbolo che interroga.

E non si tratta di una collaborazione occasionale. Claire Fontaine dialoga con Planeta da anni: dalla residenza nomade “Viaggio in Sicilia #8” tra Etna e Buonivini fino all’acquisizione dell’opera nello Studiolo all’Ulmo. È un percorso condiviso, non un’operazione estetica isolata.

Alessio Planeta lo ha detto con la consueta chiarezza:

«Con questa iniziativa vorremmo, oltre al semplice festeggiamento di un vino che ci ha accompagnato in questi trent’anni segnando il nostro sviluppo e rappresentando un tassello importante nel Rinascimento del vino siciliano, sottolineare il nostro modo personale di fare il mestiere dell’agricoltore, con un’attenzione al contemporaneo nel senso più ampio del termine. Il tour continuerà, andremo a Bologna, andremo a Londra, andremo a Tokyo e forse, se gli americani faranno i bravi, andremo anche negli States».

Non è marketing.
È coerenza.

La Sicilia che cambia

Negli anni Ottanta scegliere lo Chardonnay in Sicilia era una sperimentazione quasi controcorrente. Alessio Planeta lo ha ricordato:

«È stato un vino che ha rappresentato la Sicilia che cambiava».

Quella frase racconta un passaggio culturale prima ancora che enologico. Un’isola capace di dialogare con il mondo senza smarrire le proprie radici.

Oggi, trent’anni dopo, lo Chardonnay torna a essere simbolo di cambiamento. Ma questa volta il cambiamento riguarda il paesaggio.

Dal simbolo all’azione: Selinunte

La fiamma sull’etichetta evoca incendi e crisi climatica. E la risposta non resta simbolica.

Il ricavato della vendita di una tiratura limitata di Jeroboam di Chardonnay 2024 finanzierà l’itinerario “Una passeggiata lunga e magnifica” nel Parco Archeologico di Selinunte.

Non un maquillage.
Un intervento strutturato sul paesaggio rurale del parco.

Il progetto, curato dal professor Giuseppe Barbera insieme all’architetto paesaggista Tiziana Calvo e con la consulenza di Manlio Speciale, ridisegna un percorso che collega le Case del Viaggiatore, il Baglio Florio, la foce del Modione, le architetture rurali.

Specie autoctone aridoresistenti, zone d’ombra, sedute in materiali naturali, infrastrutture leggere.

Cultura e cura condividono la stessa radice.

E qui il vino diventa infrastruttura verde.

La fiamma non resta denuncia.
Diventa costruzione di ombra.

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Un pianeta di emozioni

Un evento Planeta non è mai una semplice presentazione.

Si trasfigura in un pianeta di emozioni, in una costellazione dove arte, vino, paesaggio e pensiero orbitano insieme. Non c’è nulla di protocollare.

Nietzsche scriveva che bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante. E quella sera il caos creativo era fertile: emoji e templi greci, light box e ulivi, mercato globale e terra millenaria.

Nessuna autocelebrazione, ma una tensione che rendeva tutto necessario.

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Da Kentridge a Citera

Già all’ingresso della Galleria Lia Rumma si percepisce che non si tratterà di una semplice presentazione. Le opere di William Kentridge nella mostra Sharpen Your Philosophy preparano lo sguardo a un attraversamento.

Kentridge ripercorre metaforicamente il viaggio via mare che nel 1941 alcuni intellettuali europei in fuga dalla guerra e dalle persecuzioni naziste intrapresero da Marsiglia verso la Martinica. Breton, Lévi-Strauss, Wilfredo Lam: menti costrette a spostarsi per salvare il pensiero.

L’evento cambia natura, si dilata, perde la forma di appuntamento e prende quella del viaggio.
Diventa un viaggio a Citera.

Nell’antica mitologia greca, Citera è l’isola dove Afrodite approda, il luogo in cui si immagina che i sogni di felicità possano compiersi. Ma Citera non è solo idillio: è distanza, è attraversamento, è desiderio che implica navigazione.

Quella sera, tra la fiamma di Claire Fontaine e le silhouette migranti di Kentridge, sembrava di trovarsi proprio in quel territorio simbolico: uno spazio sospeso tra entusiasmo e responsabilità, tra bellezza e consapevolezza.

Dentro le sculture della serie Paper Procession riaffiora anche un frammento di Sicilia: registri siciliani dell’Ottocento trasformati in figure leggere, alberi, presenze in cammino. Un mondo di esuli che parla ineluttabilmente anche del nostro tempo.

"L’arte non è uno specchio per riflettere il mondo. È un martello per forgiarlo.", per citare un verso di Vladimir Vladimirovič Majakovskij, non a caso presente sotto forma di figura animata in un'installazione della Mostra

 

 

Ebbrezza e luce

Uscendo dalla galleria si prova un’ebbrezza gentile. Non quella rumorosa del consumo, ma quella che apre.

E tornano i versi di Alceo:

“Beviamo: perché aspettiamo le lucerne?
Un dito è il giorno;
ragazzo mio, tira giù grandi coppe decorate:
il vino, infatti, il figlio di Semele e Zeus, oblio dei mali,
donò agli uomini.”

Ma qui il vino non è soltanto oblio.

È memoria attiva.

La fiamma sull’etichetta non è decorazione.
È una domanda.

Selinunte è la risposta possibile.

Trent’anni di Chardonnay non sono un brindisi al passato.
Sono una promessa al paesaggio.

E allora sì: quella fiamma non brucia soltanto.

Illumina.

Come cantavano Jim Morrison e i Doors: Light My Fire.
Planeta apre le porte della percezione. E insieme, quelle della responsabilità.

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