Biennale Arte Venezia 2026 al via, i 10 migliori padiglioni da visitare

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Introduzione

Dopo aspre polemiche, la 61esima Esposizione internazionale d'arte della Biennale di Venezia apre ufficialmente i battenti oggi, 9 maggio. A dominare il dibattito preliminare è stato soprattutto lo scontro innescato dalla decisione di aprire l'evento anche ad artisti russi. "In minor keys" - In tono minore è il titolo scelto come concept dell'edizione curata da Koyo Kouoh, un invito alla riflessione in contrasto con il frastuono contemporaneo. Ecco una lista dei dieci padiglioni da non perdere.

Quello che devi sapere

Italia

L'Italia si presenta alla manifestazione, tra le più importanti d'arte contemporanea al mondo, con un progetto di Chiara Camoni intitolato Con te con tutto. L'artista, insieme alla curatrice Cecilia Canziani, propone opere allestite secondo una pratica combinatoria dove si alternano il riutilizzo e la risemantizzazione. Argilla, arbusti, conchiglie, pietre ma anche plastiche riciclate, scarti di lavorazioni industriali, oggetti trovati: il paessaggio contemporaneo si fa invito a riconoscere la bellezza anche in ciò che sembra essere destinato all'abbandono.

 

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Belgio

Tamburi assordanti, ritmi tribali, canti e danze. Il padiglione del Belgio ospita l'opera It never sst di Miet Warlop. L'installazione, curata da Caroline Dumaline, è una riflessione sulla fragilità della vita quotidiana scandita dai ritmi frenetici. Nello spazio dedicato, i performers dispongono grandi insegne di terracotta con parole di forte impatto, da "if" a "will" e "you".

 

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Polonia

Liquid Tongues è il titolo dell'esposizione che anima il padiglione polacco. L'installazione audiovisiva di Bogna Burska e Daniel Kotowski realizzata insieme a Chór w Ruchu mostra performers udenti e sordi interpretare sott'acqua, sia in inglese parlato che nella lingua dei segni internazionale, i codici di comunicazione delle balene. Il messaggio è quello di far comprendere che la sordità non è una disabilità ma un'opportunità di offrire nuove forme di espressione a chi sa prestare attenzione.

 

Per approfondire: Biennale Arte 2026 a Venezia, cinque cose da fare e vedere in città

Giappone

Nel padiglione nipponico Ei Arakawa-Nash, insieme alle curatrici Lisa Horikawa e Mizuki Takahashi, propone un percorso riflessivo sulla genitorialità. Con l'esposizione Bambini dell’erba, bambini della luna lo spazio si trasforma in un bosco fatto di pannolini, biberon, passeggini e giocattoli. L'artista si interroga sul senso dell'accudimento e sul futuro da immaginare per chi oggi mette al mondo figli.

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Libano

Don't Get Me Wrong è l'opera che Nabil Nahas presenta nel padiglione del Libano. A dominare la scena sono enormi pitture dove gli alberi stilizzati che ricordano la sua infanzia a Beirut si fondono con l'espressionismo astratto della New York degli anni Settanta. L'installazione colpisce anche per le sue dimensioni: 45 metri e 26 pannelli di tre metri ciascuno "avvolgono" il visitatore invitandolo a muoversi all'interno.

Santa Sede

Fuori dalle classiche sedi espositive del Giardino e dell'Arsenale spicca il padiglione della Santa Sede. Collocato presso il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi e il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, lo spazio ospita le opere realizzate da 24 artisti internazionali, da Brian Eno a Patti Smith, Meredith Monk e Caterina Barbieri. L'invito all'ascolto e alla fruizione lenta si saldano con lo spirito di questa edizione.

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Danimarca

L'ossessione dell'immagine è al centro di Things to me, l'opera di Maja Malou Lyse che popola il padiglione danese. La ricerca compulsiva della perfezione in ogni tratto anatomico lancia un messaggio sulla deriva caratterizzata dalla non accettazione di sé stessi e sul desiderio di voler diventare a tutti i costi altro.

Austria

Nel padiglione austriaco Florentina Holzinger trasforma Venezia in un grande parco acquatico. Con la mostra Seaworld Venice la città lagunare diventa un acquario sommerso invaso da jet ski, mentre performer e cani robotici abitano lo spazio come un ecosistema in evidente stato di decomposizione.

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Perù

L'opera D’altri mondi realizzata dall'artista Sara Flores per il padiglione peruviano punta ad essere un omaggio alla creatività delle donne indigene. L'esposizione si compone di grandi pitture realizzate su tela di cotone selvatico e sculture a forma di zanzariera. Mentre un film ritrae una bandiera dipinta a mano accompagnata dal suono di uno sciamano a propiziare il percorso di autodeterminazione della nazione indigena. 

Kosovo

Hard Teeth (Dhëmbë të Fortë) è il titolo del progetto espositivo di Brilant Milazimi che trova casa presso il padiglione del Kosovo. Coerente con un popolo reduce da una guerra brutale che da anni attende la piena autodeterminazione, l'opera offre una riflessione sull'attesa: i performers formano lunghe code facendosi forza e "stringendo i denti" con la speranza di tempi migliori.

 

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