
I 10 migliori vigneti del mondo secondo la classifica World’s Best Vineyards 2024
Quali sono i vigneti più prestigiosi al mondo? A rivelarlo è la World’s Best Vineyards 2024, la classifica globale dedicata all'enoturismo, che valorizza non solo l’eccellenza dei vini, ma anche il fascino delle cantine, le esperienze riservate ai visitatori e le strutture ricettive presenti nelle tenute. Vediamo la top 10

Al primo posto tra i migliori vigneti del mondo troviamo l'Hotel Marqués de Riscal a Rioja, in Spagna. Fondata nel 1858, è il luogo dove iniziò la tendenza a ricoprire le bottiglie con una rete dorata: i vini della tenuta erano diventati così popolari all'inizio del XX secolo, che richiedevano una forma di sigillo per garantirne l'autenticità. I rossi sono prodotti prevalentemente dalla tipica uva Tempranillo. Un rosato più robusto proviene dalla Castilla y León e i bianchi dai vigneti Rueda, utilizzando Verdejo e Sauvignon Blanc.
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In seconda posizione, situata su 4.300 ettari nella valle Millahue del Cile, troviamo VIK. Una miscela visionaria di vino, architettura, paesaggio e lusso. Dopo una ricerca di due anni per trovare il posto ottimale per produrre vini, Alex e Carrie Vik si stabilirono in questo angolo della valle, conosciuto come il "luogo d'oro" dai nativi Mapuche. L'esperienza tra questi vigneti si completa a La Huerrta, un ristorante biologico all'aperto dove il 100% degli ingredienti viene raccolto subito prima di essere preparato per i commensali.
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Al terzo posto si piazza Hemel-en-Aarde (tradotto vuol dire "paradiso e terra"), si trova a un paio d'ore lungo la costa da Città del Capo ed ha un clima fresco ideale per produrre Chardonnay e Pinot Noir freschi e raffinati. L'enologo svizzero JC Martin e sua moglie sudafricana Carolyn si sono imbattuti nei loro 50 ettari di terreno vergine nel 2002 e hanno deciso di costruire una tenuta da zero. La gamma premium è in bottiglie numerate individualmente presentate in scatole regalo di legno.
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Al quarto posto troviamo ancora la Spagna con Bodegas Ysios, che prende il nome da due divinità egizie: Osiride, dio della vegetazione e dell'agricoltura, ed Iside che rappresenta la forza creativa e fertile della natura. Con sede nel cuore della Rioja Alavesa e annidata ai piedi della maestosa Sierra de Cantabria, questa azienda vinicola-boutique rispetta in pieno la tradizione enologica spagnola. Il Tempranillo è la varietà principale, insieme a una piccola percentuale di Garnacha, Graciano e Viura.

Il palazzo neoclassico di Schloss Johannisberg si erge con maestosità in cima alla collina sulla valle del Reno. Con oltre 1.200 anni di storia: i vigneti furono originariamente piantati nell'817, presumibilmente per ordine dell'imperatore romano Carlo Magno. Nel 1100 fu eretto un monastero benedettino, sostituito dall'attuale castello nel 1716 e la terra, coltivata esclusivamente a uva Riesling, nel 1720 fece di Schloss Johannisberg la più antica azienda vinicola di Riesling del mondo.

Per la sesta posizione ci spostiamo in Francia. Fondata nel 1729 da Nicolas Ruinart, Champagne Ruinart è stata la prima casa di champagne al mondo. Nel XVIII secolo la famiglia iniziò anche a invecchiare i propri vini nelle cantine medievali di gesso, Les Crayéres, ora elencate come patrimonio mondiale dell'UNESCO. Le loro pareti bianche forniscono un ambiente naturalmente fresco e buio per conservare il vino. La gamma selezionata di Ruinart comprende rosé e cuvée di prestigio provenienti da annate eccezionali, ottenuti da uve Grand Cru.

Restiamo in Francia, precisamente a Bordeaux, anche per la settima posizione. La sua storia risale al XIV secolo, ma sono gli ultimi 30 anni che aiutano Château Smith Haut Lafitte a lasciare un segno. Nel 1990 la tenuta è stata acquistata dall'ex sciatore olimpico francese Daniel Cathiard e sua moglie Florence, che hanno abbracciato l'agricoltura biodinamica. Nei loro vigneti si vedono cavalli arare la terra circondati da boschi, frutteti e alveari. Produce miscele rosse e bianche utilizzando i sette vitigni bordolesi, coltivati secondo principi biodinamici.

Per l'ottava posizione siamo di nuovo in Spagna, all'Abbazia di Santa María de Retuerta, fondata nel 1146. Situato in una tenuta di 700 ettari a Sardón de Duero (a un paio d'ore da Madrid), il monastero in stile tardo romanico e gotico ora ospita anche un complesso alberghiero a cinque stelle e un ristorante stellato Michelin. I vigneti coprono 192 ettari, suddivisi in 54 piccoli appezzamenti (“pagos”) lungo le rive del fiume Douro. La maggior parte è piantata a Tempranillo, con Cabernet Sauvignon, Syrah e piccole quantità di Merlot e Petit Verdot.

A Mosel, in Germania, troviamo Ernie Loosen, il re del Riesling. Enigmatico, appassionato e ricco di idee, nel 1988 rileva la tenuta che appartiene alla sua famiglia da oltre 200 anni, facendo salire la sua reputazione ad alti livelli. Con innumerevoli premi a suo nome, la tenuta è membro della VdP (l'associazione tedesca dei coltivatori orientati alla qualità) e possiede numerosi vigneti con lo status GG, l'equivalente non ufficiale tedesco del Grand Cru. Ernie produce vini di ogni stile, dal secco al dolce, da quello economico a quello premium.

Chiude la top ten dei migliori vigneti del mondo la Finca Victoria Durigutti Family Winemakers a Luján de Cuyo, Argentina. Nasce nel 2002, come una piccola azienda vinicola fondata dai fratelli enologi Héctor e Pablo Durigutti, originari di Rivadavia, nel cuore vinicolo argentino di Mendoza. I vigneti sono certificati biologici, utilizzando lieviti autoctoni e senza filtrazioni. Non utilizzando prodotti di derivazione animale, i vini sono anche adatti ai vegani.

Una menzione doverosa va ad una azienda italiana che si piazza al quattordicesimo posto di questa classifica che esamina oltre 50 vigneti: si tratta della Tenuta Cavalier Pepe, in Irpinia. Nel clima soleggiato e ventilato del Sud Italia si coltivano 70 ettari di vigneti, oltre a uliveti e noccioleti. Completano l'esperienza una cantina, un ristorante panoramico ed alloggi tutti immersi nella natura. I vini rossi provengono prevalentemente da Taurasi DOCG (100% Aglianico).