La corsa degli Stati europei verso il Recovery Fund: il monitoraggio di Sky TG24

Economia

Lorenzo Borga

Il monitoraggio di Sky TG24 sugli aiuti europei al nostro paese. Traccia i progressi sul piano nazionale per il Next Generation Eu. L'articolo viene aggiornato periodicamente

Le ultime notizie sul Recovery Fund

 

  • 14 aprile 2021 - La Commissione europea ha annunciato che il piano di finanziamento sui mercati partirà a giugno o luglio, e che saranno raccolti circa 150 miliardi di euro di debito comune ogni anno, per finanziare il Next Generation Eu.
  • 13 aprile 2021 - Nel Documento di Economia e Finanza che sarà approvato a giorni dovrebbero essere inseriti anche dei fondi per finanziare i progetti che rimarranno esclusi dal recovery plan italiano.
  • 9 aprile 2021 - Il governo ha incontrato le regioni per un confronto sul recovery plan. La gestione centrale sarà in mano al Ministero dell'Economia, mentre le regioni saranno responsabili per la spesa dei fondi di loro competenza.
  • 1 aprile 2021 - Camera e Senato hanno approvato le loro relazioni sulla proposta di Pnrr approvata dal governo Conte a gennaio, che contengono alcune osservazioni e critiche ma apprezzano a livello generale la bozza.
  • 27 marzo 2021 - La corte suprema tedesca ha bloccato la ratifica del Bundestag del Next Generation Eu. Manca ancora la ratifica di 10 parlamenti nazionali.
  • 22 marzo 2021 - Secondo il commissario Dombrovskis, Francia, Spagna, Grecia, Portogallo e Slovacchia sono i paesi più avanti sul recovery plan. L'Italia non è citata nel gruppo di testa.

 

Il Next Generation Eu è un piano di ripresa proposto dalla Commissione europea, su cui è stato trovato un accordo dal Consiglio dei capi di stato e di governo, per far ripartire l'economia del continente. Gli Stati membri hanno deciso di raccogliere debito europeo per 390 miliardi di euro di sovvenzioni ai paesi e 360 miliardi distribuiti sotto forma di prestiti, che arriveranno entro il 2026.

 

Ormai manca poco al termine del 30 aprile entro cui i paesi dovranno inviare alla Commissione europea i recovery plan nazionali.

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Di quanti soldi parliamo

Il Next Generation Eu è ripartito in diversi programmi di spesa. Il principale è la Recovery and resilience facility (“Dispositivo per la ripresa e la resilienza”): quello che tutti chiamano comunemente Recovery Fund e che è il piatto forte – e la novità – dell’azione europea. Si tratta di un fondo che arriva a 672,5 miliardi di euro, divisi in 360 prestiti e 312,5 sussidi. A questo se ne aggiungono altri: React-Eu, Horizon Europe, InvestEU sono i principali e in tutto metteranno a disposizione circa 75 miliardi di euro di sovvenzioni.

 

Il governo italiano ha stimato che i fondi a disposizione entro il 2026 dovrebbero essere in totale 205 miliardi, meno dei circa 209 stimati fino a inizio marzo. Nell'ultima bozza italiana a questi numeri viene aggiunta un'altra decina di miliardi (per questo vi capiterà di leggere numeri come 224 miliardi), ma in realtà si tratta di risorse che non fanno propriamente parte del Next Generation Eu. Il nostro paese sarà il maggiore beneficiario del piano, perché il più grande tra gli stati maggiormente colpiti dalla crisi (il calcolo dei benefici infatti dipende anche dall'andamento del Pil e della disoccupazione nel 2020 e nel 2021).

I tempi del recovery plan

Siamo ormai giunti quasi al termine del processo di approvazione del Next Generation Eu. Come vedete nella visualizzazione qui sotto, a partire da maggio 2020 le istituzioni europee hanno lavorato per far approvare il pacchetto da 750 miliardi di aiuti. Dopo il faticoso compromesso di luglio, a dicembre è stato raggiunto un accordo che ha portato all'approvazione del regolamento sul Recovery Fund da parte del Parlamento europeo (LA SPIEGAZIONE). Dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale dell'Ue, il regolamento è ora operativo e i paesi possono inviare, entro fine aprile, i piani di spesa e riforma definitivi alla Commissione, che avrà due mesi di tempo per valutarli. Successivamente sarà chiamato a decidere il Consiglio europeo, per un altro mese di tempo. Nel frattempo i parlamenti nazionali di tutti gli stati dovranno ratificare l'accordo comunitario. I primi soldi, il 13% del totale (per l'Italia più di 25 miliardi di euro), dovrebbero dunque arrivare nella seconda metà del 2021.

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Le condizionalità

 

La formulazione dei piani nazionali di spesa e riforma è particolarmente delicata perché la Commissione europea ne valuterà l'efficacia e la completezza - attraverso un sistema di rating - prima di dare il via libera ai fondi. L'approvazione di Bruxelles è fondamentale perché saranno gli stati ad anticipare i soldi, che poi chiederanno il rimborso all'Europa (che arriverà solo a determinate condizioni). La Commissione chiede che nei recovery plan siano indicati con precisione cronoprogrammi delle spese e target (sostanzialmente obiettivi di percorso) per ogni progetto e riforma. Dunque se, per esempio, si vuole costruire una nuova ferrovia con i soldi europei entro il 2024, bisognerà indicare quanti chilometri si intendono completare entro il 2022, il 2023, e così a seguire. Infatti due volte all'anno gli stati richiederanno il rimborso delle spese sostenute per i progetti concordati nei piani. Se gli obiettivi intermedi non saranno rispettati, a quel punto Bruxelles non autorizzerà il rimborso, e darà sei mesi di tempo allo stato per recuperare il ritardo. La Commissione non tollererà ritardi: gli stati dovranno spendere tutti i soldi entro dicembre 2026. Non dovessero essere usati dei fondi, lo stato ritardatario perderebbe il diritto di spenderli.

La corsa degli stati europei

 

Secondo fonti della Commissione europea, per ora i paesi che hanno fornito le bozze non ufficiali dei propri recovery plan sono 20, tra cui Spagna, Francia, Germania e Italia. Come descritto dal commissario Valdis Dombrovskis, quasi tutti i paesi dovrebbero consegnare i piani entro fine aprile, come previsto. Per ora però nessuno è riuscito a inviare a Bruxelles il recovery plan definitivo: tutti sono ancora in fase di negoziazione.

 

Per mesi abbiamo seguito la corsa dei paesi europei alla presentazione dei piani nazionali (con questi risultati). Ora tuttavia, quando tutti e quattro i paesi principali hanno inviato bozze a Bruxelles, non è più possibile monitorarne i progressi. Tutto si svolge infatti nei negoziati continui con la Commissione europea, in cui si stanno definendo i dettagli tecnici. Per questo il monitoraggio di Sky TG24 sulla corsa dei paesi verso i paesi europei è sospeso fino a quando i primi piani nazionali di ripresa verranno inviati a Bruxelles. La tempistica sarà importante per poter incassare il prima possibile l'anticipo del 13% dei fondi.

 

L'Italia da parte sua fino a gennaio non aveva ancora pubblicato nessun piano ufficiale. Anche per questo, è stata ritenuta per mesi in ritardo rispetto agli altri grandi paesi europei secondo il monitoraggio di Sky TG24. Il 13 gennaio 2021 infine il precedente esecutivo ha approvato una prima bozza ufficiale del Piano nazionale di ripresa e resilienza (scarica il pdf). Questo documento è tuttavia ancora privo di cronoprogrammi e target precisi, e anche dell'illustrazione della governance della struttura che dovrà seguire l'attuazione del piano. Così come è dunque, non potrebbe essere approvato da Bruxelles. Il nostro paese è inoltre l'unico, nel gruppo dei grandi, a voler richiedere anche i prestiti europei oltre ai sussidi.

 

La Spagna è stata per mesi in testa nella corsa al Recovery tra i grandi paesi, secondo l'elaborazione di Sky TG24. Secondo fonti della Commissione europea infatti già almeno da inizio dicembre ha inviato una bozza del proprio piano a Bruxelles. In effetti infatti già a ottobre aveva pubblicato un primo documento molto preliminare e generico del piano (intitolato España Puede), per spendere 72 miliardi di euro. ll governo spagnolo ha invece deciso di rinunciare ai prestiti del Next Generation Eu, come Francia e Germania: infatti i tassi di interesse a cui si finanzia sul mercato sono solo poco più costosi rispetto a quelli che dovrebbe rimborsare alla Commissione europea. Intanto però secondo indiscrezioni di stampa, si sta trovando in difficoltà di fronte alle richieste di Bruxelles di riformare il sistema pensionistico.

 

La Francia è stata a settembre 2020 la prima a pubblicare una proposta di piano di rilancio (anche abbastanza dettagliato), finanziato nelle intenzioni francesi per 40 miliardi da fondi del Next Generation Eu. Da allora però ha intrapreso un negoziato con Bruxelles, che non risulta ancora terminato. Inizialmente infatti il ministro dell'economia Le Maire aveva assicurato che il documento definitivo sarebbe stato pubblicato entro gennaio. Ma ultimamente si è lamentato della complessità tecnica dei requisiti chiesti dalla Commissioni per i recovery plan, in un'intervista al Financial Times.

 

La Germania invece ha approvato il 16 dicembre il suo "Deutscher Aufbau- und Resilienzplan", che ha poi inviato in Europa. In totale i tedeschi spenderanno poco più di 29 miliardi di euro, molto meno di Italia e Spagna. Anche il documento inviato dalla Germania sembra però ancora troppo generico e privo di target e cronoprogrammi. Inoltre, secondo il quotidiano tedesco Handelsblatt, la Commissione ritiene che nel piano tedesco manchi ancora un piano dettagliato delle riforme.

Soldi per cosa

Le priorità di spesa sono state indicate dall'Europa: almeno il 37% dei fondi dovrà andare alla transizione verde e non meno del 20% a quella digitale. I contributi e i prestiti europei servono per finanziare riforme e investimenti dei paesi (nell'ultima bozza italiana rappresentano il 70 per cento dei fondi), mentre l'indicazione europea è di evitare di finanziare spesa corrente e bonus. Altra indicazione ai paesi è spendere i soldi comunitari per seguire le indicazioni annuali della Commissione europea.

 

Andando più nel dettaglio si possono confrontare le diverse spese dei governi sui singoli settori. Questo è l'obiettivo del grafico elaborato da Sky TG24, sulla base dei piani di spesa e riforma della Francia, della Spagna, della Germania e della bozza (non ancora approvata) italiana.

 

Con qualche cautela: i paesi non hanno usato gli stessi criteri per descrivere le loro politiche, né i documenti pubblici hanno lo stesso livello di dettaglio. Inoltre il piano francese di 100 miliardi è finanziato in maggior parte da fondi francesi e solo per 40 con il Next Generation Eu. Mentre per l'Italia si tratta solo di una bozza, che tra l'altro dall'ultima bozza contiene anche fondi comunitari ordinari non compresi nel Next Generation Eu.

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Dal confronto si può notare che l'Italia punta particolarmente sull'efficienza degli immobili e le infrastrutture. É invece il paese che meno vuole spendere per la digitalizzazione dell'industria e sul dossier mercato del lavoro e giovani. La Francia invece è prima, per spesa, sull'agricoltura e l'efficienza degli immobili. Lo sarebbe anche su giovani e industria, tuttavia per entrambi gli interventi in realtà si tratta di spese previste al di fuori dei fondi europei e finanziati con soldi nazionali (per, rispettivamente, cassa integrazione e taglio delle imposte alle aziende). La Spagna infine ha deciso di spendere molto in ricerca e sanità (il 16,5% dei fondi) e sull'istruzione e il piano asili nido (17,6%).

 

L'Italia ha cambiato parte dell'impianto di spesa con gli ultimi interventi di modifica (non ancora definitivi). Rispetto alla prima bozza di dicembre infatti la maggioranza sembra intenzionata a tagliare i progetti sull'efficienza degli immobili (-6,5 punti percentuali) e la digitalizzazione dell'industria (-5,9). Mentre sarebbero stati incrementati i fondi sulle infrastrutture (+3,1 punti), la ricerca e la sanità (+4,5 punti), giovani e cultura (in entrambi i casi i fondi sono raddoppiati).

Chi incassa e chi paga

Attenzione: anche i contributi che qualcuno chiama "a fondo perduto" andranno ripagati in qualche modo. La Commissione europea si indebiterà sui mercati finanziari per reperire i soldi da girare agli stati, e in qualche modo i soldi ai creditori privati bisognerà restituirli. Le strade proposte sono sostanzialmente due: gli stati membri potrebbero pagare secondo le quote che già versano al bilancio europeo; altrimenti potrebbero essere introdotte nuove imposte europee pagate da contribuenti e imprese (come quella sulla plastica che entrerà in funzione da gennaio, oppure una web tax su cui ancora però non c'è accordo). Ciò significa, per esempio, che l’Italia sulla parte di sussidi dovrebbe restituire circa 50 miliardi di euro nel corso di diversi anni, rispetto agli 80 che incasserà dal Next Generation Eu. Tra i grandi paesi, anche la Spagna pagherà meno di quanto riceverà, mentre Germania e Francia dovranno rimetterci nel lungo termine. Il grosso delle restituzioni inizierà dopo il 2027 e potrà essere spalmato in più di 30 anni.

 

Se si dovesse scegliere la prima strada, ecco quanto riceverebbero o pagherebbero i singoli stati.

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Anche la Banca centrale europea ha confermato queste stime, facendo però notare che Spagna e Italia non saranno i maggiori beneficiari, se teniamo conto della grandezza delle loro economie. A incassare più sussidi, al netto delle restituzioni, saranno tra i paesi dell’Euro Grecia, Portogallo e Slovacchia.

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