La corsa degli stati europei verso il Recovery Fund

Economia

Lorenzo Borga

Gli stati europei stanno correndo contro il tempo per presentare il prima possibile i piani di spesa per il Recovery Fund. A che punto sono? Il monitoraggio di Sky TG24

Missione Recovery è il nuovo monitoraggio di Sky TG24, sugli aiuti europei al nostro paese. Traccia i progressi sul Next Generation Eu, sui prestiti di Sure e del Mes e sui finanziamenti della Banca europea per gli investimenti. Gli articoli vengono aggiornati periodicamente.

 

Il Next Generation Eu è un piano di ripresa proposto dalla Commissione europea, su cui è stato trovato un accordo dal Consiglio dei capi di stato e di governo, per far ripartire l'economia del continente. Gli stati membri hanno deciso di raccogliere debito europeo per 390 miliardi di euro di sovvenzioni ai paesi e 360 miliardi distribuiti sotto forma di prestiti, che arriveranno entro il 2027.

Di quanti soldi parliamo

Il Next Generation Eu è ripartito in diversi programmi di spesa. Il principale è il Recovery and resilience facility (“Dispositivo per la ripresa e la resilienza”): quello che tutti chiamano comunemente Recovery Fund e che è il piatto forte – e la novità – dell’azione europea. Si tratta di un fondo che arriva a 672,5 miliardi di euro, divisi in 360 prestiti e 312,5 sussidi. A questo se ne aggiungono altri: React-Eu, Horizon Europe, InvestEU sono i principali e in tutto metteranno a disposizione circa 75 miliardi di euro di sovvenzioni. Come ha ricordato l’economista Carlo Altomonte, i fondi che verranno mobilitati rappresentano un valore 15 volte superiore l’ammontare complessivo di debito oggi esistente all’interno delle istituzioni comunitarie. Mentre rispetto all’economia europea, si tratta del 5 per cento del totale del Pil dell’area euro, cioè circa cinque volte l’ammontare di una media legge di bilancio nazionale.

 

Per ora conosciamo solo le stime della Commissione su quanti sussidi dovrebbero arrivare ai vari paesi per il Recovery Fund (l’80 per cento del totale). Il nostro paese dovrebbe essere quello che ne beneficerà di più (seguito da Spagna e Francia), con 65 miliardi e mezzo. Il governo italiano ha però già stimato che i fondi a disposizione entro il 2027 dovrebbero essere in totale 205 miliardi, tra circa 78 di sussidi e 127 di prestiti.

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Anche se tenendo invece conto del Pil di ciascun paese l’Italia scende nella seconda metà dei paesi europei. E tra gli stati più grandi finisce dietro la Spagna, ma è davanti a Francia e Germania. Ai primi posti sarebbero invece i più piccoli, tra cui Croazia, Bulgaria, Grecia, Slovacchia e Portogallo.

 

Fondi promessi all’Italia – 78 miliardi euro di sussidi e 127 di prestiti

Fondi pagati all’Italia – 0 miliardi di euro

 

La corsa degli stati europei contro il tempo

Il Next Generation Eu però non è ancora stato approvato. Va infatti votato assieme al bilancio europeo, su cui gli stati membri e il Parlamento europeo stanno ancora trattando. Per ora la Commissione ha solamente pubblicato delle linee guida per gli stati membri.

 

Ciò che sappiamo sui tempi è che probabilmente i primi soldi non arriveranno prima di metà 2021. La Commissione ha intanto suggerito agli stati di presentare delle prime bozze di programmi nazionali di spesa - in cui indicare i progetti da finanziare con i soldi europei - a partire dal 15 ottobre. Mentre le versioni definitive dovranno essere inviate dal primo gennaio dell'anno prossimo (data condizionata all’approvazione definitiva del bilancio europeo) e non oltre il 30 aprile 2021.

A partire dall'anno prossimo gli stati potranno ricevere un anticipo del 10 per cento delle risorse europee, non appena verrà approvato dall'Unione europea il piano di spesa nazionale. Come ha dichiarato il commissario Gentiloni, prima saranno presentate le proposte, prima si potranno incassare i soldi.

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A quanto si sa a oggi solo la Francia ha ultimato il suo piano che dovrà inviare alla Commissione, il 3 settembre. Si tratta di un progetto di rilancio per il biennio 2021-2022 pari a 100 miliardi di euro, finanziato per 4 euro su 10 proprio dal Next Generation Eu. Di questi la maggior parte dovrebbero essere a fondo perduto, mentre circa 8 miliardi saranno prestiti. Gli obiettivi del governo nominato da Emmanuel Macron sono la sostenibilità ambientale, il rilancio della competitività delle imprese francesi (per questo è previsto un taglio di tasse alle aziende di 20 miliardi di euro) e infine assicurare la coesione sociale con spese in sanità e welfare. L’Osservatorio sui conti pubblici italiani, guidato da Carlo Cottarelli, ha esaminato il piano francese e ha stilato questa classificazione delle spese previste.

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L'Italia da parte sua invece ha pubblicato delle linee guida per definire successivamente il vero e proprio piano successivo. Questo documento riporta le modalità con cui verranno scelti i progetti da presentare in Europa e gli obiettivi generici del piano. Tra questi si vuole riportare in linea con la media europea la crescita del Pil nazionale, che negli ultimi dieci anni è stata dello 0,25 per cento. Per riuscirci la crescita media dovrebbe aumentare di almeno sei volte. Si dichiara di voler aumentare gli investimenti pubblici e la spesa per innovazione e ricerca, incrementare il tasso di occupazione, ridurre i divari territoriali, promuovere una ripresa del tasso di natalità, migliorare la preparazione degli studenti, e via dicendo. Per riuscirci nell’aggiornamento del documento di economia e finanza il governo ha scritto di voler utilizzare per l’anno prossimo 25 miliardi di euro, tra prestiti (11) e sussidi (14), 37 e mezzo nel 2022 e 43 miliardi nel 2023.

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Per quanto riguarda invece come raggiungere questi obiettivi, nelle settimane scorse è trapelato un elenco non definitivo dei progetti candidati a rientrare nel Recovery plan italiano presentati dai ministeri. Le proposte sono circa 400, per un totale di 454 miliardi di spesa previsti. Il centro di ricerca del fondo di investimento Algebris e il think tank di giovani ricercatori Tortuga hanno analizzato il documento. Dei 405 progetti, 17 non presentano una stima di costo o sono a costo zero. I restanti 388 progetti con budget si dividono tra la metà che ha un costo inferiore ai 100 milioni di euro (5 addirittura non arrivano a 100mila euro), mentre i progetti più costosi – sopra il miliardo di euro – sono 81. Più di un terzo della spesa andrebbe al Ministero dello sviluppo economico, il 15 per cento a quello della Salute e il 7 al Ministero per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione.

Per il nostro paese però la sfida resterà probabilmente spendere tutti i soldi a disposizione. Il centro studi Prometeia ha previsto su questo che dei fondi del Next Generation Eu l’Italia ne utilizzerà solo il 70 per cento, “a causa delle difficoltà storiche del nostro paese a scegliere e portare a termine progetti di investimento con scadenze così stringenti”.

 

La Spagna invece ha da poco presentato i suoi primi documenti formali. Il primo ministro Pedro Sanchez ha dato il compito ai suoi uffici di supervisionare la redazione del recovery plan e organizzato un gruppo di consulenza formato da amministratori di aziende private. A inizio ottobre il governo ha così pubblicato una prima bozza del recovery plan per spendere 72 miliardi di euro nel prossimo triennio. Da utilizzare per il 37 per cento nella transizione ecologica e il 33 in quella digitale. Altre priorità saranno le infrastrutture, l’istruzione, la modernizzazione dell’industria, gli investimenti in innovazione.

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La Germania invece ha presentato la sua manovra economica per l’anno prossimo, che dovrebbe ammontare a 96 miliardi. Non tutti questi però saranno finanziati attraverso il Next Generation Eu, perché i tedeschi avranno diritto a una quota minore del piano europeo. Infatti il ministro delle finanze Olaf Scholz ha annunciato che del Recovery Fund la Germania userà quasi 23 miliardi di euro. I capisaldi della spesa saranno per le infrastrutture digitali, la decarbonizzazione e l’ammodernamento della pubblica amministrazione. Il piano nazionale da presentare alla Commissione europea ancora non c’è, ma i partiti della coalizione al governo – Cdu e Spd – hanno definito delle indicazioni generali. 

Soldi per cosa

Le priorità di spesa sono state comunicate dalla presidente Von der Leyen: almeno il 37% dei fondi dovrà andare alla transizione verde e non meno del 20% a quella digitale. Altra indicazione ai paesi è spendere i soldi comunitari per seguire le indicazioni annuali della Commissione europea. Per l'Italia i temi sono i soliti: contrastare l’evasione fiscale, ridurre il costo economico delle pensioni, ridurre la pressione fiscale sul lavoro, migliorare la qualità e la digitalizzazione della pubblica amministrazione, sostenere il lavoro di donne e giovani, aumentare il finanziamento per l’istruzione e per gli investimenti in ricerca, innovazione e infrastrutture, rafforzare le politiche attive del mercato del lavoro, ridurre la durata dei processi civili e rafforzare la lotta contro la corruzione.

Chi incassa e chi paga

Ma attenzione: anche i contributi che qualcuno chiama "a fondo perduto" andranno ripagati in qualche modo. La Commissione europea si indebiterà sui mercati finanziari per reperire i soldi da girare agli stati, e in qualche modo i soldi ai creditori privati bisognerà restituirli. Le strade proposte sono sostanzialmente due: gli stati membri potrebbero pagare secondo le quote che già versano al bilancio europeo; altrimenti potrebbero essere introdotte nuove imposte europee pagate da contribuenti e imprese (come quella sulla plastica che entrerà in funzione da gennaio, oppure una web tax su cui ancora però non c'è accordo). Ciò significa, per esempio, che l’Italia sulla parte di sussidi dovrebbe restituire circa 50 miliardi di euro nel corso di diversi anni, rispetto agli 80 che incasserà dal Next Generation Eu. Tra i grandi paesi, anche la Spagna pagherà meno di quanto riceverà, mentre Germania e Francia dovranno rimetterci nel lungo termine. Il grosso delle restituzioni inizierà dopo il 2027 e potrà essere spalmato in più di 30 anni.

 

Se si dovesse scegliere la prima strada, ecco quanto riceverebbero o pagherebbero i singoli stati.

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Anche la Banca centrale europea ha confermato queste stime, facendo però notare che Spagna e Italia non saranno i maggiori beneficiari, se teniamo conto della grandezza delle loro economie. A incassare più sussidi, al netto delle restituzioni, saranno tra i paesi dell’Euro Grecia, Portogallo e Slovacchia.

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