Recovery fund, il nodo governance il primo da sciogliere

Economia

Il primo e più urgente dossier sul tavolo del Governo, in chiave Recovery fund, è la decisione sulla governance, ossia sulla struttra che gestirà i miliardi europei. Ancora molte le incognite da sciogliere

Anzitutto, cos’è la Governance? L'insieme delle regole e delle procedure per la gestione di una società o di una istituzione, spiega il dizionario. Insomma, il governo (di un ente), per dirla semplice; ma semplice non è mai, e il Governo (del Paese) ne sa qualcosa: la Governance del Recovery Fund – ossia chi concretamente gestirà la massa di miliardi provenienti dall’Europa – è stata una delle bucce di banana su cui è scivolato il Governo Conte 2.

 

Dalle bozze con Conte all'incertezza con Draghi

Le polemiche di qualche mese fa sembrano in naftalina, ma il problema sta tornando d’attualità perché ci siamo: è il primo punto dell’agenda sul tavolo del premier (vedi il serrato cronoprogramma stilato dall'esecutivo sul fronte delle riforme collegate al PNRR), la matassa va sbrogliata entro fine maggio per essere pronti a ricevere la prima fetta di aiuti questa estate. Una prima, preliminare scadenza, di cui però si sa ancora ben poco. Anche le indiscrezioni che filtrano da Palazzo Chigi sono fumose. Lo schema di massima prevedrebbe una cabina di regia politica, dalla composizione ancora misteriosa ma con un’unica certezza: sarà costruita attorno al ministro dell’economia, raccordo necessario con Bruxelles (come anticipato dallo stesso Presidente del Consiglio nel suo discorso programmatico in Senato).

 

Il ruolo centrale del MEF

Il MEF di Daniele Franco gestirà il monitoraggio delle opere e raccoglierà gli indicatori necessari per rapportarsi ogni sei mesi con la Commissione europea e accedere ai fondi della tranche successiva. E poi? Quali altri ministeri? Nebbia fitta. L’ipotesi più accreditata vede nei ruoli di spicco i tre tecnici voluti da Draghi alla transizione ecologica, Cingolani, al digitale, Colao, e alle infrastrutture, Giovannini. Dovrebbero entrare nella squadra anche altri ministri, da quello dello sviluppo economico a quello del lavoro. A proposito di lavoro: per formare le strutture interne ai singoli dicasteri ci sarà anche da assumere: mille esperti per le Regioni e 300 nelle amministrazioni centrali.

 

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