Introduzione
Il differenziale con titoli tedeschi è ai massimi da aprile 2025 e i rendimenti corrono, pesando sui Paesi più indebitati come l'Italia e la Francia. Fra le cause ci sono i timori degli investitori per la situazione in Medio Oriente che non sembra avviarsi verso una soluzione a breve, per l'inflazione per l'aumento dei prezzi dell'energia e per i debiti pubblici.
Quello che devi sapere
L’andamento dello spread di oggi 2 ottobre
Oggi in avvio lo spread fra Btp e Bund ha toccato i 126 punti aggiornando i massimi da aprile 2025. In seguito il differenziale con i Bund tedeschi è sceso a 118 punti base con il rendimento al 4,66%, per poi risalire prima a quota 125, poi a 128 punti e dopo ancora a 131 punti base, sempre sui livelli di aprile 2025. Il rendimento del titolo decennale italiano sale al 4,7%.
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I titoli degli altri Paesi
A metà seduta, per quanto riguarda i rendimenti gli unici in rialzo sono gli Oat francesi al 4,92%. In calo i T-Bond con i decennali che viaggiano al 5,23%, e il dieci anni tedesco è sotto il 3,42%.
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Le Borse e il petrolio
A metà giornata la Borsa di Milano ha azzerato il rialzo dell’avvio e il Ftse Mib è scivolato a -0,03% a 50.217 punti. Tra le altre Borse, Francoforte guadagna l'1%, Parigi lo 0,7%, Londra +0,27%, Madrid lo 0,4%. Prosegue inoltre la discesa del petrolio. Il Brent è sceso a 99,2 dollari al barile registrando un calo del 3%. Il Wti ha perso il 4% ed è calato sotto quota 90 dollari al barile. Secondo quanto riporta Bloomberg, la discesa del greggio è dovuta alle indiscrezioni secondo cui alcuni Paesi europei starebbero discutendo del rilascio delle riserve strategiche per attenuare l'impennata dei prezzi dei carburanti.
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Cos’è lo spread?
Lo spread Btp Bund è la differenza tra i rendimenti dei titoli di due Stati diversi, in questo caso Italia e Germania. Se uno rende l’1% e l’altro il 3%, lo spread è del 2% e - in gergo tecnico - si dice che lo spread è di 200 punti base. Lo spread misura la differenza di affidabilità degli Stati, e se aumenta significa che la fiducia in quel Paese sta calando. Di conseguenza gli investitori tenderanno a vendere i titoli di quello Stato, e più ne cederanno più lo spread continuerà a salire.
Perché lo spread sale
Nei giorni scorsi a pesare sul mercato obbligazionario è stato soprattutto il petrolio, con il Brent che si era nuovamente portato oltre la soglia dei 100 dollari al barile per poi allungare sopra 101 segnando un rialzo di più del 3%. Poi c’è il nervosismo per l'esplodere dei debiti pubblici, a partire da quello degli Stati Uniti, che impongono ai Paesi di emettere bond per rifinanziarli con rendimenti, per forza di cose, destinati a salire. Infine, i timori sull'inflazione per l'aumento dei prezzi dell'energia causato dalla crisi in Medio Oriente (con la mancanza di segnali di una soluzione), spingono gli investitori a posizionarsi dando già per scontati nuovi interventi della Fed e della Bce sui tassi. E le banche centrali devono tenere a bada le pressioni dei costi rialzando i tassi e spingendo ulteriormente i rendimenti. Corrono così i rendimenti dei titoli di Stato, e in Europa ne fanno le spese i Paesi più indebitati come l'Italia e la Francia.
Il caso della Francia
Giovedì, prima che la Legge di bilancio venisse presentata in Consiglio dei ministri, il tasso sui titoli decennali francesi ha raggiunto il livello più elevato dal 2002: segnale della crescente sfiducia degli investitori verso il debito transalpino. Il rendimento delle obbligazioni sul mercato secondario è schizzato al 4,92%, e Parigi non registrava un tale record da luglio 2002, quando il tasso superò il 5%. Lo spread tra rendimenti tedeschi e francesi, inoltre, ha raggiunto i 131 punti percentuali: il livello più alto dal 2012. Infine, secondo i dati diffusi dall'Insee (l’Istituto nazionale francese di statistica), il debito pubblico francese è arrivato a 3.595 miliardi di euro, pari al 119% del Pil. Il timore degli investitori è quindi che la Francia abbia difficoltà a risanare i conti pubblici, ed è per questo che il rendimento degli Oat francesi decennali si è avvicinato al 5%.
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