Introduzione
Come evidenziato anche dal sindacato autonomo Anief, sono migliaia i docenti che rinunciano all’immissione in ruolo al Nord per via del carovita che cresce sempre più. Per un insegnante, accettare una cattedra al Nord può voler dire guadagnare 1.450-1.480 euro al mese, ma spenderne 500-700, o anche 1.000, solo di affitto. In questo scenario, potrebbe essere quindi più conveniente fare i supplenti, ma vicino a casa, per non sostenere grandi costi. Intanto, l’anno scolastico è ripreso con oltre 200mila supplenti da assumere.
Quello che devi sapere
I dati su chi ha detto "no" all'assegnazione
Ecco i dati nel dettaglio, sui docenti che hanno detto “no” all’assegnazione:
- 300 docenti che rinunciano in Toscana su 2.000 immissioni in ruolo,
- 383 posti vuoti in Friuli Venezia Giulia su 1.097 autorizzati,
- 562 nominati in Liguria su 1.407 immissioni in ruolo,
Ci sono poi migliaia di cattedre scoperte in Lombardia, specialmente nella scuola primaria (quindi le elementari).
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La denuncia e le richieste di Anief
Il sindacato Anief sottolinea che questa situazione "non si sarebbe venuta a creare se solo fossero state previste delle indennità per i lavoratori fuori sede, come pure degli sconti fiscali sugli affitti e sui trasporti”. “Tutte disposizioni che, dopo quanto accaduto, diventano per noi inderogabili”, dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.
Il sindacato ora chiede quindi specifiche risorse in Legge di bilancio per garantire la continuità didattica e affrontare il diverso costo della vita che porta chi lavora nelle scuole italiane a decidere di rinunciare alla stabilizzazione perché lontana da casa. “Le rinunce ai contratti a tempo indeterminato - commenta Pacifico - dimostrano che è necessario introdurre una specifica indennità per chi lavora fuori sede, come già avviene nel privato. La maggior parte degli insegnanti è pendolare e viene dal Sud. Per il caro affitti servono le norme attuative del Piano casa e modifiche per permettano lo sgravio fiscale previsto per chi lavora in montagna, oltre che esenzioni fiscali per le spese dei trasporti. Come sindacato autonomo lo abbiamo chiesto al tavolo con l’Aran per il rinnovo contrattuale”.
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La richiesta di sostengo contro il caro carburanti
Le proposte e le richieste per poter risolvere la situazione sono molteplici. Il Cnddu (Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani) ha proposto, ad esempio, un contributo mensile fino a 200 euro per i docenti fuori sede e i pendolari, per permettere anche agli insegnanti di fronteggiare il caro carburanti. L’idea quella di aiutare a coprire, almeno in parte ,le spese per benzina, autostrade e trasporto pubblico.
I prezzi degli affitti
Se invece torniamo a guardare le cifre, si vede come lo stipendio da insegnante venga rapidamente eroso dal costo della vita al Nord, soprattutto dall’affitto.
A Milano in medioa una stanza in appartamento condiviso può costare 700 euro. Molto ovviamente dipende dalla zona e dai servizi che ci sono nelle vicinanze. Mentre per un monolocale si può arrivare a 780-1.000 euro. Cifre simili anche a Firenze. E se si guarda a Roma, anche lì i prezzi sono sulla stessa linea: una stanza può costare circa 700 euro, mentre per un monolocale si arriva fino a 1.000 euro. Con queste cifre, l'affitto può arrivare ad assorbire più di un terzo dello stipendio dei docenti.
Perché conviene rimanere al Sud
Considerando le cifre analizzate fino a qui, per molti docenti provenienti dal Mezzogiorno, i calcoli portano, molte volte, a decidere di restare precari, ma vicino a casa, perché questo scenario risulta economicamente più sostenibile che diventare di ruolo al Nord.
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