Introduzione
La Banca centrale europea ha alzato i tassi di interesse di un quarto di punto e per chi ha un mutuo a tasso variabile l'effetto è immediato: la rata torna a salire. Secondo le simulazioni elaborate da Facile.it, l'aumento su un finanziamento tipo vale circa 17 euro al mese, ma il rincaro accumulato dall'inizio dell'anno è ben più consistente e le previsioni indicano ulteriori strette nei mesi a venire. Ecco cosa cambia concretamente per le famiglie, quanto può pesare sugli interessi e cosa conviene valutare tra tasso fisso e variabile.
Quello che devi sapere
La decisione della Bce e cosa significa per chi ha un mutuo
La Bce ha deciso un nuovo rialzo dei tassi di riferimento di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 2,50%. È una mossa che il mercato dava ormai per certa e che si spiega con un'inflazione ancora alta, alimentata dal caro materie prime legato alla crisi in Medio Oriente. Per chi ha già un mutuo la ricaduta non è astratta: sui finanziamenti a tasso variabile la rata mensile è destinata a muoversi verso l'alto, mentre chi ha un tasso fisso non subisce variazioni.
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Tasso variabile: di quanto sale la rata subito
Su un mutuo variabile standard da 126.000 euro in 25 anni, l'aumento deciso dalla Bce si traduce in una rata che passa da 614 a circa 631 euro al mese, con un rincaro immediato di 17 euro. Una cifra che presa singolarmente può sembrare contenuta, ma che va letta insieme agli aumenti già maturati nel corso dell'anno e a quelli attesi per i prossimi mesi.
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Come è cambiata la rata da gennaio 2026 a oggi
Il mutuo variabile ha ripreso a correre già da inizio anno. Sempre secondo i calcoli di Facile.it, a gennaio 2026 la rata dello stesso finanziamento tipo era di 578 euro, salita a 585 ad aprile e a 599 a luglio, fino ai 614 euro di settembre. Rispetto a gennaio, quindi, la rata era già cresciuta di 36 euro ancora prima dell'ultimo intervento della Bce.
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Dove arriva la rata entro fine anno
Con il rialzo appena deciso, secondo Facile.it entro la fine del 2026 la rata del mutuo tipo si porterà intorno ai 631 euro. Il conto complessivo dall'inizio dell'anno diventa così di 53 euro in più al mese: è la differenza tra quanto una famiglia pagava a gennaio e quanto si troverà a versare negli ultimi mesi del 2026.
Le previsioni dei futures: la rata nel 2027
Il rialzo di oggi potrebbe non essere l'ultimo. Guardando ai futures sull'Euribor aggiornati ai primi di settembre, il mercato si attende almeno un secondo aumento entro la metà del 2027. L'Euribor a tre mesi, oggi al 2,67% e principale riferimento per i mutui variabili, salirebbe al 3,10% entro giugno 2027. In pratica la rata del finanziamento tipo passerebbe dagli attuali 614 euro a oltre 650, con un incremento di 73 euro rispetto a gennaio 2026.
Quanto pesa tutto questo sugli interessi
Sommando gli aumenti già registrati e quelli in arrivo, il peso sul bilancio familiare diventa evidente. Secondo le stime di Facile.it, nel 2027 chi ha un mutuo a tasso variabile standard si troverà a spendere oltre 600 euro in più di soli interessi nell'arco dell'anno rispetto alla situazione di partenza. È il dato che meglio fotografa l'impatto complessivo dei rialzi sulle tasche di chi ha scelto il variabile.
Variabile o fisso oggi: il confronto per chi accende un mutuo
Chi deve accendere un mutuo si trova davanti a una scelta più equilibrata del passato. Sul mercato le migliori offerte a tasso variabile partono da un Tan del 2,65%, con una rata iniziale di 575 euro, circa 32 euro in meno rispetto alle migliori proposte a tasso fisso, che partono da un Tan del 3,15% e una rata di 607 euro. Il variabile resta quindi più conveniente in partenza, ma il vantaggio è ridotto e c'è il rischio concreto che gli indici salgano ancora. Anche il fisso, del resto, sta risentendo dello scenario internazionale, con l'aumento dei rendimenti dei titoli di Stato che spinge al rialzo i parametri di riferimento.
Cosa fanno gli italiani: importi, surroghe e tipo di tasso
Nei primi otto mesi del 2026 l'importo medio richiesto per un mutuo è stato di 139.599 euro, in crescita dell'1,6% sull'anno precedente, a copertura del 74% del valore dell'immobile. Cala l'età media dei richiedenti, scesa a 39 anni, e si riduce il peso delle surroghe, passate dal 26% al 17%. Il tasso fisso resta di gran lunga il preferito, scelto dal 93% di chi chiede un finanziamento, anche se la quota di chi opta per il variabile è salita dall'1% al 7%.
Il credito alle famiglie cresce, ma la stretta può frenarlo
Il rialzo arriva in una fase in cui gli italiani erano tornati a chiedere prestiti. Secondo la Fabi, il sindacato dei bancari, nei primi sette mesi del 2026 lo stock complessivo di mutui, credito al consumo e altri finanziamenti è salito di 12,92 miliardi di euro (+1,9%) rispetto a fine 2025, arrivando a 696,81 miliardi. A trainare la crescita sono stati soprattutto i mutui, aumentati di 9,16 miliardi (+2,1%). Il cambio di rotta della politica monetaria, avverte il sindacato, rischia però di rendere il credito meno conveniente e di rallentare questa ripresa.
Occhio anche al credito al consumo
Il rincaro non riguarda solo la casa. Il credito al consumo, cioè i prestiti per acquisti come elettrodomestici, auto o viaggi, è la voce cresciuta di più nei primi sette mesi dell'anno (+3,5%). A luglio 2026, secondo la Banca d'Italia, il tasso medio su questi finanziamenti era dell'8,68% e un'eventuale risalita renderebbe più caro comprare a rate. Con un tasso al 9,50%, per esempio, un'automobile da 20.000 euro finanziata in sei anni comporterebbe una rata di circa 365 euro al mese, mentre un viaggio da 5.000 euro in quattro anni peserebbe per circa 126 euro mensili.