Stipendi più alti d'Italia, quali sono le regioni dove si guadagna di più

Economia
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Introduzione

Sono cinque le Regioni in Italia dove i lavoratori percepiscono retribuzioni più alte, che si differenziano tra loro per la rilevanza locale dei diversi settori produttivi ma anche per il peso del costo della vita e il valore ‘reale’ degli stipendi. I dati provengono dall’Osservatorio dell’INPS sui lavoratori dipendenti del settore privato, che consente di analizzare le retribuzioni lorde per provincia e qualifica professionale e di avere dunque un quadro completo dell’andamento del mercato del lavoro in Italia.

Quello che devi sapere

Dove si guadagna di più

Dai dati disponibili sul sito dell’INPS e relativi all’anno 2024, emerge come la zona dell’Italia dove si guadagna di più è il Nord-Ovest: qui gli oltre 5,5 milioni di lavoratori hanno avuto un retribuzione media annua di 28.852 euro. Al Nord-Est invece lo stipendio medio scende a quota 25.723 euro, mentre al Centro si attesta sui 23.850 euro. Sensibilmente più bassi i dati del Sud e delle Isole: la retribuzione media annua è stata infatti rispettivamente di 18.254 e 17.898 euro.

 

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Le Regioni in cima alla classifica

Per quanto concerne invece le Regioni dove gli stipendi sono più alti, sono cinque quelle che occupano le posizioni di vertice della classifica: la Lombardia, spinta dal ruolo delle attività delle multinazionali e delle aziende dei servizi a Milano; il Lazio, grazie anche al peso preponderante di Roma con le sue sedi direzionali e amministrazioni centrali; l’Emilia-Romagna, con il suo forte settore industriale e manifatturiero; il Piemonte che è trainato dai comparti industriali e tecnologici; e il Trentino-Alto Adige trainato da Bolzano.

 

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Il caso dell’Alto Adige

Proprio sull’Alto Adige si è concentrata una recente analisi dell’Istituto Promozione Lavoratori che, partendo dai dati dell’Osservatorio INPS sui lavoratori dipendenti del settore privato, ha messo in evidenza l’andamento del mercato del lavoro della provincia a Statuto speciale. Qui infatti nel 2024 la retribuzione lorda media giornaliera di un lavoratore dipendente full time del settore privato è stata pari a 130 euro, pur con grandi differenze in base al tipo di professione svolta.

Quanto si guadagna in Italia

Dai dati infatti emerge che la retribuzione lorda media giornaliera di un dirigente è stata pari a 589 euro, quella di un quadro a 267 euro, di un impiegato a 142 euro e di un operaio a 112 euro. Confrontando questi numeri con i dati a livello nazionale, emerge come in Italia la retribuzione lorda media giornaliera si attesta invece a 118 euro: i dirigenti guadagnano in media 555 euro, i quadri 243 euro, gli impiegati 121 euro e gli operai 94 euro.

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Il confronto tra operai e dirigenti

Dal confronto emerge come in Alto Adige le retribuzioni nel settore privato superano in media del 10% il livello nazionale. Inoltre nella provincia di Bolzano a essere premiati sono soprattutto i lavori con qualifiche più basse: per gli operai il vantaggio retributivo rispetto alla media nazionale è infatti del 19,3%, mentre per gli impiegati è del 17,2%. La forbice poi si riduce al 9,7% per i quadri e al 6,1% per i dirigenti.

Le tre città dove si guadagna di più

L’andamento delle retribuzioni dell’Alto Adige ha conosciuto un significativo miglioramento nell’ultimo decennio: nel 2014 infatti la differenza salariale con la media nazionale era di circa il 4%, mentre adesso ha raggiunto il 10%. Per quanto riguarda invece la classifica delle province italiane con i migliori stipendi, Bolzano occupa attualmente la terza posizione, preceduta solo da Milano e Roma: dieci anni fa invece si trovava all’ottavo posto.

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Il peso del costo della vita

“Il fatto che l’andamento dei salari in Alto Adige si stia progressivamente sganciando dalla dinamica nazionale è un segnale indubbiamente positivo”, ha commentato il direttore dell’Istituto Promozione Lavoratori, Stefan Perini, “se non fosse per l’elevato costo della vita”. Tra il 2014 e il 2024, infatti, i prezzi al consumo in Alto Adige sono aumentati del 27,3%, a fronte di un incremento medio nazionale che è stato pari al 19,6%. In entrambi i contesti la crescita dei salari nominali non è stata sufficiente a compensare l’impennata del costo della vita.

 

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