Stipendio più basso dopo le ferie: a chi può capitare, perché e cosa dice la Cassazione

Economia
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Introduzione

Al rientro dalle ferie può capitare di ritrovarsi con una busta paga dall’importo inferiore rispetto al solito. In alcuni casi, la riduzione è legittima e legata alla mancanza di maggiorazioni per esempio legate a straordinari, festività o altre voci. In ogni caso la Cassazione ha chiarito che la decurtazione non deve mai essere tale da scoraggiare il dipendente dal prendere dei giorni di assenza dal lavoro.

Quello che devi sapere

La sentenza della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18529 dell'8 giugno 2026, ha ribadito che durante le ferie il lavoratore deve ricevere comunque una retribuzione sostanzialmente paragonabile a quella ordinaria e la perdita non può essere tale da scoraggiarlo dal prendere il riposo a cui ha diritto. La decisione dei giudici è giustificata dall’articolo 36 della Costituzione, il quale sostiene che “il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e alle ferie annuali retribuite e non può rinunciarvi”. Concetto ribadito anche dall'articolo 2109 del Codice civile e dall'articolo 10 del decreto legislativo 66 del 2003. 

 

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Perché lo stipendio dopo le vacanze è più basso

Dopo una o due settimane di ferie è comunque possibile che la busta paga sia più bassa del solito perché lo stipendio di molti lavoratori non è composto solo dalla paga base, ma anche da indennità, maggiorazioni e compensi variabili legati ad esempio a turni, spostamenti, disagi o modalità particolari con cui viene svolto quel lavoro. Quando il dipendente è in ferie, alcune di queste “condizioni” non si verificano e certe voci possono quindi diminuire o non essere corrisposte nello stesso modo.

 

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Chi rischia di trovarsi una busta paga ridotta

I lavoratori che rischiano di ricevere una retribuzione più bassa dopo essere andati in ferie sono quindi coloro che oltre allo stipendio fisso, ricevono maggiorazioni o indennità collegate a particolari turni o trasferte o aggravi di vario tipo, ad esempio per i lavori usuranti. Per capire se il taglio in busta paga è corretto, si deve controllare quale voce variabile manca e quale rapporto ha con il lavoro normalmente svolto. Allo stesso tempo, anche l'entità concreta della perdita economica ha un peso nella valutazione.

 

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Come controllare il cedolino

Per comprendere perché si è ricevuto meno in busta paga, è consigliabile controllare il cedolino e confrontarlo con quello del mese precedente. In questo modo si potrà vedere quale voce è stata tolta o ridotta e capire se quella somma è collegata stabilmente al tipo di lavoro che si svolge di solito o se viene riconosciuta solo quando si verificano particolari condizioni. Infine, è bene calcolare quanti soldi sono stati effettivamente persi “a causa” delle ferie e quanto pesa la contrazione sul compenso totale.

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Quando il taglio della busta paga è illegittimo

Nel caso del lavoratore che ha fatto ricorso in Cassazione, la decurtazione complessiva era stata del 3,37% sul trattamento economico abituale. Sia la Corte d’Appello che la Cassazione hanno ritenuto la perdita troppo contenuta per scoraggiare il lavoratore dal prendere ferie e quindi il taglio è stato considerato assolutamente legittimo. In realtà, però, non c’è una percentuale che rende la riduzione automaticamente illegittima. Il criterio principale è che bisogna considerare quanto la somma in meno incide sulla retribuzione e quale effetto produce la sua mancata corresponsione durante le ferie.

Il caso in Cassazione

Nel caso specifico del dipendente che ha fatto ricorso in Cassazione, l’ordinanza ha riguardato un macchinista del settore ferroviario che si è trovato meno soldi in busta paga dopo le ferie. Le voci escluse dalla paga feriale erano l’indennità di assenza dalla residenza e la parte variabile dell’indennità di utilizzazione professionale e l’incidenza di quelle voci sulla retribuzione annua lorda era del 3,37%, misura giudicata priva di effetto deterrente. In sintesi i giudici non hanno riscontrato il cosiddetto “effetto dissuasivo” che avrebbe potuto disincentivare il lavoratore dal prendere ferie. 

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Quali voci retributive spettano sempre durante le ferie

Anche se si è in ferie, nella busta paga devono spettare sempre le indennità legate in modo stabile e continuativo alle mansioni e allo status professionale del lavoratore. La Corte, in materia di buoni pasto e indennità durante le ferie, ha confermato che le componenti ordinarie della busta paga seguono il lavoratore anche nel periodo di riposo. Lo stesso criterio si applica alle giornate che i contratti collettivi equiparano alle ferie, come i permessi per le festività soppresse, dove la retribuzione segue il regime del riposo annuale.

 

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