Guerra in Ucraina e crisi economica, ecco come incidono sulla vita dei cittadini russi

Economia
©Ansa

Introduzione

Quattro anni e mezzo di conflitto e i continui raid ucraini a infrastrutture logistiche ed energetiche stanno avendo ricadute concrete nella vita di tutti i giorni dei cittadini russi. A partire dai carburanti razionati che causano lunghe code ai distributori, fino alle piccole e medie aziende che devono gran parte del loro fatturato ai colossi dell’e-commerce russo i cui hub sono stati pesantemente danneggiati dagli attacchi di Kiev.

Quello che devi sapere

Esportazioni di carburante vietate e razionamenti

Gli attacchi ucraini alle raffinerie hanno già costretto da tempo il governo russo a vietare le esportazioni di benzina e diesel, mentre in molte regioni è stato introdotto un regime di razionamento delle vendite che ha causato lunghe code di automobilisti ai distributori. Alcuni di loro, nei giorni scorsi, hanno riferito all'Ansa di avere dovuto aspettare fino a un'ora per poter fare il pieno.

 

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I raid ucraini costringono la Russia a importare la benzina

Ora la Russia, secondo produttore mondiale di petrolio, è anche costretta a importare carburanti da altri Paesi per cercare di far fronte alla carenza sul mercato interno. "Le importazioni sono già cominciate, e sono state adottate le necessarie regolamentazioni per permettere produzioni aggiuntive di carburanti di standard inferiori, cioè Euro 2, Euro 3 e Euro 4", ha ammesso la settimana scorsa il vice primo ministro Alexander Novak, responsabile per il settore energetico, in un'intervista alla televisione di Stato ripresa dall'agenzia Tass. Il vice premier non ha detto da quali Paesi vengano effettuate le importazioni, ma diversi media ipotizzano che si possa trattare dell'India e del Kazakhstan, oltre che della Bielorussia.

 

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I dati sulla carenza di carburanti

Secondo quanto riporta Il Corriere della Sera, su un’app che mostra in tempo reale la disponibilità di benzina nei distributori lo scorso 16 agosto solo il 28%  delle stazioni di servizio in tutto il Paese aveva carburante. Inoltre, Bloomberg riporta che nella prima metà di agosto i raid ucraini hanno colpito nove aziende del settore, corrispondenti a circa 145 milioni di tonnellate di materie prime all’anno.

 

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Come si è arrivati qui?

"Ad aprile, il deficit fiscale della Russia era salito a 5.800 miliardi di rubli, il doppio rispetto al livello registrato nello stesso periodo del 2025 e già superiore al deficit di 3.800 miliardi di rubli previsto per l'intero anno. La causa principale, oltre a un aumento del 16% delle spese militari, è il calo delle entrate energetiche. La chiusura dello Stretto di Hormuz quest'anno ha creato alcune opportunità per la Russia di vendere il proprio petrolio a prezzi più elevati, ma questi guadagni sono stati compensati dalla diminuzione dei volumi di esportazione", spiega un approfondimento del think tank statunitense Atlantic Council. Inoltre, viene spiegato, "all'inizio del 2026, i continui attacchi dei droni ucraini hanno messo fuori uso dal 30 al 45% della capacità di raffinazione russa, causando carenze di carburante a livello nazionale e riducendo i carichi di prodotti petroliferi trasportati via mare. Anche le sanzioni occidentali si sono inasprite, con un tetto massimo al prezzo del petrolio più basso imposto dall'Unione Europea e nuove misure contro chi agevola la flotta ombra. Di conseguenza, le entrate russe derivanti dal petrolio e dal gas, da gennaio a giugno, sono crollate al 64% rispetto a due anni prima".

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Gli attacchi a Wildberries e Ozon

A incidere sulla vita di tutti i giorni dei cittadini sono anche gli attacchi ucraini ai magazzini e centri logistici di Wildberries, società leader del commercio online russo alla quale un grandissimo numero di piccole e medie aziende devono gran parte del loro fatturato. L'obiettivo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky è chiaro: mettere in ginocchio il settore logistico mentre continua a martellare quello energetico, provocando gravi disagi all'economia e alla popolazione russa. Wildberries, sostengono gli ucraini, rappresenta sia una fonte di approvvigionamento di materiale militare sia una grande fonte di denaro per la Russia. Secondo Zelensky vale "solo in perdite dirette in Russia circa un trilione di rubli (12,5 miliardi di dollari)" ma "se si considerano i debiti di questa azienda, le perdite associate di altre aziende e persone, la necessità di ristrutturare i processi e ricostruire Wildberries, allora si arriva a 3 trilioni di rubli". Dal 22 agosto l’Ucraina ha preso di mira anche Ozon, gigante dell'e-commerce russo secondo solo a Wildberries. Il primo a essere colpito è stato un hub nella regione russa di Samara, seguito siti di Krasnodar, Adygeysk, Nevinnomyssk e Makhachkala.

Cosa dice Vladimir Putin?

Qualche giorno fa, durante una riunione del Consiglio per lo sviluppo strategico e i progetti nazionali, il presidente russo Valdimir Putin ha esordito valutando come "modesta ma positiva" la crescita dell'economia nazionale, con un aumento stimato del Pil "dell'1%". E ammettendo che su di essa pesano una serie di fattori, tra i quali "la pressione esterna e gli attacchi terroristici su siti industriali e infrastrutture". Ovvero i raid dei droni ucraini. "Naturalmente non ci sono conseguenze critiche da questi attacchi, non ci sono stati e non ci possono essere - ha assicurato il leader russo - Ma certamente ci danneggiano, questo è ovvio". Poi, in merito alla Wildberries, ha affermato che, "nonostante i recenti attacchi terroristici", le infrastrutture commerciali "operano efficacemente e rimangono resilienti". Ma "le strutture della logistica e dei magazzini, naturalmente, devono essere ripristinate, anche con la partecipazione dello Stato". Inoltre, ha voluto sottolineare il capo del Cremlino, sebbene questi attacchi abbiano "provocato danni economici e perdite", l'Ucraina "non ha ottenuto alcun vantaggio" e "le azioni del nemico non hanno avuto alcun effetto sulla situazione al fronte".

 

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Zelensky: "Pronti a tregua su energia e agricoltura, Mosca non vuole"

Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, citato da Ukrinform, l’Ucraina è pronta a negoziare con la Russia per fermare gli attacchi alle infrastrutture energetiche e agricole, ma Mosca al momento non sembra disposta a raggiungere tali accordi. "I russi hanno dato inizio a questa escalation perché volevano davvero bloccare la nostra capacità di difenderci. Noi stiamo rispondendo e, in particolare, stiamo attaccando la loro flotta ombra, gli impianti petroliferi, Novorossiysk, ecc. Non sono riusciti a trovare la chiave per fermarci. Hanno persino cercato di trovare chiavi politiche, usando alcuni leader politici per influenzarci, ma hanno fallito. E poi hanno iniziato ad attaccare il nostro corridoio del grano. E noi, ovviamente, abbiamo iniziato a rispondere di nuovo. E sembra che abbiano un obiettivo: non attaccheranno il nostro corridoio del grano a meno che noi non attacchiamo il loro settore energetico", ha detto Zelensky. L'Ucraina, ha aggiunto, è pronta a discutere accordi separati sulla cessazione degli attacchi: "Se si tratta di cessate il fuoco e di energia, allora parliamone. Noi non attaccheremo la vostra benzina, il vostro diesel, ma voi non potete attaccare la nostra elettricità. Se siete pronti a parlare allo stesso livello, allora parliamone. Se si tratta del settore agricolo, allora parliamone; se si tratta di energia, allora parliamone. Se si tratta di un cessate il fuoco completo, allora parliamone. Siamo veramente pronti a negoziare con loro un cessate il fuoco per quanto riguarda l'energia e il settore agricolo".

 

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