Shrinkflation, dal 15 luglio scattano le nuove norme: quali sono

Economia
©Ansa

Introduzione

Shrinkflation è un termine che deriva dall'unione di due parole inglesi: il verbo "to shrink", che significa restringere; e “inflation" ovvero inflazione (crescita generale dei prezzi). Il fenomeno consiste nella tendenza dei produttori a ridurre la quantità di prodotto all'interno delle confezioni, mantenendo però il prezzo sostanzialmente invariato. In altri casi, invece, il prezzo della confezione subisce, seppur in misura limitata, un aumento a fronte della riduzione del suo contenuto. È uno stratagemma che viene utilizzato per aumentare i prezzi in maniera poco trasparente, senza che un consumatore se ne accorga. Per contrastare questa pratica, dal 15 luglio entrano in vigore nuove norme in Italia. 

Quello che devi sapere

L’annuncio del Codacons

Il Codacons ha annunciato l’ingresso delle nuove regole ricordando che l’Unione europea ha tempo fino al 15 luglio per contestare le misure proposte dal governo. Il 15 aprile, il ministero delle Imprese e del Mady in Italy ha infatti notificato alla Commissione europea il progetto di decreto legislativo "Misure di contrasto alle prassi commerciali di riporzionamento dei prodotti preconfezionati", una procedura che prevede tre mesi di tempo per eventuali rilievi da parte dell’Ue, in assenza dei quali il decreto, come spiega l’associazione dei consumatori, si intende approvato.

 

Per approfondire: Frutta e verdura di stagione, la spesa di luglio

Scomparso l’obbligo in etichetta

L’associazione dei consumatori ha denunciato che le nuove regole appaiono annacquate e poco incisive. In particolare il Codacons fa notare che, in base al decreto del Mimit, scompare l’obbligo per i produttori di indicare in etichetta la dicitura “Questa confezione contiene un prodotto inferiore di X (unità di misura) rispetto alla precedente quantità”, sostituito con un sistema di comunicazione lungo la filiera commerciale che coinvolge distributori e rivenditori sia fisici sia online.

 

Per approfondire: Carta dedicata a te, ecco il decreto attuativo per il 2026 e 2027: beneficiari e requisiti

pubblicità

Come comunicare la riduzione di prodotto

In caso di riduzione della quantità nominale di un prodotto, i soggetti della filiera (produttori, distributori) dovranno trasmettere ai venditori una comunicazione standardizzata contenente le informazioni sulla variazione, e la percentuale di aumento del prezzo riconducibile alla riduzione del contenuto, informazioni che andranno rese disponibili ai consumatori nei punti vendita o sui canali digitali.

 

Per approfondire: Bolletta gas, impennata prezzo +11,2%: spesa media in Italia salita di 633 euro in 6 anni

Quanto dura l’obbligo informativo

L’obbligo informativo, inoltre, avrà una durata inferiore passando dai 6 mesi inizialmente previsti dal governo agli attuali tre mesi, da valere a partire dalla data di immissione in commercio del prodotto nella nuova formulazione o quantità ridotta. L’assocazione dei consumatori segnala che sono poi esclusi dall’applicazione i casi in cui la riduzione quantitativa sia accompagnata da modifiche della formulazione del prodotto che ne migliorino la resa o l’efficacia d’uso, mantenendo invariato il valore complessivo per il consumatore.

pubblicità

Quali sono i beni più colpiti dalla shrinkflation

Il Codacons ha evidenziato che la shrinkflation riguarda un mercato, quello dei beni di largo consumo, che vale in Italia 120 miliardi di euro annui, e porta ad aumenti occulti dei prezzi in media tra il +10% e il +18%, con punte in alcuni casi del +40%.

 

Tra i beni più colpiti dal fenomeno ci sono gli alimentari, con in testa cereali, yogurt, gelati, snack, biscotti, fette biscottate, salse pronte, formaggi confezionati, bibite, ma anche prodotti per la casa (detersivi, carta igienica) o per la cura del corpo (bagnoschiuma, shampoo, dentifricio, ecc.).

 

L’impatto reale sui conti dei consumatori non è noto, poiché il fenomeno non è rilevato in modo specifico dall’Istat attraverso il monitoraggio dell’inflazione, ma ipotizzando un effetto anche minimo del +0,1% annuo sui prezzi dell’intero paniere dei beni di largo consumo, il conto a carico delle famiglie negli ultimi 15 anni ammonterebbe, secondo l’associazione dei consumatori, a 1,8 miliardi di euro.

Il rischio alternativo della skimpflation

Sempre il Codacons ha denunciato che sui consumatori incombe un rischio alternativo, ovvero la “skimpflation”. Si tratta della pratica di produttori e operatori di abbattere i costi riducendo la qualità delle materie prime che compongono i prodotti finiti o tagliando i servizi offerti agli utenti, senza ridurre prezzi e tariffe al pubblico. Così il burro o l'olio d'oliva vengono sostituiti con i meno costosi olio di palma o margarina, le uova fresche vengono rimpiazzate da tuorli e albumi in polvere. 

pubblicità

L’obiettivo delle nuove regole

L’obiettivo delle norme sulla shrinkflation è rafforzare la trasparenza del mercato e consentire ai cittadini di valutare con maggiore consapevolezza il reale rapporto tra quantità e prezzo dei prodotti acquistati. Secondo il Codacons, però, questo insieme di misure non sarebbe abbastanza chiaro. Nel 2024 col Ddl concorrenza il governo era intervenuto contro la shrinkflation modificando il Codice del consumo italiano con l’introduzione dell’articolo 15-bis, che aveva previsto un obbligo temporaneo di indicazione in etichetta della riduzione quantitativa dei prodotti, in modo da informare correttamente i consumatori che acquistavano il prodotto “rimpicciolito”. Tuttavia nel marzo 2025 l’Ue aveva avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per aver violato la direttiva sulla trasparenza del mercato unico, costringendo il governo a fare un passo indietro modificando tutto l’impianto della normativa attraverso il nuovo decreto legislativo che, senza intervento dell’Ue, avrà il via libera dal 15 luglio.

 

Per approfondire: Tutte le ultime notizie sulla spesa

pubblicità