Per l'imprenditore di Alba l'intelligenza artificiale "deve essere confinata al potenziamento della prestazione, non alla sostituzione dell’umano", dichiara in un'intervista al Corrriere della Sera
Giovanni Ferrero è un imprenditore italiano. Dopo la morte del fratello Pietro, dal 2011 diventa presidente di Ferrero multinazionale italiana con sede ad Alba, specializzata in prodotti dolciari. La sua ricchezza è valutata dalla rivista Forbes in circa 41,4 miliardi di dollari, rendendolo uno degli uomini più ricchi d'Italia. In un’intervista al Corriere della Sera parla del futuro della sua azienda. “Cresceremo con disciplina, ma senza tradire ciò che siamo. La continuità non è conservazione, stasi; è la capacità di restare riconoscibili nei cambiamenti”. Ferrero mette l’uomo al primo posto. L’intelligenza artificiale “deve essere confinata al potenziamento della prestazione, non alla sostituzione dell’umano”.
“Nessun posto di lavoro verrà sostituito dall’intelligenza artificiale”
Sull’intelligenza artificiale Ferrero afferma al Corriere della Sera : “Gli studi indicano che l’AI sui lavori ripetitivi white collars solo negli Stati Uniti potrà rimpiazzare metà dei posti di lavoro nei prossimi cinque anni. Le big tech (open AI, Meta, Google) hanno investito trecento miliardi quest’anno per accelerare l’AI. Per me, deve essere confinata al potenziamento della prestazione, non alla sostituzione dell’umano”. A proposito della sua azienda afferma: “Abbiamo affidato l’uso dell’AI a comitati etici. Nessun posto di lavoro verrà sostituito dall’intelligenza artificiale. La useremo, ma solo per potenziare la produttività; non per sostituire l’uomo. A tutto campo e in tutte le funzioni aziendali”.
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“ L’AI sarà usata in una logica di potenziamento, non in una logica sostituiva. Ma è una nostra scelta; le regole mancano. Le autorità di governo devono legiferare su questo; altrimenti presto sarà troppo tardi. In America si è gonfiata una bolla speculativa che vale il 2, 3 per cento del Pil, e ora sono tutti contenti, perché oggi si vince tutti; ma domani si rischia una crisi sociale gravissima”. In prospettiva Ferrero confessa al Corriere della Sera: “Sono preoccupato, ma non rassegnato, anche se la Carta di Parigi non è stata rispettata. Si può fare ancora molto, a fronte di una sfida in cui non si ha il lusso dell’essere disfattisti”.