Scorte di gas, l'Italia accelera: sfiorato il 50%, è record Ue. La situazione
EconomiaIntroduzione
Il nostro Paese ha riempito quasi il 50% delle scorte di gas per il prossimo inverno, contro il 32,7% dell'Unione europea e il 25,7% della Germania. "La guerra ha significative conseguenze, ma noi siamo in condizioni migliori di altri Paesi, siamo diventati hub di transito del gas naturale", aveva rassicurato il ministro delle Imprese Adolfo Urso. Intanto Snam annuncia la chiusura delle aste per raggiungere l'obiettivo fissato del 90% di stoccaggi entro il 31 ottobre.
Quello che devi sapere
Spia verde per l'Italia
Dati, quelli sulle scorte di gas, che arrivano a un mese esatto dall'avvio degli stoccaggi e con il prezzo sui massimi dallo scorso 14 aprile. Roma è prima con 101,6 TWh e la spia verde di Gas Infrastructure Europe (Gie), insieme a Portogallo (91,2% a 3,25 TWh), Spagna (63,85% a 22,87 TWh) e Polonia (43,7% a 16,1 TWh), che però dispongono di capacità nettamente inferiori. L'unico Paese con potenziale superiore all'Italia è la Germania, che è in "arancione" con soli 63,7 TWh immagazzinati (ma è al 25,7%). In arancione anche l'Ue, con una dotazione di 370,7 TWh.
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Gli stoccaggi rispetto a un anno fa
L'Italia è il solo Paese europeo con stoccaggi superiori a un anno fa, quando i depositi nazionali disponevano di 96,7 TWh, contro gli attuali 101,6. All'inizio del mese di maggio del 2025 l'Ue disponeva complessivamente di 446,37 TWh, contro gli attuali 370,7 e la Germania era oltre 81 TWh, contro gli attuali 63,7. Per far fronte alla volatilità delle quotazioni, che hanno chiuso la settimana ad Amsterdam a 45,76 euro al MWh, il massimo dallo scorso 14 aprile, l'Arera ha introdotto per quest'anno il "premio di giacenza".
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Cos'è il "premio di giacenza"
Il "premio di giacenza" è un meccanismo ideato per incentivare le iniezioni di gas anche in una fase di prezzi fuori controllo come quella attuale. Il beneficio viene determinato, secondo l'Agenzia, "sulla base della differenza tra una stima degli oneri finanziari connessi all'immobilizzazione di gas e il differenziale tra la quotazione del prodotto consegnata nel periodo invernale e quella del prodotto con consegna nel periodo di iniezione, calcolato al momento della procedura di conferimento". In pratica, chi immagazzina gas anche quando i prezzi sono elevati riceve una compensazione per il rischio sostenuto, assicurando così che le operazioni di riempimento proseguano senza interruzioni, a prescindere dalle fluttuazioni del mercato.
Le rassicurazioni del ministro Urso
"Siamo consapevoli che la guerra in corso ha significative conseguenze sul prezzo dell'energia e potrebbe averne anche sulle forniture, questo dipende dalla durata del conflitto. L'Italia è in condizioni migliori di altri Paesi, in una condizione ben diversa rispetto al passato, siamo diventati hub di transito del gas naturale e anche gli stoccaggi si attestano su livelli elevati superiori al 50%, il più alto in Ue", aveva già rassicurato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso nel corso di un question time alla Camera sulla situazione degli approvvigionamenti energetici in relazione al conflitto in Iran. "Abbiamo lavorato con determinazione alla diversificazione delle fonti da altri Paesi, diventando così hub di transito del gas naturale, in particolare dal Nord Africa, Azerbaijan e Stati Uniti tramite Gnl", ha aggiunto.
Obiettivo 90% entro il 31 ottobre
Lo scorso 23 aprile Snam - primo operatore europeo nel trasporto del gas naturale con una rete, in Italia e all'estero, di circa 38.000 km - ha annunciato la chiusura delle aste per raggiungere l'obiettivo fissato del 90% di stoccaggi entro il 31 ottobre, ultimo giorno della stagione degli stoccaggi. Per le scorte di gas "non abbiamo più un problema quantitativo per l'inverno 2026-2027. Avendo cominciato l'Italia ad immettere e a contrattualizzare le scorte per il prossimo anno da un livello già alto, possiamo dire che siamo oltre il 90%, e quindi c'è la garanzia della quantità. Per noi il gas non è un problema", aveva affermato il ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin.
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Il problema degli impianti
Più in generale, per quanto attiene alle forniture di petrolio e gas dallo Stretto di Hormuz, se anche la circolazione si sbloccasse domani "ci vorrebbe qualche mese" per un ritorno verso la normalità visto che "innanzitutto ci sono migliaia di navi ferme all'interno del Golfo. E migliaia di navi all'esterno che devono entrare nel Golfo Persico", aveva spiegato il ministro Pichetto Fratin. "Naturalmente poi c'è un problema che riguarda gli impianti, non conosciamo bene qual è la situazione degli impianti: può darsi che ci vogliano anche tanti mesi prima di arrivare alla normalità a causa dei danni causati dai bombardamenti. È un problema che riguarda in modo particolare l'Asia", ha specificato il titolare all'Ambiente.
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