Bonus gite scolastiche, vale anche per il 2026: i requisiti, le novità e cosa sapere

Economia
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Introduzione

Il bonus gite scolastiche è un’agevolazione pensata dal ministero dell’Istruzione e del Merito per sostenere economicamente la partecipazione degli studenti a viaggi di istruzione e uscite didattiche. Il nome ufficiale è Welfare gite. Le risorse già stanziate dal ministero possono essere utilizzate anche nell’anno scolastico 2025/2026. Ecco cosa c’è da sapere.

Quello che devi sapere

Il bonus gite scolastiche

Il bonus gite scolastiche è una misura, destinate alle famiglie con Isee basso, pensata per agevolare le studentesse e gli studenti delle scuole statali secondarie di secondo grado e sostenerli economicamente in vista di viaggi di istruzione e visite didattiche.

 

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Il Welfare gite

Non si tratta di una nuova agevolazione. I fondi del cosiddetto Welfare gite, infatti, erano stati stanziati dal ministero dell’Istruzione e del Merito per l'anno scolastico 2023/2024: la cifra era di 50 milioni di euro, destinati “ad agevolare le studentesse e gli studenti delle scuole statali secondarie di secondo grado provenienti da famiglie con Isee fino a 15.000 euro”. 

 

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L’agevolazione

La misura era rivolta “alle istituzioni scolastiche ed educative statali secondarie di secondo grado”, quindi alle scuole superiori, e le risorse sono state ripartite tra gli istituti. In presenza dei requisiti, ha spiegato il ministero, “l’agevolazione è stata riconosciuta automaticamente nella misura massima di 150 euro per ogni studente e studentessa fino ad esaurimento delle risorse assegnate all’istituzione scolastica frequentata”. “La misura ha sostenuto le studentesse e gli studenti nella partecipazione alle visite didattiche e ai viaggi di istruzione, esperienze formative che sono parte integrante del percorso scolastico e favoriscono la socialità e la crescita culturale”, ha aggiunto il ministero.

 

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Le risorse

Tuttavia, alcune risorse sono rimaste inutilizzate. Così, nei mesi scorsi, il ministero è intervenuto per fornire dei chiarimenti sull’impiego di questi soldi. La nota, ha spiegato il ministero, è arrivata dopo le “numerose richieste sulla possibilità di utilizzare le risorse finanziarie assegnate” nel 2023 “e rimaste anche soltanto in parte giacenti nel bilancio delle istituzioni scolastiche interessate”. Le indicazioni, quindi, sono rivolte alle scuole che hanno ottenuto quei fondi e che ora hanno delle risorse residue.

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Il 2026

Nel comunicato arrivato alla fine del 2025, dunque, il ministero ha chiarito una volta per tutte che i soldi residui possono essere utilizzati anche nel 2026 per sostenere economicamente la partecipazione di studentesse e studenti a viaggi di istruzione e uscite didattiche. Una precisazione necessaria, senza la quale i fondi residui rischiavano di tornare dalle scuole allo Stato.

Il chiarimento

Come ha spiegato il ministero, infatti, una norma stabilisce che “le somme trasferite alle scuole statali per la realizzazione di progetti a carattere nazionale e regionale in materia di formazione e sviluppo dell'autonomia scolastica, rimaste inutilizzate per tre esercizi finanziari consecutivi, vengono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate ad apposito capitolo del bilancio del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca”. Tuttavia, con il suo intervento il ministero ha precisato: “Si comunica alle istituzioni scolastiche in indirizzo la possibilità di utilizzare per un ulteriore esercizio finanziario le somme rimaste non impiegate, rispettando l’originario vincolo di destinazione”.

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La restituzione

Le risorse non ancora utilizzate, quindi, possono essere impiegate anche nel corso dell’anno scolastico 2025/2026, nel rispetto del vincolo di destinazione. “A conclusione dell’anno scolastico corrente sarà cura dell’istituzione scolastica compilare il consueto monitoraggio, che verrà appositamente attivato, e restituire le eventuali risorse non spese”, ha precisato ancora il ministero. Senza ulteriori interventi, quindi, alla fine di questo anno scolastico le eventuali somme non impiegate andranno restituite.

La novità

Nel comunicato del ministero, poi, c’è un’altra importante precisazione: “Giova ricordare che i criteri per l’impiego di tali somme devono essere deliberati dal Consiglio di Istituto e che, pertanto, le istituzioni scolastiche potranno autonomamente riconoscere il contributo agli studenti sulla base dei criteri e delle procedure eventualmente decise dal suddetto Organo Collegiale”. In altre parole, non è più il ministero a decidere i criteri per accedere al contributo ma è ogni singolo istituto a decidere.

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La platea

Questo cosa vuol dire? Che se il ministero aveva fissato la soglia Isee a 15mila euro, già innalzata dopo un primo limite fissato a 5mila ma giudicato troppo stringente, ora sono i singoli istituti a poter decidere se e quanto allargare la platea. I criteri e i requisiti che permettono di ricevere il contributo, in altre parole, possono essere diversi da scuola a scuola perché decisi dal Consiglio d'istituto. Resta fermo l’importo del bonus: massimo 150 euro a studente. E l’obiettivo dell’agevolazione: sostenere i giovani che provengono da famiglie svantaggiate.

Le domande

Per capire se si può ottenere il bonus, che consiste in un rimborso o in uno sconto sul pagamento, bisogna consultare la circolare emessa dal proprio istituto con i dettagli della procedura e verificare se si rientra nei requisiti. Le domande, poi, non devono più essere inviate sulla piattaforma unica che era stata predisposta dal ministero, ma sono gestite dalle segreterie delle singole scuole. Anche le scadenze non sono più le stesse in tutta Italia: ogni istituto può dettare tempi diversi.

 

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