Tari 2026, novità in arrivo: ecco come cambiano tempistiche e sistema di calcolo
EconomiaIntroduzione
Quest’anno sono diverse le novità che entreranno in vigore riguardanti la Tari, la tassa destinata a finanziare il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani. Cambiano infatti sia i termini per l’approvazione delle tariffe da parte dei Comuni sia alcuni criteri utilizzati per determinare l’importo dovuto dai contribuenti. Ecco tutto quello che c’è da sapere.
Quello che devi sapere
Le tempistiche
Le amministrazioni locali, da quest’anno, avranno tempo fino al 31 luglio per approvare regolamenti e tariffe relative alla Tari. Il termine precedente era fissato al 30 aprile, ma la modifica non rappresenta un semplice rinvio occasionale: si tratta di una nuova scadenza stabile destinata ad applicarsi anche negli anni successivi. Questo slittamento potrebbe comportare l’invio più tardivo degli avvisi di pagamento e, in diversi casi, l’emissione di acconti iniziali basati ancora sulle aliquote dell’anno precedente, con eventuali conguagli più elevati da corrispondere nella parte finale dell’anno.
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Quando si paga
Le date per il versamento della Tari non sono identiche in tutta Italia, poiché ogni Comune mantiene autonomia nella definizione del calendario dei pagamenti. L’unico vincolo imposto dalla normativa nazionale è che il tributo venga comunque saldato integralmente entro la fine dell’anno di riferimento. Generalmente il pagamento viene suddiviso in almeno due rate, ma molti enti locali scelgono di prevederne tre o quattro per distribuire meglio l’importo durante l’anno. Rimane inoltre la facoltà per il contribuente di versare l’intera somma in un’unica soluzione entro la prima scadenza utile. Nella maggior parte dei territori il primo appuntamento con il pagamento cade tra primavera ed estate, mentre il saldo viene normalmente richiesto negli ultimi mesi dell’anno.
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Rate minime previste
Pur lasciando libertà organizzativa ai Comuni, la legge stabilisce alcune regole base da rispettare. In particolare:
- deve essere sempre consentito il pagamento rateizzato;
- devono essere previste almeno due scadenze annuali;
- l’ultima rata deve cadere dopo il 30 novembre oppure successivamente alla pubblicazione delle nuove tariffe.
Nuovo sistema di calcolo
Tra le principali novità introdotte nel 2026 figura anche l’aggiornamento del metodo utilizzato per determinare la tariffa. Debutta infatti il nuovo schema tariffario MTR-3, predisposto da Arera, che ridefinisce i parametri validi per il periodo 2026-2029. L’obiettivo del nuovo meccanismo è quello di rendere il tributo maggiormente aderente ai costi effettivi sostenuti dai Comuni per la gestione del servizio, migliorando trasparenza e precisione nella quantificazione delle somme richieste ai cittadini.
Il fabbisogno standard
Elemento centrale del nuovo modello di calcolo è il cosiddetto fabbisogno standard, ossia il parametro utilizzato per stabilire quanto debba costare complessivamente il servizio rifiuti. Per individuarlo vengono considerati principalmente due fattori:
- il costo medio necessario per trattare una tonnellata di rifiuti;
- la quantità complessiva di rifiuti prodotta e da gestire sul territorio.
Dalla moltiplicazione di questi due dati emerge il costo teorico del servizio, sulla base del quale i Comuni costruiscono poi le tariffe da applicare.
Cos’è la TARI
La TARI è il tributo comunale destinato a coprire i costi del servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti urbani. È dovuta da chi utilizza o detiene locali e aree potenzialmente idonei a produrre rifiuti, indipendentemente dalla quantità effettivamente generata: ciò che conta è la possibilità di produrli occupando l’immobile. In linea generale paga l’utilizzatore dell’immobile, ad esempio l’inquilino, e non necessariamente il proprietario. L’importo viene determinato sulla base di due componenti: una quota fissa, legata alle caratteristiche dell’immobile (come superficie e destinazione d’uso), e una quota variabile, collegata al numero dei componenti del nucleo familiare. Sono esclusi dal pagamento alcuni spazi che non producono rifiuti in modo autonomo, come parti comuni condominiali non utilizzate in via esclusiva, cantine, balconi, terrazze o locali oggettivamente inutilizzabili e non suscettibili di generare rifiuti.
Il bonus sociale
Molte famiglie potranno usufruire anche del bonus sociale per i rifiuti: nato nel 2019, quando fu introdotto dall’articolo 57-bis del Decreto-legge n. 124, divenne realtà solo con il DPCM 24/2025, che ha reso finalmente operativa la riduzione. Nel dettaglio, si tratta di un taglio pari al 25% dell’importo dovuto per la tassa sui rifiuti. Una riduzione significativa, soprattutto per i nuclei familiari con risorse limitate. La platea dei beneficiari coincide con quella già destinataria dei bonus sociali per energia elettrica e gas: il sistema segue infatti lo stesso schema utilizzato per le altre utenze domestiche agevolate. L’elemento determinante per accedere al beneficio è l’ISEE. Sono previste due soglie:
- per le famiglie con fino a tre figli fiscalmente a carico, l’indicatore non deve superare 9.796 euro;
- per i nuclei con almeno quattro figli a carico, il limite sale a 20 mila euro.
L’applicazione dello sconto avviene in modo automatico sull’utenza domestica intestata a uno dei componenti del nucleo indicato nell’ISEE. Non è necessario inoltrare una richiesta specifica: basta aver trasmesso la Dichiarazione Sostitutiva Unica. Sarà poi l’INPS a trasmettere le informazioni utili ai gestori del servizio rifiuti, consentendo l’attribuzione dell’agevolazione senza ulteriori adempimenti.
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