Dichiarazione dei redditi, come correggere errori e omissioni nei modelli già inviati

Economia
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Introduzione

Con l’avvicinarsi della nuova campagna fiscale, durante la quale i contribuenti saranno chiamati a presentare i modelli 730 e Redditi relativi ai compensi percepiti nel 2025, torna d’attualità anche il tema delle correzioni alle dichiarazioni trasmesse negli anni precedenti. Chi si accorge di aver dimenticato una spesa detraibile o deducibile, oppure di aver inserito dati inesatti, ha infatti la possibilità di rimediare presentando una dichiarazione integrativa. Ecco cosa sapere.

Quello che devi sapere

Il modello Redditi integrativo

Nel caso in cui il contribuente si renda conto solo successivamente di aver commesso errori nella dichiarazione riferita al periodo d’imposta 2024, oppure di non aver indicato correttamente alcune informazioni, la procedura da seguire prevede la trasmissione di un modello Redditi integrativo. Non è infatti più possibile utilizzare altri strumenti di correzione, dal momento che sono ormai scaduti sia i termini per annullare una dichiarazione precedentemente inviata tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate, come il 730 o il Modello Redditi Persone Fisiche, sia quelli per presentare il cosiddetto modello Redditi correttivo, che doveva essere trasmesso entro il 31 ottobre 2025.

 

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Come deve essere compilata la dichiarazione integrativa

Per sanare la posizione fiscale bisogna predisporre una nuova dichiarazione completa in ogni sua parte, utilizzando il modello conforme all’anno d’imposta di riferimento. All’interno del documento dovranno essere riportati tutti i dati reddituali e gli oneri fiscali, compresi quelli non inseriti o indicati in maniera errata nella versione originaria. Chi aveva utilizzato il servizio web dell’Agenzia delle Entrate per la dichiarazione iniziale può servirsi della stessa piattaforma anche per correggere i modelli precompilati relativi agli ultimi cinque anni, ossia dal 2021 al 2025 per i periodi d’imposta compresi tra il 2020 e il 2024. In alternativa resta sempre possibile affidarsi a un Caf o a un intermediario abilitato.

 

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Il termine ultimo per le modifiche

Il contribuente che, ad esempio, ha presentato regolarmente il 730/2025 o il modello Redditi Persone fisiche 2025 può procedere all’integrazione inviando un nuovo modello Redditi Pf 2025. Va ricordato che per poter correggere una dichiarazione è necessario che quella originaria sia stata validamente presentata. Sono considerate valide, e quindi modificabili, anche le dichiarazioni tardive inviate entro 90 giorni dalla scadenza ordinaria, pur restando applicabili le eventuali sanzioni previste. La trasmissione del modello integrativo può avvenire entro due differenti termini:

  • entro il 2 novembre 2026, che coincide con la scadenza prevista per la dichiarazione relativa all’anno successivo;
  • oppure entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione è stata presentata, termine che per il periodo d’imposta 2024 cade il 31 dicembre 2030.

Perché esistono due diverse scadenze

La presenza di due termini distinti dipende dalle modalità con cui il contribuente potrà successivamente utilizzare eventuali crediti derivanti dalla correzione effettuata. A incidere è il momento in cui viene trasmessa la dichiarazione integrativa, elemento che determina regole differenti sia per l’impiego del credito sia per il trattamento sanzionatorio. L’uniformazione dei termini tra dichiarazioni integrative favorevoli e sfavorevoli al contribuente è stata introdotta dal decreto-legge n. 193 del 2016, che ha stabilito come entrambe possano essere presentate entro i termini previsti per l’attività di accertamento fiscale.

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Se la rettifica genera un credito per il contribuente

Quando dalla dichiarazione integrativa emerge una situazione più favorevole rispetto a quella inizialmente dichiarata, ad esempio per effetto di un maggior credito o di un debito inferiore, l’importo risultante potrà essere richiesto a rimborso oppure utilizzato come credito. Se la correzione viene trasmessa entro il 2 novembre 2026, e comunque prima dell’invio della dichiarazione successiva, il credito maturato potrà essere inserito nei modelli 730/2026 o Redditi/2026 e utilizzato in compensazione per il pagamento delle imposte dovute. Qualora invece la dichiarazione integrativa venga presentata dopo tale termine, il credito non sarà immediatamente spendibile, ma potrà essere impiegato solo per compensare debiti fiscali maturati a partire dall’anno successivo a quello in cui viene effettuata la correzione. Ad esempio, chi presenta nel 2028 una dichiarazione integrativa relativa al modello Redditi 2025 dovrà indicare il credito nella dichiarazione dell’anno successivo, ossia quella del 2029, e potrà sfruttarlo solo per compensare debiti sorti da quel momento in avanti.

Quando la correzione comporta più imposte da pagare

Diversa è la situazione in cui la rettifica peggiori la posizione del contribuente, facendo emergere un minor credito o un maggiore debito rispetto a quanto dichiarato inizialmente. In questi casi, contestualmente alla presentazione dell’integrativa, sarà necessario procedere al pagamento delle somme dovute. In particolare, occorrerà versare:

  • le imposte non precedentemente corrisposte;
  • gli interessi legali calcolati giorno per giorno;
  • le relative sanzioni amministrative.

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Sanzioni ridotte con il ravvedimento operoso

Per limitare il peso delle sanzioni, il contribuente può ricorrere al ravvedimento operoso, che permette di mettere in regola la propria posizione nei confronti del Fisco, andando a sanare irregolarità come appunto la dichiarazione tardiva (ma anche il versamento tardivo). È uno degli strumenti cardine del sistema tributario italiano, pensato come punto d’incontro tra le esigenze dell’Agenzia delle Entrate e quelle dei contribuenti. L’istituto è disciplinato dall’articolo 13 del decreto legislativo n. 472 del 1997 ed è stato recentemente aggiornato dal decreto legislativo n. 87 del 2024, che ha introdotto nuove disposizioni applicabili alle violazioni commesse dal 1° settembre 2024 in modo da incentivare l’adempimento volontario e favorire la correzione spontanea degli errori fiscali. 

 

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