Decreto fiscale, il Mimit convoca un tavolo con le imprese su Transizione 5.0

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Dopo la riduzione degli incentivi per cui Confindustria ha accusato il governo di scoraggiare "chi vorrebbe continuare a fare impresa in Italia", arriva la preannunciata convocazione per le associazioni nazionali d'impresa: l'appuntamento è per mercoledì 1 aprile a Palazzo Piacentini

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Tra rinvio della tassa sui pacchi, estensione dell'iperammortamento, posticipo della ritenuta d'acconto per le agenzie di viaggio - tutte misure ampiamente annunciate -, il decreto fiscale approvato dal consiglio dei ministri ha portato con sé anche una drastica riduzione degli incentivi di Transizione 5.0. Un taglio imprevisto che ha fattoo infuriare Confindustria e ha creato tensione anche all'interno del governo. Le imprese rimaste in attesa delle agevolazioni, le stesse che l'esecutivo aveva più volte assicurato, subiranno un taglio del 65% del credito d'imposta. Non solo, gli investimenti negli impianti fotovoltaici a più elevata efficienza, proprio quelli made in Italy che le aziende erano state spinte ad acquistare, non rientreranno più tra quelli agevolabili. Così il ministero delle Imprese e del Made in Italy, d'intesa con il ministero dell'Economia e delle Finanze e con il ministero per gli Affari europei Pnrr e Politiche di coesione, ha convocato per mercoledì 1 aprile, alle ore 11.00 a Palazzo Piacentini, un tavolo di confronto con le associazioni nazionali d'impresa, "dando seguito a quanto deciso dal Consiglio dei ministri nel corso dell'approvazione del Dl fiscale e conseguentemente preannunciato nel comunicato stampa di Palazzo Chigi di venerdì scorso".

Confindustria: "Scoraggiato chi vuole fare impresa in Italia"

Un taglio agli incentivi che è stato troppo per gli industriali che, in una dichiarazione affidata al vicepresidente Marco Novicelli, hanno attaccato il governo, accusandolo di minare "profondamente la fiducia delle imprese" e di scoraggiare "chi vorrebbe continuare a fare impresa in Italia". Le cosiddette aziende 'esodate' dal Piano Transizione 5.0, terminato a fine dicembre 2025, si erano infatti viste garantire nel corso dell'iter della Legge di bilancio un cospicuo stanziamento di risorse, in modo da poter finanziare i progetti regolarmente presentati nei tempi previsti. Nella Manovra i fondi sono stati trovati, ma nel decreto appena approvato sono stati inaspettatamente decurtati, in modo "molto penalizzante", dice Novicelli, seguito a ruota dal presidente Emanuele Orsini. E a dare manforte sono arrivati anche i comunicati delle Confindustrie regionali, Veneto e Piemonte in primis, e poi le piccole imprese con Confartigianato e Confapi.

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A spiegare la logica del taglio è il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, tirato direttamente in ballo dagli imprenditori. "Avevamo una traiettoria, dei programmi di un certo tipo", sottolinea, ma poi è scoppiata la guerra in Medio Oriente, "uno shock esterno paragonabile a quello della crisi in Ucraina", che costringe ora l'esecutivo "a fare delle riflessioni" su cosa fare, chi aiutare, chi incentivare.

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Lo scontro fra Giorgetti e Urso

Su quelle scelte non tutto il governo sembra però schierato dalla stessa parte. Nel Consiglio dei ministri, riferiscono fonti interne all'esecutivo, si sarebbe infatti consumato un duro scontro tra il titolare di Via XX Settembre e il collega di Via Veneto, Adolfo Urso. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy si sarebbe opposto alla riduzione degli incentivi proposta da Giorgetti, con un contrasto che avrebbe spinto Palazzo Chigi a mediare esplicitando nel comunicato post Cdm la volontà di "valutare, in sede di conversione del decreto, eventuali risorse aggiuntive".

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Decreto fiscale e Manovra

Tra Giorgetti e Urso si sarebbe così riproposta la spaccatura emersa anche nella definizione in Legge di bilancio dell'iperammortamento nella versione limitata ai beni strumentali "Made in Europe". Una restrizione fin dall'inizio mal vista dal ministero delle Imprese e abolita, su pressione del mondo imprenditoriale, proprio nel decreto fiscale appena approvato. A tre mesi dall'entrata in vigore della Manovra 2026, il provvedimento appare come una messa a punto della legge. Viene corretto l'iperammortamento e viene rinviata al primo luglio la tassa da 2 euro sui piccoli pacchi in arrivo dai Paesi extra europei. Ma viene anche riavvolto il nastro su Pex (Participation exemption) e dividendi. Sulla questione era nato un aperto conflitto con Forza Italia che aveva portato a un compromesso: la doppia soglia del 5% o di 500mila euro di valore da verificare per beneficiare della tassazione agevolata all'1,2% con la participation exemption. Misura ora totalmente cancellata.

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