Borse, Piazza Affari a -2,32%. Listini Europa in rosso, sale ancora il prezzo del petrolio
EconomiaTutti i mercati europei hanno chiuso in negativo, bruciando 420 miliardi, in una seduta su cui pesa l'escalation in Medio Oriente con gli attacchi alle raffinerie e alle infrastrutture energetiche. Gas e greggio in rialzo
Altra giornata molto negativa per le Borse. Piazza Affari ha chiuso in forte calo, con l'indice Ftse Mib che cede il 2,32% a 43.701 punti. A pesare è sempre l'escalation in Medio Oriente con gli attacchi alle raffinerie e alle infrastrutture del gas. Male anche tutti gli altri principali listini europei, che bruciano 420 miliardi. Parigi ha ceduto il 2,03% a 7.807 punti, Londra il 2,35% a 10.063 punti, Francoforte il 2,82% a 22.839 punti e Madrid il 2,35% a 16.892 punti. Al clima generale teso hanno contribuito sia il messaggio restrittivo da parte della Fed che la decisione della Bce di lasciare invariato il costo del denaro al 2%.
Il quadro a Piazza Affari
Come detto, il Ftse Mib ha chiuso a -2,32%, tra scambi fiume per oltre 4,8 miliardi di euro di controvalore, il più elevato delle ultime 4 sedute. Le vendite hanno colpito in particolare Inwit (-15,6%) dopo l'accordo fra Tim (-5,7%) e Fastweb per la gestione e la costruzione di torri telefoniche. Difficoltà anche per Prysmian (-5,39%), che sta valutando l'ampliamento dell'impianto in Texas per la produzione di cavi di rame, Stm (-4,52%) e Mediobanca (-4,03%). In forte rosso anche Bper (-3,9%), Mps (-3,77%), Unicredit (-2,94%) e Banco Bpm (-2,69%). Sotto pressione anche Ferrari (-5,41%) e Stellantis (-3,3%), così come Fincantieri (-3,88%), più cauta invece Leonardo (-1,65%). Pochi i rialzi, limitati a Eni (+3,75%), Nexi (+1,91%) e Saipem (+0,86%). Poco mosso, a 82,1 punti, lo spread tra Btp e Bund decennali tedeschi, contro gli 82 segnati in apertura e i 78,9 della chiusura precedente. In rialzo di 5 punti al 3,77% il rendimento annuo italiano, di 1,7 punti al 2,95% quello tedesco e di 3,6 punti al 3,64% quello francese.
Gas in rialzo
Ha chiuso in forte rialzo il gas naturale sulla piazza Ttf di Amsterdam: i contratti future sul mese di aprile hanno guadagnato il 13,15% a 61,85 euro al MWh.
Schizza il prezzo del petrolio
Il prezzo del gas è schizzato in avvio fino a 74 euro, poi ha ripiegato e viaggia a 63 euro al megawattora con un rialzo del 16%. Sale anche il petrolio con il brent che ha toccato un massimo a 118 dollari per poi limare a 114 dollari (+6,5%). Più contenuto il wti (+0,9%) a 97 dollari al barile.
In forte calo l'oro
Deciso calo per l'oro sui mercati. Le quotazioni spot del metallo vanno a -4%, a 4.606 dollari l'oncia, dopo aver toccato un ribasso del 7%. Fra le motivazioni alla base della debalce l'allontanamento di una prospettiva di tagli dei tassi a breve, l'eccessivo rialzo visto dalle quotazioni negli ultimi mesi (+9% da inizio anno) e la finanziarizzazione spinta che porta volatilità e ne riduce il ruolo di bene rifugio. Tra le le voci di mercato anche la vendita di attivi in oro da parte dei Paesi del Golfo.
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In calo anche l’Asia
Come in Europa, anche le Borse di Asia e Pacifico hanno chiuso in caduta, con Tokyo in testa dopo che la Boj, la Banca centrale giapponese, ha lasciato i tassi di interesse invariati segnalando la crescente incertezza sull'inflazione. Tokyo in chiusura lascia sul terreno il 3,38%. Hong Kong perde oltre il 2%, Shenzen il 2,27%, Shanghai l'1,39%, Seul il il 2,7%.
Gli analisti: “Caos Medio Oriente scatena volatilità di gas e petrolio”
Secondo lo scenario delineato dagli analisti e gestori finanziari torna la volatilità. "Questa mattina i prezzi del petrolio Brent sono saliti, proseguendo il trend positivo della seduta precedente. Dal punto di vista dei mercati finanziari, la guerra in Iran è entrata in una nuova fase in seguito agli attacchi mirati sferrati da Israele e dagli Stati Uniti contro i giacimenti di gas iraniani, ai quali Teheran ha risposto minacciando di mettere fuori uso le infrastrutture di produzione energetica della regione", afferma Ricardo Evangelista, senior analyst ActivTrades. "Questi sviluppi - aggiunge - hanno innescato una reazione dei mercati, che hanno scontato un aumento dei rischi legati a un'interruzione prolungata dell'approvvigionamento petrolifero dal Golfo Persico. La situazione è ora più preoccupante per gli operatori petroliferi perché l'interruzione dei mercati energetici globali potrebbe estendersi oltre la limitazione del traffico di petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, fino a compromettere la capacità produttiva di uno dei più importanti centri di estrazione di petrolio e gas al mondo".