Bonus edilizi 2026, quali errori rischiano di annullare le detrazioni fiscali: cosa sapere

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Con i progressi nei controlli automatizzati in grado di incrociare in tempo reale dati, fatture e bonifici, il Fisco italiano sta affinando la stretta nell'erogazione dei bonus economici per lavori edilizi. L’ultima Legge di Bilancio ha da una parte confermato, ancora per quest’anno, le detrazioni principali operando una distinzione netta tra abitazione principale e seconde case. Ecco cinque errori comuni che è possibile commettere durante l'iter burocratico e che rischiano di vanificare tutto il risparmio.

Quello che devi sapere

No al bonifico ordinario

In primo luogo, va prestata particolare attenzione alla modalità di pagamento scelta da versare all’impresa che esegue i lavori di ristrutturazione. Il bonifico ordinario, strumento comune su un ampio elenco di transazioni, non rispetta in questo caso i requisiti richiesti perché ostacola l’applicazione della ritenuta d’acconto, pari all’11% sull’importo totale, da parte della banca o di Poste italiane.

 

Per approfondire: Riforma dell’edilizia, si potranno ottenere i bonus anche in caso di abusi sanati

Scegliere il bonifico parlante

Va dunque predisposto un bonifico “parlante” disponibile sulle piattaforme di home banking. Nel documento deve essere esplicitata la causale normativa, il riferimento all’articolo 16-bis del Dpr 917/1986 per i bonus casa oppure alla legge che ha introdotto l’Ecobonus. Serve inoltre inserire il codice fiscale del soggetto beneficiario del bonus in Dichiarazione dei redditi e la partita Iva o il codice fiscale dell’impresa o del professionista che ha emesso la fattura.

 

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Come rimediare all’errore

Ipotizzando di aver confuso, nell’atto di pagamento, la tipologia di bonifico, la legge prevede due soluzioni che assicurano il diritto al riconoscimento dell’agevolazione. Una prima strada passa dalla ripetizione del bonifico previa richiesta al fornitore della restituzione della somma versata. In alternativa, l'Agenzia delle Entrate ammette la dichiarazione sostitutiva di atto notorio da parte del fornitore. Nel documento, l’impresa dichiara di aver ricevuto le somme e di averle contabilizzate correttamente.

 

Per approfondire: Superbonus, cosa è lo scudo Salva Condomini e a chi è rivolto: i requisiti

Mancata o tardiva comunicazione all’Enea

Un altro errore che può compromettere l’applicazione dei bonus edilizi riguarda il mancato invio – nei tempi corretti - della comunicazione all’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea). Entro 90 giorni dalla data di conclusione dei lavori o del collaudo va eseguito l’adempimento sul Portale Bonus Fiscali Enea. La scadenza non dipende invece dal momento del pagamento tramite bonifico.

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Come sanare il ritardo

La legge prevede, anche in questo caso, la possibilità di recuperare la detrazione oltre lo sforamento dei tempi. Al beneficiario in possesso dei requisiti spetta l’obbligo di procedere alla remissione in bonis con l’invio della comunicazione all’Enea entro il termine della prima Dichiarazione dei redditi utili. Il superamento del ritardo è subordinato al versamento di una sanzione forfettaria pari a 250 euro tramite modello F24 – codice tributo 8114.

Difformità tra progetto e realizzazione

Più complessa è la strada per “uscire dalle secche” di un errore che impatta sul progetto e la realizzazione. Informazioni comunicate al Fisco in modo errato hanno infatti vita breve perché Agenzia delle Entrate e Comuni incrociano spesso i dati. L’immobile risulta irregolare laddove la Comunicazione Inizio Lavori Asseverata (Cila) o la Segnalazione Certificata Inizio Attività (Scia) risultino differenti rispetto a quanto eseguito. 

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Asseverazione del tecnico

Per validare la conformità dei lavori è necessaria l’asseverazione dove il tecnico (geometra, architetto, ingegnere) dichiara sotto la propria responsabilità civile e penale che l’opera risulti conforme al progetto iniziale. Il documento serve inoltre a certificare che le spese sostenute sono congrue con i prezzi di mercato e che i materiali adoperati soddisfano i requisiti tecnici previsti dalla legge, soprattutto per quanto riguarda il risparmio energetico. 

Le sanzioni

Ipotizzando, per esempio, l’installazione di infissi che hanno una capacità termica inferiore a quanto previsto nel progetto iniziale, il bonus decade interamente. Non solo: una qualsiasi discrepanza emersa durante un sopralluogo di Agenzia delle Entrate - come una parete spostata non presente in planimetria - apre le porte all’applicazione di sanzioni tra il 30 e il 200% sulla spesa più interessi.

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Errata distinzione tra prima casa e altri immobili

A determinare la compromissione dei bonus sono anche errori di classificazione dell’immobile. Oltre all’esenzione dal versamento dell’Imu, l’abitazione principale è destinataria di aliquote più alte, pari al 50%, per interventi di ristrutturazione e riqualificazione energetica. Per le seconde case, invece, lo sconto previsto nel 2026 scende al 36%. Un cambio “last minute” della residenza non è sufficiente a spuntare l’aliquota più alta: Agenzia delle Entrate incrocia i dati con le utenze domestiche e se i consumi sono prossimi allo zero, la detrazione è oggetto di contestazione con possibili sanzioni amministrative fino al 120%.

Mancata conservazione della documentazione

Un ultimo errore comune sui bonus edilizi riguarda la giacenza dei documenti obbligatori che il Fisco potrebbe richiedere anche a distanza di anni. Nonostante la maggior parte delle detrazioni esaurisce i suoi effetti entro 10 quote annuali di pari importo, l’accertamento per eventuale omessa o infedele dichiarazione può spingersi nei cinque anni successivi all’ultima rata.

 

Ipotizzando, dunque, la fine della detrazione nel 2035, il Fisco può teoricamente esigere i documenti fino al 31 dicembre 2040. Vanno pertanto conservati a lungo i titoli abitativi come la Cila o la Scia, le ricevute di pagamento e le fatture di spesa. Nell’archivio devono trovare spazio i documenti tecnici come le asseverazioni, le schede tecniche dei materiali, le certificazioni energetiche e la ricevuta di invio all’Enea. Nel caso di lavori eseguiti nelle parti comuni di un condominio vanno custodite le delibere, inclusa la copia del verbale di assemblea e la tabella millesimale di ripartizione della spesa.

 

Per approfondire: Bonus ristrutturazione 2026, detrazioni fiscali condominiali: come fare richiesta

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