Milleproroghe, salta credito d’imposta per i giornali. Scontro tra editori e governo
EconomiaIntroduzione
Nessuna proroga per il credito di imposta sulla carta. Sfuma l'ipotesi che la misura veda la luce nel decreto Milleproroghe e non mancano le accuse reciproche tra filiera editoriale ed esecutivo. Le imprese del settore parlano apertamente di un sostegno insufficiente, mentre il governo rivendica di aver operato entro margini finanziari molto limitati, sostenendo di aver salvaguardato solo gli interventi ritenuti indispensabili. Ecco cosa sapere
Quello che devi sapere
Tensioni politiche e aspettative deluse
Il testo si dirige così verso il voto finale alla Camera dei deputati con diversi punti ridimensionati rispetto alle attese iniziali. Il nodo più controverso riguarda l’assenza di qualsiasi estensione dell’agevolazione sui costi della carta, misura che gli operatori consideravano essenziale per fronteggiare l’aumento delle spese produttive. L’ipotesi di prorogarla per il triennio successivo è stata eliminata durante la riformulazione degli emendamenti, lasciando in piedi soltanto il rimborso delle spese postali per la distribuzione dei prodotti editoriali tramite Poste Italiane.
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L’appello alla premier e la reazione degli editori
Nei giorni precedenti alla decisione definitiva, gli editori avevano tentato un’ultima mediazione rivolgendosi direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendo un intervento politico che consentisse di recuperare la misura. La richiesta non ha trovato accoglimento e la delusione si è tradotta in una presa di posizione molto critica da parte della Fieg. Il presidente Andrea Riffeser Monti ha parlato di un segnale di discontinuità rispetto al passato, sostenendo che il comparto non riceverebbe più un sostegno concreto nonostante il suo ruolo centrale nel garantire pluralismo e qualità dell’informazione.
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La replica
Le accuse sono state respinte dal sottosegretario Alberto Barachini, che ha definito ingiustificate le contestazioni e ha ricordato gli interventi straordinari introdotti a favore dell’ecosistema informativo nazionale, quantificati in oltre 120 milioni nell’ultimo anno. Secondo l’esecutivo, le risorse disponibili non avrebbero consentito ulteriori proroghe senza compromettere altri capitoli di spesa.
L’ipotesi di una riforma organica del settore
Dalla maggioranza arriva tuttavia l’impegno ad affrontare la questione in modo strutturale. Il presidente della Commissione Cultura Federico Mollicone ha annunciato la preparazione di una legge delega da definire insieme a Palazzo Chigi, con l’obiettivo di ripensare complessivamente strumenti, criteri e finalità degli aiuti pubblici all’editoria, superando la logica degli interventi emergenziali.
L’intervento del sindacato dei giornalisti sul destino delle risorse
Nel confronto è entrata anche la Fnsi, che ha sollecitato un rafforzamento dei finanziamenti destinati all’informazione. La segretaria Alessandra Costante ha sottolineato come il tema non sia soltanto l’ammontare dei fondi, ma soprattutto la loro destinazione, chiedendo che vengano impiegati per sostenere l’attività editoriale e l’occupazione effettiva, evitando un utilizzo prevalente per uscite anticipate dal lavoro.
Il ritorno degli incentivi all’occupazione, ma in forma ridotta
Parallelamente alla questione editoriale, il decreto reintroduce alcune misure per il lavoro che inizialmente sembravano destinate a decadere. Il bonus per l’assunzione di donne viene esteso per un altro anno, mantenendo l’esonero contributivo totale per due anni in caso di contratti stabili. Diversa la scelta per gli incentivi rivolti ai giovani e alle Zone economiche speciali, prorogati solo fino al 30 aprile 2026 e con criteri più selettivi: lo sgravio resta pieno esclusivamente quando l’assunzione determina un aumento reale dell’organico, mentre negli altri casi scende al 70%.
La linea del Ministero del Lavoro
A spiegare l’impostazione prudente è stata la ministra Marina Calderone, secondo cui le scelte rappresentano il massimo risultato possibile in base alle risorse autorizzate. L’obiettivo dichiarato è concentrare i fondi su misure mirate, evitando di estendere automaticamente agevolazioni prive di copertura stabile.
Tagli ai Caf e scontro con l’opposizione
Il testo conferma inoltre la riduzione dei finanziamenti destinati ai Centri di assistenza fiscale, decisione contestata dal Partito Democratico, che aveva proposto modifiche per ripristinare gli stanziamenti precedenti senza però ottenere il via libera delle commissioni.
Le altre disposizioni inserite durante l’esame parlamentare
Nel pacchetto di emendamenti approvati trovano spazio anche interventi eterogenei: il rinvio al 2027 dell’obbligo di coperture assicurative per determinati incarichi pubblici, una norma che tutela i Comuni sulle delibere Tari, nuovi fondi destinati all’assistenza sanitaria dei cittadini ucraini presenti in Italia e misure di mobilità straordinaria per i dirigenti scolastici. Si tratta di correttivi settoriali che ampliano il raggio d’azione del decreto oltre i temi iniziali.
Criptovalute, salta il rinvio della stretta fiscale
Non è invece passata la proposta di posticipare l’aumento dell’imposizione sui redditi derivanti da cripto-attività. Il ritiro dell’emendamento presentato dalla Lega ha fatto decadere l’ipotesi di rinviare la nuova aliquota, lasciando invariato il calendario della tassazione più elevata.
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