Introduzione
Dopo il lancio - il 5 febbraio scorso - della piattaforma annunciata dal presidente Usa Donald Trump, che agevola l'acquisto di farmaci a prezzi scontati, gli effetti si ripercuotono sull’intero settore. Cinque aziende multinazionali del Big Pharma - AstraZeneca, Eli Lilly, Emd Serono, Novo Nordisk e Pfizer – hanno siglato un accordo con l’amministrazione americana per l’applicazione di tariffe nel mercato interno secondo il principio "Most Favourable Nation" (Mfn). La possibile riduzione dei ricavi potrebbe tuttavia spingere a un incremento dei prezzi sul mercato europeo
Quello che devi sapere
Come funziona il sito e l’obiettivo
L’apertura del sito rientra nel piano messo in campo dall’amministrazione Trump per l’abbattimento sul costo dei medicinali più diffusi negli Stati Uniti facendo leva sul "merito" che il Paese porta alla ricerca medica. La piattaforma federale si propone di facilitare i pazienti nell'acquisto di prodotti a tariffe ridotte. "I prezzi caleranno in modo significativo", ha spiegato Trump aggiungendo che le compagnie si sono impegnate a compiere "maggiori investimenti" in Usa.
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I farmaci inclusi
Dall'Ozempic a Zepbound e Wegovy: i farmaci anti-obesità, particolarmente richiesti, sono passati da oltre mille dollari a soli 149 per un ciclo di terapie con sconti compresi tra il 60 e il 90%. Ma l'elenco è vario e copre medicinali per varie situazioni cliniche, dall'insulina per il diabete alle terapie per la fertilità.
Verso il vertice Ue ad Alden Biesen
Domani, 13 febbraio, i capi di Stato e di governo dell’Unione Europea si riuniranno nel castello di Alden Biesen, in Olanda, per un vertice informale sulla competitività che vedrà la partecipazione, tra gli altri, anche degli ex premier italiani Mario Draghi ed Enrico Letta. Non è escluso che tra i temi affrontati dai leader Ue ci sarà l’impatto che la nuova politica Usa sui farmaci potrà avere in Europa.
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Le differenze tra i sistemi sanitari Usa-Europa
Quali rischi corrono dunque il Vecchio Continente e l’Italia? Per Federico Spandonaro, docente dell'università degli Studi di Roma Tor Vergata, in Europa e negli Stati Uniti operano sistemi sanitari differenti e non deve sorprendere che i prezzi dei farmaci Oltreoceano siano più cari. “Le aziende farmaceutiche sono internazionali, ma la maggior parte della ricerca è americana e i soldi tornano dove il processo è iniziato. L'idea che gli americani abbiano pagato i farmaci agli europei è una lettura ingenua - spiega all’Adnkronos il presidente del Comitato scientifico di Crea Sanità -. Il sistema Usa non è universalistico, i sistemi europei garantiscono una copertura maggiore e questo vuol dire volumi maggiori di vendite”.
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Spesa farmaceutica in crescita
Dopo l’accordo Usa-Ue sui dazi al 15%, un’impennata delle tariffe sui medicinali rischia di avere ripercussioni severe sul sistema sanitario europeo, a partire dall’Italia dove lo scorso anno la spesa farmaceutica è cresciuta del 4%, il doppio rispetto a Fondo sanitario. Per Spandonaro c’è il rischio – seppur remoto - di una “schizofrenia collettiva” che giustifichi un incremento dei prezzi sui farmaci in Europa come forma di compensazione per le riduzioni annunciate negli Stati Uniti. “Credo che le aziende farmaceutiche non possano rinunciare al mercato Ue, mi sembrerebbe un suicido pensare di alzare i prezzi. Un boomerang potrebbe esserci se prevalessero logiche politiche, ma in economia conta la razionalità”, dice l’accademico.
Innovazione corre di più del Pil
Secondo il presidente del Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità, la ricerca medica negli ultimi anni ha compiuto progressi significativi e gli Stati alle prese con una bassa crescita economica sono sempre più in affanno nel sostenerla. “Gli Stati, se vogliono continuare ad avere un welfare decente, devono negoziare sui prezzi perché non credo che oggi siano in grado di pagare di più. Il problema è che c'è una certa miopia nei confronti del settore: se c'è un business che cresce è quello della salute, mentre in troppi lo considerano solo una spesa”, afferma.
Farmaci, Castellone (M5S): “Rischio effetti collaterali pesanti”
L’annuncio del sito TrumpRx agita anche la politica italiana. Dall’opposizione, la vicepresidente del Senato Mariolina Castellone, in quota Movimento Cinque Stelle, parla del rischio di effetti collaterali “pesantissimi” per il Servizio sanitario nazionale. “Il meccanismo si fonda sui prezzi praticati in Paesi come l'Italia e apre il rischio concreto che le multinazionali del farmaco, per compensare i minori profitti negli Usa, cerchino di aumentare i prezzi in Europa o, peggio, ritardino o blocchino l'immissione dei farmaci più innovativi nei mercati dove i prezzi sono regolati da strumenti di tutela pubblica come la negoziazione Aifa e il payback”, dice la senatrice pentastellata, membro della 10° Commissione di Palazzo Madama.
WSJ, lo scenario con prezzo farmaci Usa uguali a Uk
Secondo un recente approfondimento del Wall Street Journal, nell’ipotesi in cui i prezzi americani fossero vincolati a quelli del Regno Unito o della Svizzera, le case farmaceutiche potrebbero essere costrette ad aumentare i costi all’estero per bilanciare le cose.
Cosa dicono le aziende pharma
Tale ipotesi è suffragata anche da recenti dichiarazioni di esponenti delle compagnie del Big Pharma. “Penso che sia importante che le persone capiscano che i Paesi devono pagare e investire la loro giusta quota per l'innovazione che aiuta i loro cittadini”, ha affermato in un’intervista Teresa Graham, del gruppo Roche.
La posizione di AstraZeneca
Sulla stessa linea è la posizione di Aradhana Sarin, AstraZeneca. “Siamo stati sostenitori del fatto che le nazioni più ricche in Europa e nel mondo debbano pagare la loro giusta quota di innovazione, cosa che non hanno fatto. In sostanza, i prezzi negli Stati Uniti scenderanno e i prezzi al di fuori degli Stati Uniti dovranno salire”, sostiene Sarin.
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