Rider in Italia, quanto guadagnano? Otto ore in sella e 2 euro a consegna. I DATI

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

La fotografia è stata scattata dal dossier 2025 di Nidil Cgil La condizione di lavoro dei rider del food delivery, basata su circa 500 questionari raccolti in tutta Italia in quattro lingue (italiano, inglese, francese e urdu).

 

Il profilo del rider che viene tratteggiato dall’indagine è quello di un uomo, giovane e nella maggior parte dei casi migrante. Ecco tutti i dettagli.

Quello che devi sapere

L’identikit dei rider

Dall’indagine di Nidil Cgil emerge che gli uomini sono il 91,7% dei lavoratori del settore dei rider, e sono per lo più concentrati nella fascia 21-39 anni (63,4%). Ma il dato più strutturale riguarda l’origine: quasi un terzo del campione è composto da extracomunitari. Accanto a una presenza significativa dall’Africa (Marocco, Nigeria, Somalia, Tunisia, Senegal, Gambia, Mali, Camerun, Burundi) compaiono lavoratori provenienti dall’Europa orientale e dall’area mediterranea.

 

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I guadagni

E i guadagni? Il 56,3% dei rider dichiara di guadagnare tra 2 e 4 euro lordi a consegna. Dentro questa cifra c’è tutto: attese al ristorante, traffico, chilometri aggiuntivi, carburante, usura del mezzo. Se il tempo si allunga o i costi aumentano, il rischio resta interamente in capo al lavoratore. Non sorprende quindi che il 55,4% rifiuti le consegne quando il compenso è troppo basso.

 

Anche i percorsi suggeriti dalle app risultano spesso inadeguati rispetto al mezzo o al contesto urbano: questo non solo complica la vita dei rider, ma influenza anche i calcoli di distanza e tempo con ricadute sul compenso.

 

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I committenti

Emerge anche che il rider con un solo committente oggi è in minoranza: il 55% lavora per più piattaforme, passando da un’app all’altra per garantirsi una continuità di reddito. Tra gli autonomi, in particolare, dominano due piattaforme: Deliveroo (70,7%) e Glovo (67,4%).Just Eat compare in una quota più ridotta (13,9%), ma con una differenza sostanziale: utilizza contratti subordinati. Non a caso chi lavora con Just Eat spesso affianca l’attività su Glovo o Deliveroo come secondo o terzo impiego.

I rischi

Il 92,5% dei rider utilizza mezzi propri. Bici e monopattini elettrici sono diffusi (40,6%), ma una quota rilevante lavora in auto (23,4%), soprattutto fuori dai grandi centri urbani. Mentre sul resto, come percorrenze, si evince che il 66% degli intervistati percorre oltre 40 km al giorno. Il 31% sostiene oltre 200 euro al mese di costi vivi (carburante, manutenzione, telefono) e il 35,5% ha subito il furto del proprio mezzo (e il 12,3% un tentato furto).

 

Se si guarda poi alla sicurezza, il 71,3% riceve formazione solo online, spesso breve e standardizzata. La formazione in presenza riguarda solo il 16,6%.

 

I dispositivi di protezione individuale risultano assenti per il 28,2% dei rider e parziali o inadeguati negli altri casi. La dotazione si concentra su elementi generici: giubbotti (57,4%) e casco (43,7%, utile solo per bici o scooter), mentre mancano presìdi essenziali per il lavoro su strada come idratazione, protezione solare, visibilità notturna. Inoltre, la fornitura è spesso episodica e il costo viene di fatto scaricato sui lavoratori.

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Gli infortuni

Il quadro sugli infortuni è "altamente preoccupante", denuncia il Nidil Cgil: quasi quattro rider su 10 (39,8%) dichiarano di essersi infortunati almeno una volta, ma solo una minoranza ha denunciato l’episodio alle autorità competenti. Tra chi si è infortunato, meno di un lavoratore su cinque (17,6%) ha ricevuto un risarcimento, mentre oltre due terzi (67,4%) non hanno avuto alcuna forma di ristoro economico.

 

Una carenza, questa, dovuta a più fattori, come ad esempio, la sotto denuncia degli infortuni, spesso per timore di perdere l’accesso alle consegne o ai bonus algoritmici o la scarsa conoscenza dei diritti assicurativi.

 

Il sindacato ricorda che la copertura Inail per i lavoratori autonomi del food delivery è stata introdotta solo a partire dal 1 febbraio 2020, e che prima di questa data gli infortuni restavano di fatto privi di tutela obbligatoria.

"Questo non è un lavoretto"

Roberta Turi, della segreteria nazionale Nidil, ha spiegato che dal dossier 2025 emerge "ancora una volta che questo non è un lavoretto, ma è un lavoro vero e proprio per la maggior parte degli intervistati che svolge l'attività addirittura su sei o sette giorni a settimana e per un numero di ore che spesso va dalle otto alle dieci ore giornaliere. Quello che emerge sono i compensi, una media che va dai due ai quattro per ogni consegna e in quel compenso c'è tutto: c'è l'eventuale tempo di attesa, ci sono i costi che i rider sostengono, ci sono anche i costi di carburante perché molti di loro svolgono queste attività in moto o addirittura in macchina".

 

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